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Stenta a decollare il mercato del Milan, subordinato alla risoluzione definitiva dell’affare Allegri, ancora in attesa di insediarsi ufficialmente a Milanello. Tuttavia, Galliani e soci si stanno muovendo sul mercato, nel tentativo di soddisfare tutte le esigenze del nuovo tecnico rossonero, compatibilmente alla politica di austerity vagliata dalla proprietà.

Ronaldinho, in partenza da Milano?
Luis Fabiano è l’obiettivo principale per quanto riguarda l’attacco, e pur di raggiungerlo in via Turati sono disposti a qualche sacrificio eccellente. Il nome più accreditato, in tal senso, è quello di Ronaldinho. Già, perchè il brasiliano è cercato dai Los Angeles Galaxy, è non è detto che il Milan, a fronte di un’offerta vantaggiosa, non decida di liberarlo.
La frase di Galliani sull’argomento è più che sibillina: “Luis Fabiano ci piace, ma prima si deve vendere”.
fonte: tuttomercatoweb
Aria di cambiamenti in casa bianconera, soprattutto per quanto riguarda il reparto difensivo. La stagione appena conclusasi non è stata certamente tra le più esaltanti per chi ha a cuore il mondo Juve, solo un paio di giocatori sono riusciti a “salvarsi” da una catena di risultati negativi e prestazioni assolutamente sottotono. Non a caso, è uno di essi ad essere finito nelle mire del vorace Real Madrid di Josè Mourinho. Parliamo ovviamente di Giorgio Chiellini, difensore centrale di Madama e della Nazionale azzurra. In realtà, sul gigante buono della retroguardia azzurra, ci sarebbe anche il Manchester City di Roberto Mancini, ma i Citizens vengono assolutamente dopo nella scala di preferenze del toscano.

Giorgio Chiellini, in partenza verso Madrid?
La trattativa con il Real dovrebbe essere impostata sulla base di 25 milioni di euro cash, anche se non è esclusa un’offerta che comprenda l’inserimento di alcune contropartite tecniche. Il nome che si fa con maggiore insistenza è quello di Benzema, anche se pare difficile che Mourinho voglia privarsene senza concedergli neppure una chance.
E la Juve? I bianconeri si muovono sul mercato italiano, e sembrano avere individuato in Leonardo Bonucci il sostituto ideale di “Chiello”. Per convincere il Genoa potrebbe essere utilizzata la carta Mimmo Criscito, unita ad un conguaglio economico.
Volti nuovi, dunque, ma lo sfondo è sempre azzurro.

Dzeko, il forte attaccante conteso da Juve e Milan
Capitolo Dzeko
Dzeko vuole l’Italia. Nonostante le smentite dei dirigenti del Wolfsburg, Ediz Dzeko, difficilmente rimarrà in Germania l’anno prossimo. Il bosniaco, vuole fortemente un grande club ed in particolare l’Italia. Nota ormai, la sua “voglia” di Milan, il bomber gradirebbe anche la destinazione Juventus. Entrambe, con uno sprint decisivo ed una buona offerta potrebbero chiudere la trattativa, Intanto, Roberto Mancini, aspetta..
Nuovo allenatore ancora da ufficializzare, campagna abbonamenti al via con numeri che vengono già dati in forte ribasso, tifosi insoddisfatti, che preannunciano una manifestazione a Milanello il 20 luglio, giorno del raduno dei rossoneri contro la “dirigenza delle falsità”.
Clima non dei migliori per iniziare una nuova stagione, l’austerity imposta alla dirigenza da Finivest in chiave mercato pesa molto, come l’idea di veder arrivare volti nuovi a parametro zero con ingaggi contenuti nell’ordine dei 2 milioni di euro.

Milan, un tempo dominatore in Italia e nel mondo
Un Milan da ringiovanire, troppi veterani ed un altro inquietante dato che pesa in vista dei mondiali, si perchè basta guardare la lista dei convocati dell’Italia di Lippi e delle altre nazionali che vantavano giocatori del Milan per il mondiale 2006 che ci si rende conto che il grave calo viene anche dal numero dei convocati rossoneri, erano ben 13 i giocatori che vennero chiamati a giocarsi quel mondiale gli italiani Nesta, Gilardino, Gattuso, Pirlo e Inzaghi, i brasiliani Kakà, Cafu e Dida , più Simic, Jankulowski, Vogel, Sheva e Kalac, bei tempi, altri tempi perchè il cerchio si sta inevitebilmente stringendo, oggi la brigata dei convocati si è ridotta a sette unita, sono rimasti solo Zambrotta, Pirlo e Gattuso i veterani rossoneri, il monumentale Thiago Silva, Huntelaar che parecchia fatica ha fatto per trovare spazio nel Milan, a questi si aggiungono i nomi da “chi l’ha visto” Adiyiah e Onyewu.
