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Leonardo, ormai ex allenatore del Milan
Chi siederà il prossimo anno su quella panchina? L’unica certezza è che non sarà Leonardo. Ad oggi rimane nel mistero l’identikit del successore del brasiliano, la sensazione è che nemmeno la dirigenza rossonera conosca il nome del prossimo allenatore.
Berlusconi nella solita cena romana con i soliti senatori ha parlato di ‘alcune trattative’ non meglio specificate, il che esclude che il Milan sia già stato affidato alla coppia Galli-Tassotti: questa soluzione tutta in famiglia rappresenta l’ultima spiaggia, prima Galliani proverà a convincere un allenatore di maggior prestigio a sposare un progetto sulla carta non allettante, con pochi soldi e acquisti di spessore manco per sogno.
Il sogno vero di via Turati, nella nebbia che l’avvolge, sembra essere Marcello Lippi: il ct azzurro già qualche tempo fa era stato ad un passo dallo sfatare il dogma ‘Milan a un milanista’. Detto che dopo il Mondiale finirà certamente l’avventura con la Nazionale, starebbe valutando ora di accettare la proposta del Diavolo. Lippi fortemente sponsorizzato da Galliani, mentre chi conosce Silvio Berlusconi sa bene quanto gli brillino ancora gli occhi davanti a un’immagine di Marco Van Basten: il cigno di Utrecht vuole rimettersi in gioco, forse soltanto lui potrebbe riaccendere nel numero 1 rossonero la passione che negli ultimi anni è venuta meno. L’olandese domenica approderà a Milano, per un evento di beneficenza. Remote ad oggi le piste Allegri e Costacurta ma il rebus è ancora tutto da risolvere.
fonte:di Andrea Longoni per Telelombardia – qsvs.it

Tifo organizzato del Milan che chiede una pronta riscossa
Era importante vincere. Era fondamentale respingere il prevedibile assalto di Sampdoria e Palermo al terzo posto ed ancora più significativo era dare un segnale di compattezza a tutto l’ambiente e ai tifosi, che avevano vissuto con preoccupazione, mista a sconcerto, l’avvicinamento alla gara con la Fiorentina.
I 3 punti colti contro i viola potrebbero rappresentare il via libero quasi definitivo alla conquista dell’ultimo posto utile per l’accesso diretto alla fase a gironi della prossima Champions League e all’automatica garanzia di avere in tasca quei 20 milioni di euro che respingerebbero l’obbligo di privarsi di un pezzo pregiato nel prossimo mercato. Come è avvenuto, peraltro, non più tardi della scorsa estate, quando il popolo rossonero ha visto partire Kakà alla volta di Madrid per tappare la falla, pari a quasi 70 milioni, venutasi a creare nel bilancio per la mancata partecipazione all’edizione 2008/09 della coppa più prestigiosa.
Situazione che, secondo radiomercato, potrebbe riproporsi anche stavolta con uno dei pochissimi fiori all’occhiello rimasti in una compagine ormai logora e bisognosa di una sostanziosa opera di restauro: parliamo di Pato, che potrebbe abbandonare la barca a prescindere da qualsiasi tipo di discorso.
Sembrano suonare forti le sirene spagnole (nuovamente sponda Real) e quelle londinesi, con Carlo Ancelotti che spinge sempre con maggiore convinzione il Papero a seguirlo al Chelsea e a dare una spinta decisiva alla propria carriera. Offerta a cui sarebbe difficile rispondere ancora di no, a maggior ragione a fronte di una controproposta, da parte della dirigenza milanista, che non sembra essere altrettanto allettante per almeno due ragioni.
Attualmente la punta carioca percepisce già quei 4 milioni di stipendio annuo che rappresentano il tetto massimo stabilito da via Turati e, di fronte ad un’offerta superiore da parte del club di Abramovic, il rilancio non avverrebbe; inoltre, a “spaventare” Pato ed il suo entourage sarebbe la prospettiva di un altro anno in una squadra destinata per il momento ad un ruolo di comprimaria, sia in Italia che in Europa.
