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Giuliano Ferrara, ben prevedendo il passaggio di Fabio Quagliarella dal Napoli alla Juve nell’estate di vent’anni dopo, ebbe a incidere un dì questa ponderata assoluzione del tradimento. Ovvero, questo franco elogio del traditore.
Quagliarella, ceduto dal Napoli all'eterna rivale Juventus
“Tradimento e tradizione hanno la stessa origine etimologica, vengono dallo stesso ceppo, esprimono varianti di uno stesso segno. Tradere, verbo latino che sta per “consegnare”. Gesù fu tradito da Giuda, che lo consegnò ai suoi giudici. Ma l’intera verità del nostro mondo giudaico-cristiano ci è stata consegnata fra mille tradimenti, e riposa (si fa per dire) nel corpo della tradizione. La morale della fedeltà, quella che prescrive non già di cercare e capire ma di vivere in obbedienza e amore a quanto è stato rivelato, a quanto si crede da generazioni, ha un senso nell’ortodossia religiosa e si innalza su un fondamento biblico.
Trasportata nella storia è puro nonsense, rassegnazione intellettuale, animalità meno che canina, diabolica perseveranza. Se scavate dentro la parola, se non vi accontentate della morale della fedeltà, vi accorgerete che il peggiore tradimento, e forse l’unico, è quello che si commette contro la propria libertà”. Insomma, tradire a differenza del senso comune è come il lavoro. Fa andare avanti. Campare la specie. Libera dal bisogno e dall’ipocrisia. Nobilita l’uomo. E non c’è dubbio alcuno che Fabio Quagliarella nobilitandosi nel calcio italiano abbia tradito Napoli. Non il Napoli ma Napoli, si. E’ ovvio. Inutile negarlo. Sarebbe da sordi prima ancora che sciocchi. Riprendendo Oscar Wilde, oggi i napoletani dell’amore riposto in Quagliarella conoscono davvero tutto. Anche la tragedia. E che sia un tradimento vero lo testimonia l’assenza di molti moventi. Non va alla Juve per soldi, non va per la Cempions, non va nella Juve dove arrivare secondi non si poteva ma nella nuova Juve a misura d’uomo dove conta arrivare comunque. Quindi è tradimento verace. Col cuore e non col cervello. D’altronde bisogna essere pratici. Maledire per finta il tradimento ma tenersi carissimi l’umanissimo traditore. Tradire, ci è stato dottamente spiegato, storicamente non è morire ma vivere. Manda avanti la storia facendo il lavoro sporco che per ogni travaglio qualcuno deve pur fare. Il tradimento è dunque fertile. Si piange. Ma almeno si fotte. Tradire a quanto pare è progresso. Benesser per tutti. E mai come in questo caso ne abbiamo le prove. Il giocatore a parità di soldi e ahimè ambizioni va a formare, se saprà sfruttare la chance costatagli sangue, sudore e merda, con Amauri il possibile tandem della Nazionale. Il duo azzurro da ex azzurri del Napoli. Il Napoli dopo il bilancio in attivo smantella finalmente anche il ricordo di PierPaolo Marino con la sua estate da re del mercato e risolve quell’equivoco più esistenziale che tattico della Grande Abbuffata in attacco, un patto suicida in cui cinque e più giocatori d’attacco si chiudevano a chiave nella metà campo avversaria per spegnersi divorando goal. Come spaghetti.