Questo l’amaro resoconto di un Milan che sta diventando sempre meno Mundial, anche il futuro sembra alquanto oscuro, se non si cercherà negli anni a venire di trovare campioni da Milan pronti a dare il proprio contributo alla causa rossonera e a quella della nazionale.
Tempo di mercato, per tutti ed anche per il Milan. I rossoneri stanno cercando di imbastire una rosa all’altezza in vista della prossima stagione, ovviamente senza dimenticare i sacri paletti dell’austerity che caratterizzeranno anche questa sessione di mercato del club milanese.

Galliani promette una grande campagna acquisti per il suo Milan
Che la ricerca si ormai da tempo volta al reparto offensivo, e che il profilo da reperire sia quello di un bomber da una ventina di reti a stagione, è ormai risaputo. E’ da qui che, attraverso i diversi pour parler imbastiti con la Juventus, potrebbe crearsi una possibilità interessante per l’attacco del futuro mister Allegri.
Delneri, infatti, vede Massimo Oddo come il terzino ideale, al di là dell’età avanzata, per il suo 4-4-2, una scelta che se inizialmente poteva lasciare presupporre uno scambio alla pari con il francese Zebina, adesso potrebbe spostare il termine della trattativa su un altro francese: David Trezeguet. Il bomber franco-argentino è da anni sul taccuino del Milan, che ne ha già sfiorato l’acquisto in più occasioni; questa potrebbe davvero essere la volta buona: Oddo e un piccolo conguaglio e Trezegol sbarcherebbe a Milanello.
Le sorprese vere, invece, potrebbero giungere dal fronte rinnovi. Pare infatti che Nelson Dida sia disposto a prolungare di almeno una stagione il suo legame con il club milanista anche a fronte di una sostanziosa riduzione dell’ingaggio. In via Turati ci si sta pensando seriamente, e chissà che il primo acquisto non possa essere proprio il portiere degli ultimi due successi europei.
Potrebbe essere a Milano o Torino il futuro dell’estremo difensore del Cagliari Federico Marchetti (27). Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente rossoblu Cellino vorrebbe inserire il nazionale azzurro nella trattativa che comprende anche il difensore Astori ed i rossoneri da sempre hanno un occhio di riguardo per Marchetti stesso. All’orizzonte, però, si profila anche la concorrenza della Juventus, che si starebbe guardando intorno nel caso in cui si concretizzasse l’addio di Gianluigi Buffon.
La societa’ russa Gazprom ha smentito qualunque sua trattativa per l’acquisto del 25-30% del club di calcio italiano Milan. Lo riferisce l’agenzia Interfax citando l’ufficio stampa del colosso monopolista russo del gas.
Il Milan guarda in casa Juventus per cercare la punta da portare in rossonero. Secondo le indiscrezioni di mercato del Corriere dello Sport, Galliani e Marotta ieri a Milano avrebbero parlato della possibilità del trasferimento di uno tra Amauri e Trezeguet.
Quella che si sta velocemente consumando in questi ultimi giorni è la più violenta rivincita che gli allenatori potessero prendersi sulle società, dopo tanti decenni di sofferenze, licenziamenti e mancati rinnovi del contratto.
Per i presidenti una vera e propria pena da “contrappasso dantesco”, che nemmeno la fertile fantasia dell’Alighieri sarebbe mai riuscita a partorire.
Mihajlovic: "Scusate, ma lascio il Catania"
Cominciamo da Moratti, che, nel momento topico della trionfale stagione dell’Inter, è stato messo immediatamente sui carboni ardenti dalla fuga a Madrid del suo allenatore, che pure era legato da contratto. A tal proposito, per verificare quanto a noi fossero già chiari, in tempi non sospetti, gli intenti dello Special One, provate a rileggere, cliccando in fondo a questa pagina, la nostra rubrica del 16 marzo scorso.
Eppure non abbiamo la sfera di cristallo e, per fortuna, non l’avevano neanche quei “soloni” che, dopo due giorni, si affrettarono a smentire affermando che Florentino Perez aveva un’idiosincrasia per Mourinho somigliante all’orticaria. Complimenti!