Ecco, il punto principale è proprio questo. “Progetto”, parola che sta a cuore a molti, di cui talvolta si abusa in un mondo, come quello del calcio, poco abituato alla programmazione, ma che paradossalmente si abbina alla perfezione con il momento storico che sta attraversando il Milan. Semplicemente perché non c’è! O meglio, se la ristrutturazione prevista nell’estate 2010 prevede l’acquisizione di parametri zero (peraltro nemmeno di alto livello) come Yepes o di nomi che solo 4-5 anni fa avrebbero fatto sorridere anche i più pessimisti tra i pessimisti (Lazzari, Aogo, Cacau, Kroldrup,…), inizia male in partenza.
Non è riducendo drasticamente qualsiasi tipo di investimento o abbattendo clamorosamente il monte ingaggi che si può pensare di mantenere il Diavolo a livelli di medio-alta competitività, compatibilmente con i nuovi parametri finanziari fissati dalla Uefa di Michel Platini.
Raccontare alla gente che il Milan sta adottando una politica lungimirante e che sta tentando di precedere la concorrenza su questo percorso è una favola bella e buona, in quanto non accompagnata in tempi recenti da una convinta e convincente opera di sviluppo del settore giovanile e di ricerca di calciatori di sicuro avvenire.
Chiarezza ci vuole, quella che reclamano ormai da tempo i sostenitori rossoneri e che renderebbe tutto più facile; una comunicazione tra pubblico e società finalmente trasparente, in barba alla necessità di vendere abbonamenti e di strappare qualche biglietto in più al botteghino. In attesa di principi azzurri in sella a bianchi destrieri o di fantomatici sceicchi a bordo di tappeti volanti.
fonte:Andrea Distaso per MilanNews.it

Leonardo dice addio al Milan
”Non so cosa ha detto Berlusconi ma, a prescindere da questo, non posso negare che il nostro rapporto è difficile. Siamo molto diversi, forse siamo incompatibili, ma l’importante sono queste tre partite e ci tengo troppo”. Così il tecnico del Milan Leonardo ha commentato le presunte dichiarazioni di Silvio Berlusconi che, nel corso di una cena con i senatori del Pdl, avrebbe detto di aver già deciso di cambiare allenatore.
”Credo di essere testardo, io credo alle mie cose e ci credo e lo faccio con passione”. Cosi’ Leonardo ha parlato del suo modo di essere, riprendendo la definizione di ”testardo” che Berlusconi avrebbe dato di lui. ”E’ un’incompatibilità a livello di modo di essere e di stile. Ognuno ha il suo modo, con tutto il rispetto”, ha poi concluso il tecnico del Milan.
“Non ho mai parlato del mio futuro con nessuno perché non è ancora il momento per pensarci. Io del futuro non so niente, ma non ho parlato con il Flamengo, né ho pensato alla Seleçao. – continua Leonardo – Oggi vi dico che non ho alcuna proposta, ci sono tre partite per chiudere un anno per me importantissimo. Il mio rapporto col Milan è solido, perché è chiaro. Non è importante se sono felice o no, se non saremo in grado di andare avanti insieme, una stretta di mano e via”.
Nella seconda parte della conferenza stampa il tema torna ad essere il calcio giocato, in particolare l’attenzione ricade sulla prossima sfida dei rossoneri contro la Fiorentina, fondamentale per il terzo posto in classifica: “Dipende solo da noi e questo è un aspetto positivo. I ragazzi sono pronti a reagire, abbiamo lavorato benissimo questa settimana e ci tengono a finire bene la stagione”.
Un pensiero però non può non andare ai cugini nerazzurri, freschi di conquista della finale di Champions League: ”In finale ci arrivi perché te lo meriti e l’Inter l’ha meritato: è una grande squadra che arriva meritatamente in finale, c’è una grande rivalità cittadina, bella da vivere, ma complimenti all’Inter”.
I tifosi però, sembrano aver preso le parti del tecnico che li ringrazia a suo modo: “Non c’è bisogno di un ‘grazie’. Il nostro è un rapporto speciale e i sentimenti non si ringraziano”
fonte:sportmediaset.it
Caro Silvio hai visto che Milan? E’ questa la domanda che sicuramente vorrebbe rivolgere Leonardo a Silvio Berlusconi ma il suo stile glielo impedisce. Dopo le critiche del presidente post Manchester infatti la squadra si è stretta intorno al mister, ad ogni gol i giocatori hanno abbracciato Leonardo e anche nelle dichiarazioni del dopo partita si è capito chiaramente da che parte sta la squdra. Adriano Galliani ha voluto minimizzare l’accaduto rivendicando la libertà del tecnico ma qualcosa è cambiato.