Dal mio canto, avrei fatto come Marotta. Preferito Di Natale per accontentarsi comunque anche di Quagliarella. Un buon giocatore d’azzardo, forse non un campione, un eccellente ripiego con quel suo calcio fatto di colpi simili a strappi. Così juventino. Ho da dire solo due cose. La prima, al giocatore. Caro Fabio, da oggi sei dei nostri. E quindi sei solo. Non sei più da nessuna parte in particolare. La Juve non ha radici. Non puoi contare che su te stesso. Non sei più tra tifosi, paesani o compaesani. Non chiedere tifo e sostegno. Siamo tanti, ognuno straniero all’altro. E’ finita per te l’era dei riottosi e pagani culti locali. Non sei più una madonnina rionale portata in braccio, sei a piedi ma libero. Sei stato affrancato nella religione dell’Impero. Quella principale. Sei a piedi ma puoi. La Juventus è quell’autoctona pletora di sradicati che se ne fregano di campanili e legami ma conoscono una sola umanissima fede. Né padri né madri o linguaggi ma una sola secca certezza nella lingua che capiscono tutti. Nel vincere che sistema le cose. E dopo, nessuna morale, nessun lieto fine. La Juve è la storia, non una favola. Dopo, nessuna lagna o memoria. Nessun Te Fabium, manco una targa. Dopo, Platini o Birindelli, un calcio in culo e chi ti conosce. Avrai potere, beh si, ma non amici. Ti si aspetta, si. Ma al varco. E non solo. Da oggi non soltanto sei solo. Sarai odiato. Non farai più simpatia. Non avrai giornali amicali. Sarai ladro, dopato, servo, padrone. Un sovversivo, un più d’un mezzo criminal. Sei nel lato oscuro, quello che molti chiamano forza nera e che qualcuno chiama bianca autocoscienza della debolezza. Un paese dell’anima a parte nel Bel Paese. La vedi quella lingua che mostra il tuo neo compagno Del Piero ? Quella è la Juve. Un me ne frego, uno sberleffo. Un cambio maturo di dna. Uno strappo. Un salto della Quaglia (oops). Un distacco se vuoi. Tu chiamalo un tradimento.
La seconda è ai tifosi del Napoli. Da napoletano. Vi conosco bene, state a casa mia, vi respiro da tutta una vita. Siete irati. Arrabbiati. Frustrati. Non vi addolcirò la realtà. Siete arrabbiati perché messi davanti all’evidenza.
Quella del rifiuto. Come una bella donna lasciata sull’altare quando sembrava tutto bello. Quando non se l’aspettava. Quando mai come stavolta si sentiva sicura. Ebbene si. Non è servito a niente farsi bella, dare il meglio, dare tutto. Darsi corpo anima e cervello a quello che ora va con l’altra. La peggiore nella vita. Quella che cos’avrà mai più di me. Quella che la guardi e non la vedi. Però c’è e fa sangue. Più sangue del vostro. Siate uomini. Bisogna lo accettiate. La Napoli del calcio non è grandezza ma particolarità. La squadra di Maradona, il pubblico tanto e via con le menate. Non si costruisce un carisma su pochi anni di vertice, quanti ? I cinque di Maradona più altri tre sparsi in tanti anni di storia. Ma guardatevi. Non avete fatto mai la Cempions Lig e pretendete di tenervi stretto qualcuno. E non commettete l’errore della Roma di Totti, che nel 2005 dissipò un anno nel sordo rancore pur di darci uno schiaffo in cambio dei punti. Quando verrà Quagliarella, siate muti. Che il tradimento è appunto quella cosa a tre. Che se voi e Quagliarella chiagnete, la Juve vi fotte. Lasciate perdere l’orgoglio ferito e smettetela pure con il folklore. Basta. Davvero. Basta con le canzoni ad hoc, i Quagliarella è bell, le edicole votive. Bruciate i Quagliarella del presepe. Di più, bruciate anche i Cavani tra un bue e un asinello che, son sicuro, avete già pronti. Basta con questo cuore a cuore. Con il riscatto meridionale e quando eravamo capitale. La vita è passata. Con i suoi traditori e i vostri disincanti sempre uguali. Guardate davvero ora. La vita è passata. Mentre voi facevate altri piani. Quagliarella è gobb. E voi siete troppo vecchi per queste stronzate.
fonte:tuttomercatoweb
Haglund deve rinunciare a Ishizaki per uno stiramento e al centrale difensivo Jonsson per squalifica. In dubbio anche il portiere titolare Christiansen per una distorsione. Tra i pali dovrebbe esserci il secondo Covic. In difesa Lucic e Karlsson i centrali, Klarstrom e Florèn i terzini. A centrocampo Larsson, Svensson e Mobaek. In attacco Ericsson e Keene in supporto ad Avdic.
Il Napoli è atteso all'incontro per lo spareggio di Europa League contro l'Elfsborg
Mazzarri non rivoluzionerà l’undici titolare visto all’andata. Linea difensiva con Grava, Cannavaro e Aronica. A centrocampo Pazienza e Gargano con Maggio a destra e Dossena a sinistra. In attacco Hamsik e Lavezzi in supporto a Quagliarella. Inizialmente in panchina Cavani anche per il turn-over in vista del match con la Fiorentina.