La panchina ancora vacante della regina d’Italia e d’Europa, genera un effetto così traumatico da condizionare, in parte, anche le mosse degli altri presidenti “licenziati”, in questi ultimi giorni, dai propri allenatori. Una vera e propria sindrome da “ruggito del coniglio”.
In particolare Sinisa Mihajlovic, che aveva già ricevuto l’investitura onoraria dei giocatori dell’Inter, ma non quella decisiva del Presidente Moratti, che, invece, vuole Hiddink o Benitez (con buone speranze) e sogna Capello (una chimera), ha tenuto, per alcuni giorni, bloccate altre due società che lo corteggiavano insistentemente.
Si tratta di Fiorentina e Genoa, i cui destini sembravano, fino a ieri, collegati da una reazione a catena, scaturita, in casa viola, da una separazione largamente annunciata con Prandelli, dopo tanti mesi di gelo ed incomprensioni con la dirigenza. In questo tritacarne aveva messo un piede anche Gasperini, per lui si sarebbe trattato di un vero e proprio divorzio, dopo aspri litigi con un esponente della famiglia Preziosi, cui il tecnico rossoblu ha bocciato l’ultimo mercato, nonostante fosse stato fatto anche con il suo benestare. La Fiorentina, nei giorni scorsi, aveva parlato due volte con Gasperini e con lui c’era buon feeling, ma Corvino ha temuto di non trovare un accordo con Preziosi per liberarlo dal contratto. Così il buon Pantaleo si è rivolto a Mihajlovic, che, condizionato dalle pressioni dei suoi ex compagni prima ed allievi poi dell’Inter, ha preso tempo, sciogliendo ogni riserva soltanto nella serata di ieri.
I dirigenti del Genoa, che, nel frattempo, non dormivano e che, già da un po’, proteggono Gasperini, ma non lo amano più, per non farsi trovare impreparati, avevano già incontrato Giampaolo, che, nonostante la sua signorilità, non li ha convinti. Paradossale che, ad un certo punto, anche Preziosi stava per rivolgersi a Mihajlovic, che così, in due giorni, si è trovato ad un passo da tre prestigiose panchine.
Altri due dirigenti “esonerati” (si fa per dire) anche essi dal proprio allenatore, dopo che lo avevano coraggiosamente rilanciato, sono Pulvirenti e Lo Monaco, che corteggiano Giampaolo ed, in alternativa, pensano a Ballardini.
Queste stesse due piste sono seguite anche da Campedelli, altro presidente “licenziato” dal suo allenatore Di Carlo, fuggito a Genova da Garrone, a sua volta, orfano di Delneri.
L’unico presidente, mangia-allenatori per antonomasia, che, con intuito e genialità è riuscito ad anticipare le mosse del proprio tecnico ed ad imporre l’esonero, prima di un’altra inevitabile fuga per la gloria, è stato Massimo Cellino. Il licenziamento di Allegri, che ai più era sembrato inspiegabile, poi si è rivelato, dopo quella che è stata battezzata la “rivoluzione di maggio” degli allenatori, l’unico che ha restituito il ruolo di padre padrone al presidente: “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!”
Tutti questi intrighi legati al valzer delle panchine, logicamente, hanno, fino ad ora, paralizzato il mercato di quasi tutte le società coinvolte. Soltanto Juventus, Roma e Napoli, saldamente nelle mani di Delneri, Ranieri e Mazzarri, possono già muoversi speditamente.
I problemi economici della Roma, purtroppo, sono noti a tutti. L’ottimo Daniele Pradè dovrà fare anche quest’anno delle acrobazie tecnico-finanziarie. Il diktat della proprietà è realizzare almeno una cessione da 20-25 milioni e, contemporaneamente, procedere all’acquisizione di calciatori a parametro zero (l’Imperatore Adriano il primo della serie). Sul piede di partenza si trova Vucinic, più che mai richiesto dal Manchester City, mentre i dirigenti della Roma sperano di non dover sacrificare De Rossi e trattenere Juan, che è tentato dall’Inter e che Mourinho vorrebbe al Real. Il miracolo sarebbe quello di riuscire a vendere Mexes per una decina di milioni e con il ricavato riscattare Burdisso, che porterebbe in dote anche suo fratello Guillermo.
I primi passi del nuovo management della Juventus sono stati quelli di riallacciare le trattative con l’Udinese per Pepe e D’Agostino, oltre a quella con il Palermo per Kjaer. Marotta ha, inoltre, dato il mandato per lo scambio con il Wolfsburg tra Diego e Dzeko, con adeguato conguaglio a favore dei tedeschi.