Formazioni di Elfsborg-Napoli
ELFSBORG (4-3-2-1): Covic; Klarström, Lucic, Karlsson, Florèn; Larsson, Svensson, Mobaeck, Ericsson, Keene; Avdic. All. Haglund.
NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Grava, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Pazienza, Dossena; Hamsik; Lavezzi, Quagliarella. All. Mazzarri
ARBITRO: Said Ennjimi (Fra)
Diretta Tv in pay per view su Sky e Mediaset Premium.
Dove vedere la partita tra il Napoli e l’Elfsborg?
Se non avete un abbonamento al pacchetto calcio di Mediaset Premium e siete dei tifosi napoletani che, per nulla al mondo, rinuncereste a vedere lo spareggio di Europa League del vostro Napoli, non disperate: c’è la possibilità di vedere la partita in streaming. Basta infatti dotarvi di connessione a banda larga e potrete vedere la diretta streaming della partita tra il Napoli e l’Elfsborg in maniera assolutamente gratuita.
Prima di poter vedere il preliminare del Napoli di De Laurentiis dovrete prima fare due cose:
- dovete collegarvi ad un sito che fornisce la lista di canali che trasmettono in streaming la partita tra il Napoli e l’Elfsborg (ad esempio rojadirecta.com o atdhe.net);
- scaricare e installare un programma che consenta di vedere le partite di calcio in streaming e in diretta (ci sono canali che trasmettono la partita in streaming hd, anche se sono davvero molto rari), come, ad esempio, Sopcast o Tvants
Collegandovi ai siti indicati, cercate la partita del Napoli contro l’Elfsborg e godetevi la partita tra il Napoli e l’Elfsborg gratis, in diretta streaming.
Vi do un suggerimento: cercate di collegarvi con un certo anticipo al canale che trasmetterà in diretta e gratis la partita valida per lo spareggio di Europa League tra il Napoli e l’Elfsborg in streaming poiché, in alcuni casi, specie quando la partita viene trasmessa ad un bit rate non molto elevato, all’inizio la visualizzazione potrebbe procedere a scatti, ma dopo un po’ la connessione dovrebbe assestarsi e permettevi di gustarvi la partita tra il Napoli e l’Elfsborg comodamente in streaming dal vostro pc di casa.
Come sempre vi invitiamo ad assicurarvi che il canale trasmesso in streaming sia trasmesso legalmente, come ad esempio, avviene per il canale RAI.
Per l’impegno nello spareggio europeo delle ore 21 con diretta su Mediset Premium contro l’Elfsborg il tecnico del Napoli, Walter Mazzarri, non dovrebbe rivoluzionare l’undici titolare della scorsa stagione. Inizialmente in panchina Cavani che deve completare la preparazione atletica. Davanti a De Sanctis linea difensiva con Campagnaro, Cannavaro e Grava. A centrocampo Maggio e Dossena gli esterni, Gargano al centro in coppia con Pazienza che sembra aver recuperato dall’infiammazione al ginocchio. In attacco Hamsik in supporto a Lavezzi e Quagliarella.
Haglund dovrebbe rispondere schierando un Elfsborg molto coperto. Tra i pali Covic se non dovesse recuperare il portiere titolare Christiansen. In difesa Lucic e Jonsson i centrali, Klarstrom a destra e Florèn a sinistra. A centrocampo Svensson e Mobaeck al centro, Larsson a destra e Ishizaki a sinistra. In attacco Keene in supporto al talentuoso attaccante classe ‘88 Avdic.
Probabili formazioni di Napoli – Elfsborg
NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Grava; Maggio, Pazienza, Gargano, Dossena; Hamsik; Lavezzi, Quagliarella. All. Mazzarri
ELFSBORG (4-4-1-1): Covic; Klarström, Lucic, Jönsson, Florèn; Larsson, Svensson, Mobaeck, Ishizaki; Keene; Avdic. All. Haglund
Dove vedere la partita tra il Napoli e l’Elfsborg?
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Tra sette giorni il Barbera ospiterà il ritorno del Palermo in Europa dopo due anni d’assenza per lo spareggio di Europa League con gli sloveni del Maribor, lo stesso giorno al San Paolo il Napoli cercherà la via europea sfidando gli svedesi dell’Elfsborg. Il derby delle due Sicilie sarà la seconda delle tre sfide del triangolare del Barbera, la prima è Napoli-Valencia, big spagnola che giocherà in Champions League. Tra gli azzurri mancano Hamsik, Lavezzi, Gargano e soprattutto il grande ex Cavani ma non certo la voglia di far bella figura in un Barbera semivuoto (lunedì all’allenamento a porte aperte c’erano 12.000 tifosi).
Napoli-Valencia1-1 (5-6) — Al 3’ il Napoli va già sotto. Contatto Rinaudo-Soldado in area e rigore che lo stesso Soldado realizza spiazzando De Sanctis. Quagliarella, unica punta, si fa vivo di sinistro ma la manovra azzurra stenta un po’ e in difesa si soffre parecchio, De Sanctis è bravo a salvare ancora su Soldado. Dopo il 15’ i campani prendono le misure degli spagnoli e iniziano a condurre il gioco, Quagliarella manda alto di testa al 22’, Pazienza sfiora il pari ancora di testa su corner. I due trequartisti di giornata, il classe ’91 Maiello e Zuniga, ci provano ma l’intesa con Quaglia è tutta da trovare, ci pensa però la disattenta retroguardia spagnola a regalare proprio al ragazzino della Primavera la palla d’oro. Destro secco e 1-1 a firma Raffaele Maiello, napoletano di Acerra. Lo chiamano Baby Hamsik, un motivo ci sarà. Ai rigori l’errore decisivo è di Rinaudo, palermitano applauditissimo ma sfortunato. Moya para e il Valencia vince 6-5.
Palermo-napoli (1-0) — Nella seconda partita ecco il derby del Sud, il Palermo (presentazione all’americana della rosa e benedizione del presidente Maurizio Zamparini: “Questa è la squadra più forte che ho mai avuto”) affronta il Napoli che cambia pochissimo rispetto alla sfida col Valencia, dentro solo Cannavaro e Santacroce. Tra i rosanero ci sono i nuovi Maccarone e Munoz ma soprattutto i fenomeni sudamericani Pastore ed Hernandez. Il duo d’attacco rosanero Hernandez-Maccarone tenta subito di infiammare il pubblico, al 15’ gran duetto tra i due, cross di Big Mac e tacco della Joya, fuori di un soffio. Due minuti dopo Quagliarella sfiora il gol su punizione, bravo il vice-Sirigu Benussi. Al 22’ ancora Napoli, tutto sulla sinistra: Zuniga, Dossena, Quagliarella, botta ma Benussi mette in angolo. Napoli superiore ma passa il Palermo, magie a ripetizione dell’ottimo Pastore dentro l’area, assist per Maccarone che di esterno destro mette dentro per l’1-0 al 25’. De Sanctis resta a terra, il Napoli protesta ma per Gava è tutto ok. Gli azzurri, stanchi, lentamente scompaiono, ne approfitta il Palermo che va vicino al 2-0 con Migliaccio, miracoloso De Sanctis nel mettere in angolo. Al 40’ saltano i nervi in campo, Santacroce entra duro su Maccarone che replica con un calcio, espulso il rosanero. Il Palermo resiste e vince ma cinque ammoniti ed un espulso in 45’ non sono proprio da amichevole.
palermo-valencia (1-0) — Col Napoli fuori gioco la vittoria del triangolare diventa un discorso a due tra Palermo e Valencia che si affrontano nella terza e ultima sfida. Il Valencia cambia quasi tutti, Delio Rossi invece inserisce solo i nuovi acquisti Darmian e Pinilla oltre al terzo portiere Brichetto. Subito gioco duro, ammoniti Migliaccio e Dealbert. Javier Pastore è in serata sì e fa ammattire centrocampo e difesa degli spagnoli, Palermo padrone del campo, Valencia a malincuore sparring partner. Hernandez spreca, al 9′ bella punizione di Liverani, si salva in angolo Guaita. Sugli sviluppi del corner è Pinilla a tentare senza successo la via del gol. Pastore continua a regalare emozioni forti ai 16.000 del Barbera L’argentino è fortissimo, fosse meno lezioso il Palermo sarebbe già sul 2-0 al 20’. Poco male, passano cinque minuti e su angolo di Liverani arriva lo stacco perentorio di Mauricio Pinilla per l’1-0 meritatissimo. Il Valencia non riesce a reagire, Pastore invece non si ferma mai e prosegue nel suo show interrotto solo da Rossi che lo sostituisce al 41’. Scontata la standing ovation per l’argentino. Al 45’ il tentativo di Manuel Fernandes ma è troppo poco per meritare il pari. Il Palermo vince 1-0, conquista il triangolare del Barbera e soprattutto il suo pubblico: se il buongiorno si vede dal mattino la qualificazione in Champions sfumata l’anno scorso quest’anno sarà tutt’altro che impossibile.