Per quanto riguarda Pazzini e Palombo bisognerà attendere che Garrone smaltisca la collera per il doppio tradimento dello stesso Marotta e di Delneri.
Grandi problemi, invece per il Napoli per arrivare alla tanto ambita prima punta. Gli ultimi pettegolezzi di mercato, riferiscono di un mancato interesse a trasferirsi a Napoli di Pazzini e Giuseppe Rossi, corteggiati dai Partenopei, ma entrambi attratti da altre sirene.
Intanto anche l’operazione Toni appare molto complicata. L’acquisto del bomber del Bayern sarebbe mostruosamente oneroso, sia per l’ingaggio (6 milioni netti), che per i diritti d’immagine da cui il buon Luca ricava altri 3 milioni annui. A ciò si aggiunga che Rumenigge e soci pretenderebbero anche una contropartita economica. Nel frattempo molti vogliono Denis (è reale l’interesse dell’Udinese), ma il Napoli, al momento, non può privarsene se prima non arriva a firmare un contratto con un altro “sfondatore”.
fonte:tuttomercatoweb
L’Inter, conquistando la Champions League, ha rotto un sortilegio che ormai sussisteva da decenni, annebbiando anche la “fiaba” del Milan, fino a sabato unico trionfatore italiano dell’ultimo decennio nel massimo trofeo europeo. Una vittoria che, a prescindere dalla conservazione del ranking, non può certo far dormire sonni tranquilli al popolo rossonero, costretto a vivacchiare di stagione in stagione, “accontentandosi” di terzi posti e di piazzamenti per la successiva Coppa Campioni.

Massimiliano Allegri, prossimo allenatore del Milan
L’immobilismo del Milan degli ultimi anni, quando l’Inter iniziava a fare terra bruciata sul suolo italico, ha contribuito ad allargare quel gap che, al momento, è diventato assolutamente spropositato: i risultati dei due derby stagionali, per quanto episodici siano stati, non possono non rimarcare le differenze tra le due rose, con il Milan dotato di un buon undici titolare, ma mestamente privo di rincalzi di prim’ordine. Di fronte al successo nerazzurro, tuttavia, deve e dovrà emergere l’orgoglio rossonero: quella caratteristica che ha portato il Milan a traguardi storici ed epocali, conducendolo al fregio di “Club più titolato al Mondo”, carica assolutamente di rispetto nonostante l’uso spropositato del termine.

Berlusconi, presidente del Milan
Quell’orgoglio rossonero che, in un modo o nell’altro, dovrà risorgere anche nel Presidente Berlusconi che, al momento, è l’unico che può ribaltare la lotta impari creatasi negli ultimi anni. Ritrovare il Presidente più vincente dell’epoca moderna, riporterebbe entusiasmo ad una tifoseria delusa ed amareggiata, le cui ultime soddisfazioni risalgono al canto del cigno del 2007 e le cui aspettative si sono decisamente ridimensionate negli ultimi tre anni. Solo l’intervento del patron milanista sarebbe in grado di mutare il corso degli eventi cercando, magari già dall’anno prossimo, di ritornare a battagliare ad armi (quasi) pari contro la compagine interista. La scelta di Massimiliano Allegri, rompendo con la classica regola “Il Milan ai milanisti”, per cominciare, può rivelarsi una scelta appropriatà: cercando di ricostruire le fondamenta del Diavolo per riportarlo nuovamente in alto.
Quello che si chiede a Silvio Berlusconi, adesso, è di dare ascolto, per quanto possibile, alle idee e alle richieste dell’allenatore toscano, cercando di accontentarlo al meglio sul mercato: non basta una ciliegina, come è stato definito il “campione” presidenziale, serve in primis un’intera torta. Certi dolci, nonostante tutto, sono cucinati con ingredienti umili ed economici ma, a dispetto del prezzo, riescono a formulare un mix di sapore sublime, andando a creare un fantastico risultato finale. Fondalmentale, dunque, sarà trovare gli ingredienti giusti che, calcisticamente parlando, possiamo riassumere in: centrale difensivo, terzino, centrocampista di qualità e, per concludere, attaccante polivalente.
Il segreto per costruire una rosa competitiva è utilizzare al meglio le risorse a disposizione, sfruttando al massimo le cessioni e scovando giocatori di qualità a prezzi modici. La rinascita può avvenire già dal prossimo anno, ma oltre alla competenza dirigenziale, servirà anche l’aiuto del Presidente, per tornare insieme a colorare il Mondo di rossonero.