Ecco gli highlights del Triangolare fra Napoli Palermo Valencia
Si attendono circa trentamila spettatori per l’amichevole di questa sera tra il Napoli e il Wolfsburg prevista al San Paolo alle ore 21. Nella giornata di ieri i tagliandi staccati erano circa ventimila. La gara sarà trasmessa in diretta alle ore 21 in pay per view sulle reti Mediaset Premium 4 e Sky Sport.
Formazioni di Napoli-Wolfsburg
Walter Mazzarri dovrebbe mandare in campo gran parte dell’undici titolare per il test amichevole con il Wolfsburg al San Paolo. Davanti a De Sanctis spazio a Grava, Cannavaro e Aronica (Campagnaro e Santacroce accusano qualche problema fisico). A centrocampo Dossena e Maggio saranno gli esterni, mentre al centro Mazzarri (con l’assenza di Gargano che si allena da pochi giorni e di Pazienza non al meglio) si aspetta risposte importanti dalla coppia inedita Blasi-Cigarini (entrambi alla fine potrebbero anche restare in azzurro). In attacco Hamsik e Lavezzi in supporto a Quagliarella. Nella ripresa sicuramente ci sarà spazio per le giocate dei talentuosi Maiello, Insigne e Ciano per un tridente tutto napoletano.
NAPOLI (3-4-3): De Sanctis; Grava, Cannavaro, Aronica; Maggio, Cigarini, Blasi, Dossena; Hamsik, Lavezzi, Quagliarella. All. Mazzarri
Presentazione Cavani
La partita di questa sera sarà anche l’occasione per presentare a lpubblico del San Paolo il nuovo grande acquisto del presidente De Laurentiis, cioè l’uruguaiano Cavani. Il pubblico è in fermento e non vede l’ora di poter applaudire il nuovo centravanti che ha promesso ai suoi nuovi tifosi valanghe di gol.
Dove vedere la partita tra il Napoli e il Wolfsburg?
Se non avete un abbonamento al pacchetto calcio di Mediaset Premium o a Sky e siete dei tifosi napoletani che, per nulla al mondo, rinuncereste a vedere anche solo un’amichevole del vostro Napoli, non disperate: c’è la possibilità di vedere la partita in streaming. Basta infatti dotarvi di connessione a banda larga e potrete vedere la diretta streaming della partita tra il Napoli e il Wolfsburg in maniera assolutamente gratuita. Prima di poter vedere il preliminare della juventus, dovrete prima fare due cose:
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Collegandovi ai siti che vi ho segnalato, cercate la partita che vi interessa vedere e se non richiede uno dei programmi postati basterà cliccare sul link segnalato, altrimenti vi verrà richiesto un programma di sharing p2p per vedere la partita tra il Napoli e il Wolfsburg in streaming.
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Walter Mazzarri, tecnico del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Marte Sport Live sulle frequenze di Radio Marte, rilasciando alcune dichiarazioni da Castelvolturno.
Iniziativa “A scuola calcio con il Napoli”: “Questo dei dvd è un progetto molto positivo; per chi come me vive di calcio, certi gesti, certi movimenti sono automatici e non ci si ferma troppo a pensare a quale possa essere la molla che li abbia fatti scattare; è invece importante capire quali meccanismi ci sono dietro, specie se le spiegazioni sono fruite attraverso la voce dei giocatori. E’ un forte spunto sia per i giornalisti che per i piccoli amatori; credo possa essere molto stimolante per i bambini assistere allo spettacolo dei loro miti alle prese con i fondamentali calcistici”.

Mazzarri, allenatore del napoli che punta all'Europa
Incontro con Bigon: “Non voglio anticare i tempi, è ancora presto per entrare nel vivo del mercato. Fatto sta che siamo in campana ed abbiamo tutti le idee molto chiare. Sottolineo che la nostra priorità è tagliare gli elementi in esubero. Non posso partire in ritiro con oltre 22 giocatori; non avrei nemmeno la possibilità di vederne giocare di più. Ribadisco che chiunque intenda restare a Napoli, parlo di quelli che non conosco, e di tutti coloro che arriveranno, dovrà in primìs parlare con me; ne saggerò personalmente intenzioni e motivazioni. Io sono sereno; ho sempre cercato di trarre il meglio dai giocatori che avevo a disposizione, tutto il resto è un valore aggiunto. I nostri effettivi sono una buona base ed è già un vantaggio sapere che nessuno dei big andrà via”.
Datolo: “Ho un bel rapporto con lui, non ci sono mai stati problemi tra noi, staremo a vedere”.
Blasi e Inler: “Blasi è un buon elemento, tutto dipenderà dal dialogo che si andrà ad instaurare. Di Inler, è risaputo, mi piace molto, ma non mi sbilancio”.
Un bomber da 20 gol: “Non ne girano molti. Ammesso se ne trovasse qualcuno che faccia al caso nostro, bisognerà valutare bene il bilancio e fare i conti con il club d’appartenenza e la sua volontà di congedarlo”.
Fred e Gilardino: “Parliamo dell’attaccante della nazionale; normale che piaccia a tutti. Fred non posso giudicarlo perché non lo conosco”.
Rolando Bianchi: “Con tutto il rispetto parlando, non penso aggiunga alcunché al nostro attacco”.
Denis: “Ha sempre offerto il suo contributo, ma se chiedesse di andare altrove, non potrei fermarlo”.
Esattamente un anno fa – era il primo giugno – il nostro editorialista Pierpaolo Marino annunciava l’acquisto di Fabio Quagliarella, attaccante dell’Udinese e della nazionale italiana, per una cifra vicina ai sedici milioni di euro. La bottega di Pozzo, come detto da Aurelio De Laurentiis, è di qualità, ma molto cara. Qualche perplessità, però, c’era, considerando che Quagliarella è più una seconda punta che non un centravanti di area di rigore e la convivenza con Lavezzi poteva essere difficile. Vero è che il duo Quagliarella-Lavezzi ha portato il Napoli in Europa League, ma con un centravanti di livello – Denis buono, ma non ottimo – gli azzurri avrebbero lottato fino alla fine per la Champions.

De Laurentiis progetta di costruire un grande Napoli
Il numero uno partenopeo lo sa, e vuole un attaccante da venti gol a stagione, pronto a immettere una discreta dose di moneta frusciante. Consideriamo Acquafresca, per ora, solo una speculazione giornalistica (perché reduce da un’annata non proprio positiva, tra Bergamo e Genova, e gli azzurri vogliono certezze), abbiamo quattro nomi sul tavolo, di diverso costo e fascino.
Frederico Chaves Guedes, meglio noto come Fred, è probabilmente una certezza. Il prezzo potrebbe arrivare fino alle due cifre, considerando che la Fluminense ha intenzione di tenerlo. C’è da dire che in Europa il giocatore del Lione non ha fallito completamente: alla sua prima apparizione, a ventidue anni, sigla quattordici reti in trentun incontri, portando il Lione al quinto titolo consecutivo. Poi va via via scomparendo, ma la maturazione tecnica – a 27 anni – è davvero dietro l’angolo. Bisogna vedere se è in grado di sopportare la pressione.
Alberto Gilardino, è sicuramente un nome importante, se non il migliore del roster. Freddezza, gol e una possibilità d’inserimento fra Lavezzi e Quagliarella da non sottovalutare. Ha segnato tanto ovunque è andato, da Parma alla Fiorentina, passando per il Milan (comunque 38 gol in 3 campionati). Il prezzo, però, varia tra i ventidue e i venticinque milioni di euro.
Mauro Boselli qualche anno fa non era considerato nemmeno tra i dieci centravanti migliori del torneo argentino. E’ vero che è ancora giovane, ha compiuto venticinque anni da poco, ma solo con il passaggio all’Estudiantes ha mostrato le sue vere capacità. Quando era al Boca era considerato una terza scelta, in due anni con la divisa biancorossa ha siglato 49 gol. Forse tra stipendio e cash sarebbe la soluzione migliore, ma si tratta di una scommessa perché ha giocato solo una stagione in Europa (col Malaga B, solo 5 reti in 30 presenze, quattro anni fa).