“Farei la follia solo per un campione che faccia fare il salto di qualità alla squadra, uno come Ronaldo”: la frase pronunciata dal Presidente Silvio Berlusconi a Villa Gernetto ha fatto eco in tutte le redazioni, tv, siti e giornali. E da lì, via a dividersi tra scettici e sognatori, tra chi ha ancora in mente il “telefonerò a Kakà lunedì” e chi invece ben ricorda tutti gli acquisti dei 24 anni di Presidenza: Berlusconi intanto torna a far parlare di sè come numero 1 rossonero ed un obiettivo è già raggiunto. Per quanto riguarda l’identikit tecnico, il panorama non è ampissimo: cercando in Europa, l’unico nome potrebbe essere quello di Zlatan Ibrahimovic, uno scenario a cui già qualche settimana fa da queste pagine si faceva riferimento.

Ibrahimovic al Milan:perchè è possibile
Gli spifferi già c’erano e l’acquisto di Villa per il Barça non fa che amplificarli: se ne riparlerà, forse, ma la questione importante poi forse non è davvero quella. Un colpo “grosso” può aumentare la competitività del Milan sulla carta, perchè avere Ibrahimovic o chi per lui al posto di Huntelaar è uno step non indifferente: resterebbero però tanti altri interventi minori da effettuare, ma imprescindibili. Terzino, centrale, centrocampista: il rischio è quello di tornare a spendere cifre importanti inutilmente, come acquistare una Lamborghini, ma con le ruote squarciate ed illudersi che abbia ugualmente prestazioni da fuoriserie.
Il salto di qualità, più che un grande campione allora, può farlo fare solo un riavvicinamento del Presidente Berlusconi: occorre maggior interesse più che nuovi investimenti economici, chiarezza e sincerità per riportare nel gregge le pecorelle smarrite che hanno applaudito la contestazione (civile e sensata, ma forse un po’ troppo vistosa) della Curva Sud. Che il Presidente si sieda al tavolino e scelga le linee guida a cui attenersi, in maniera scrupolosa: basta parlare di giovani (per la prima squadra) e poi acquistare trentenni bolliti, giustamente criticati dal Cavaliere in prima persona, ma con interventi ormai tardivi quanto sterili. Silvio Berlusconi deve tornare a fare il Presidente del Milan perchè è il secondo Presidente più titolato della storia del calcio, il numero 1 di quello moderno: non teme rivali, tantomeno da antagonisti che solo oggi, dopo decenni di fallimenti, sperano di sollevare una Coppa già passata per le sue mani cinque volte (e sfuggita tre). La scelta dell’allenatore sarà importante: non tanto per una valutazione tattica, perchè forse a quel punto è lecito che ognuno abbia i suoi gusti e le sue simpatie, quanto per l’aspetto simbolico. Che sia Berlusconi e solo Berlusconi a decidere il nome: Donadoni, Galli, Costacurta, Allegri o chi gli pare, a patto che dopo non lo definisca “testone”, disconoscendone le scelte. Se questo è ancora il Milan di Silvio Berlusconi, oggi o forse mai più è il momento di tornare a dimostrarlo: il malumore dei tifosi dimostra che nel calcio (assolutamente ingiustamente) la gratitudine non esiste, ma gran parte del pubblico rossonero parla per affetto, da una posizione di vizio concessa dallo stesso Presidente. Basta parlare di “prime tre posizioni” e di “qualificazione raggiunta”: buon discorso da Fiorentina, non da Milan di Berlusconi. Un maestro della comunicazione e dell’immagine, il simbolo vivente dell’idea di “successo” non può permettere tutto questo. “L’amore non è bello… Ci vediamo a Milanello” ha scritto la Sud: che il 20 luglio a Carnago, si riuniscano tutte le componenti del mondo Milan, pronte a remare nella stessa direzione.
I tifosi, che devono portare maggior rispetto e gratitudine a chi ha permesso che la loro vita continuasse ad essere a tinte rossonere. I giocatori ed il nuovo allenatore, con impegno, fierezza ed idee chiare. Il Presidente, con la voglia di tornare ad onorare quelle parole, scritte all’indomani del primo successo intercontinentale della sua storia: “Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie. Che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa avventura di intrecciare la nostra vita a un sogno che si chiama Milan”. E che così sia.
fonte: Francesco Letizia per tuttomercatoweb






