Lucas Barrios. Se fossi un osservatore, farei follie per questo centravanti, vero e proprio “nomade del gol”. Argentino di passaporto paraguayano, giocherà i mondiali proprio nel girone dell’Italia. Capace di timbrare il cartellino in qualsiasi modo, è stato pagato – solo la scorsa stagione – 4,2 milioni dal Borussia Dortmund. Per una cifra poco inferiore ai quindici si può chiudere, e i 19 gol nella Bundesliga (terzo, dietro Kiessling e Dzeko) sono un grande biglietto da visita. Su di lui monta l’interesse della Fiorentina – per sostituire il Gila? -, in più sarebbe stato proposto al Milan, che però preferisce Luis Fabiano.
Il capocannoniere della passata stagione, Antonio Di Natale (33), in ritiro con la maglia della nazionale a Sestriere, ha scambiato alcune battute con un gruppo di sostenitori del Napoli che ieri hanno fatto visita ai giocatori. Dalle colonne della Gazzetta dello Sport si apprende che l’attaccante dell’Udinese avrebbe spiegato come “il mio mancato trasferimento è stato colpa di Marino. Sarei stato felice di venire, ma lui ha fatto girare voci ingiuste su di me e la mia famiglia”.

Antonio Di Natale, giocatore azzurro
“Mi fa piacere per Moratti, per la famiglia, per i tifosi e per i ragazzi che ho allenato». Così l’ex tecnico dell’Inter Roberto Mancini, oggi allenatore del Manchester City, commenta con i giornalisti a margine dell’ udienza di Calciopoli in cui è stato sentito come teste, il trionfo dei nerazzurri in Champions League.
Quanto al suo futuro Mancini ha detto che sarà ancora oltre Manica – «mi manca l’Italia come Paese ma il calcio in Inghilterra è molto bello» – ed ha smentito un interessamento della sua squadra per il talento slovacco del Napoli Marek Hamsik. Ultima battuta per la spedizione azzurra ai Mondiali: «Sono ottimista, l’Italia ai Mondiali fa sempre bene».
Quella che si sta velocemente consumando in questi ultimi giorni è la più violenta rivincita che gli allenatori potessero prendersi sulle società, dopo tanti decenni di sofferenze, licenziamenti e mancati rinnovi del contratto.
Per i presidenti una vera e propria pena da “contrappasso dantesco”, che nemmeno la fertile fantasia dell’Alighieri sarebbe mai riuscita a partorire.
Mihajlovic: "Scusate, ma lascio il Catania"
Cominciamo da Moratti, che, nel momento topico della trionfale stagione dell’Inter, è stato messo immediatamente sui carboni ardenti dalla fuga a Madrid del suo allenatore, che pure era legato da contratto. A tal proposito, per verificare quanto a noi fossero già chiari, in tempi non sospetti, gli intenti dello Special One, provate a rileggere, cliccando in fondo a questa pagina, la nostra rubrica del 16 marzo scorso.
Eppure non abbiamo la sfera di cristallo e, per fortuna, non l’avevano neanche quei “soloni” che, dopo due giorni, si affrettarono a smentire affermando che Florentino Perez aveva un’idiosincrasia per Mourinho somigliante all’orticaria. Complimenti!
La panchina ancora vacante della regina d’Italia e d’Europa, genera un effetto così traumatico da condizionare, in parte, anche le mosse degli altri presidenti “licenziati”, in questi ultimi giorni, dai propri allenatori. Una vera e propria sindrome da “ruggito del coniglio”.
In particolare Sinisa Mihajlovic, che aveva già ricevuto l’investitura onoraria dei giocatori dell’Inter, ma non quella decisiva del Presidente Moratti, che, invece, vuole Hiddink o Benitez (con buone speranze) e sogna Capello (una chimera), ha tenuto, per alcuni giorni, bloccate altre due società che lo corteggiavano insistentemente.
Si tratta di Fiorentina e Genoa, i cui destini sembravano, fino a ieri, collegati da una reazione a catena, scaturita, in casa viola, da una separazione largamente annunciata con Prandelli, dopo tanti mesi di gelo ed incomprensioni con la dirigenza. In questo tritacarne aveva messo un piede anche Gasperini, per lui si sarebbe trattato di un vero e proprio divorzio, dopo aspri litigi con un esponente della famiglia Preziosi, cui il tecnico rossoblu ha bocciato l’ultimo mercato, nonostante fosse stato fatto anche con il suo benestare. La Fiorentina, nei giorni scorsi, aveva parlato due volte con Gasperini e con lui c’era buon feeling, ma Corvino ha temuto di non trovare un accordo con Preziosi per liberarlo dal contratto. Così il buon Pantaleo si è rivolto a Mihajlovic, che, condizionato dalle pressioni dei suoi ex compagni prima ed allievi poi dell’Inter, ha preso tempo, sciogliendo ogni riserva soltanto nella serata di ieri.
I dirigenti del Genoa, che, nel frattempo, non dormivano e che, già da un po’, proteggono Gasperini, ma non lo amano più, per non farsi trovare impreparati, avevano già incontrato Giampaolo, che, nonostante la sua signorilità, non li ha convinti. Paradossale che, ad un certo punto, anche Preziosi stava per rivolgersi a Mihajlovic, che così, in due giorni, si è trovato ad un passo da tre prestigiose panchine.
Altri due dirigenti “esonerati” (si fa per dire) anche essi dal proprio allenatore, dopo che lo avevano coraggiosamente rilanciato, sono Pulvirenti e Lo Monaco, che corteggiano Giampaolo ed, in alternativa, pensano a Ballardini.
Queste stesse due piste sono seguite anche da Campedelli, altro presidente “licenziato” dal suo allenatore Di Carlo, fuggito a Genova da Garrone, a sua volta, orfano di Delneri.
L’unico presidente, mangia-allenatori per antonomasia, che, con intuito e genialità è riuscito ad anticipare le mosse del proprio tecnico ed ad imporre l’esonero, prima di un’altra inevitabile fuga per la gloria, è stato Massimo Cellino. Il licenziamento di Allegri, che ai più era sembrato inspiegabile, poi si è rivelato, dopo quella che è stata battezzata la “rivoluzione di maggio” degli allenatori, l’unico che ha restituito il ruolo di padre padrone al presidente: “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!”
Tutti questi intrighi legati al valzer delle panchine, logicamente, hanno, fino ad ora, paralizzato il mercato di quasi tutte le società coinvolte. Soltanto Juventus, Roma e Napoli, saldamente nelle mani di Delneri, Ranieri e Mazzarri, possono già muoversi speditamente.
I problemi economici della Roma, purtroppo, sono noti a tutti. L’ottimo Daniele Pradè dovrà fare anche quest’anno delle acrobazie tecnico-finanziarie. Il diktat della proprietà è realizzare almeno una cessione da 20-25 milioni e, contemporaneamente, procedere all’acquisizione di calciatori a parametro zero (l’Imperatore Adriano il primo della serie). Sul piede di partenza si trova Vucinic, più che mai richiesto dal Manchester City, mentre i dirigenti della Roma sperano di non dover sacrificare De Rossi e trattenere Juan, che è tentato dall’Inter e che Mourinho vorrebbe al Real. Il miracolo sarebbe quello di riuscire a vendere Mexes per una decina di milioni e con il ricavato riscattare Burdisso, che porterebbe in dote anche suo fratello Guillermo.
I primi passi del nuovo management della Juventus sono stati quelli di riallacciare le trattative con l’Udinese per Pepe e D’Agostino, oltre a quella con il Palermo per Kjaer. Marotta ha, inoltre, dato il mandato per lo scambio con il Wolfsburg tra Diego e Dzeko, con adeguato conguaglio a favore dei tedeschi.
Per quanto riguarda Pazzini e Palombo bisognerà attendere che Garrone smaltisca la collera per il doppio tradimento dello stesso Marotta e di Delneri.
Grandi problemi, invece per il Napoli per arrivare alla tanto ambita prima punta. Gli ultimi pettegolezzi di mercato, riferiscono di un mancato interesse a trasferirsi a Napoli di Pazzini e Giuseppe Rossi, corteggiati dai Partenopei, ma entrambi attratti da altre sirene.
Intanto anche l’operazione Toni appare molto complicata. L’acquisto del bomber del Bayern sarebbe mostruosamente oneroso, sia per l’ingaggio (6 milioni netti), che per i diritti d’immagine da cui il buon Luca ricava altri 3 milioni annui. A ciò si aggiunga che Rumenigge e soci pretenderebbero anche una contropartita economica. Nel frattempo molti vogliono Denis (è reale l’interesse dell’Udinese), ma il Napoli, al momento, non può privarsene se prima non arriva a firmare un contratto con un altro “sfondatore”.
fonte:tuttomercatoweb






