C’è un pò di freddezza tra presidente e allenatore, questo è innegabile. Lo stesso mister, che a fine partita ammette di aver sentito il presidente ma di non aver chiarito nulla perchè non c’è niente da chiarire è un segnale forte. Per la serie “patti chiari e amicizia lunga”. La squadra è questa e sta ottenendo più di ciò che era lecito aspettarsi. La sfida con la Fiorentina è una straordinaria occasione per alimentare ulteriormente le speranze scudetto. Contro la squadra di Prandelli ci sarà la scontata conferma del tridente offensivo che grazie ad un Ronaldinho in versione spagnola, sta facendo la differenza.
Della prossima stagione e del futuro sulla panchina rossonera se ne parlerà più avanti, ora l’attualità del campionato è troppo importante ma a tempo debito, c’è da scommetterci, ci sarà anche il chiarimento definitivo con il presidente. Un allenatore così merita una campagna acquisti finalmente da Milan.
Fonte: editoriale di Stefano Donati per MilanNews.it
Passo avanti del Milan di Leonardo nella roccaforte del Bari. E’ una vittoria (la sesta in trasferta) del gruppo. Come dire: l’unione fa la forza. C’è la netta sensazione che la truppa rossonera stia acquisendo sicurezza e fiducia nei propri mezzi, quasi che le ultime polemiche interne abbiano avuto il pregio di compattare il gruppo attorno a Leonardo che, con le sue pacate e intelligenti dissertazioni in difesa della squadra, ha ottenuto il consenso generale dei suoi giocatori e dato una lezione di stile a molti addetti ai lavori. La classe non è acqua. Le note positive provenienti dal San Nicola sono confortanti. Incomincio dallo straripante Ronaldinho, lasciata la fascia laterale si è accentrato e così negli ampi spazi è riuscito a deliziare la platea con giocate altamente spettacolari. Dinho ha confezionato l’assist numero 13 (e non 12 come scritto da più parti visto che con l’Udinese ha regalato 3 passaggi gol, l’ultimo dei quali su punizione rimpallata). Ancora una volta ne ha beneficiato Marco Borriello autore di un gol in mezza rovesciata (è il terzo!) semplicemente strepitoso. Il totale dello score stagionale di Marco è di 9 reti (8 in campionato , 1 in Champions). L’ abituale standard di elevato livello ha caratterizzato la partita di Massimo Ambrosini. Massimo, tanto per cambiare, ha fatto il boia e l’impiccato sdoppiandosi in più ruoli con risultati egualmente ottimali. Poi ecco Pato, tra luci (il gol del 2 a 0) e ombre ( ha causato il rigore poi parato da Abbiati).
Ora il bottino del Papero è di 9 reti in campionato e 2 in Champions. Altra nota lieta è Christian Abbiati.. Nelson Dida non s’adombri, ma Christian, oggi, garantisce qualità e continuità di rendimento. Il super intervento sul penalty, calciato da Barreto, è da primo della classe. Bene Abate, anche nella fase difensiva che notoriamente è il suo tallone d’Achille. Il 67 % di possesso palla è una chiara dimostrazione della netta prevalenza dei rossoneri. Il Milan è riuscito a incanalare la partita sui binari più congeniali abbassando il ritmo, facendo girare la palla, tenendo la squadra corta e molto alta. I pugliesi, consapevoli di non attraversare un buon periodo di forma, hanno emulato il Livorno e il Bologna cercando di chiudere ogni pertugio, pronti a colpire in contropiede. In realtà sia Alvarez che Rivas, un tempo frecce acuminante dell’attacco barese, si sono rivelati pochi incisivi. Il 2 a 0 finale permette al Milan di recuperare altri due punti sulla capolista. Ora siamo a meno 7 con una partita (difficile) da recuperare in quel di Firenze. Quasi sicuramente andava accordato un altro rigore per una trattenuta in area di Daniele Bonera su Salvatore Masiello. Daniele, schierato a sinistra, ha disputato un buon match con l’unico neo rappresentato da quella ingenuità che poteva costare cara . Sono convinto che Mourinho non mancherà di sottolineare il penalty non concesso al Bari catalogandolo tra le prove evidenti dei privilegi riservati ai “nemici” dell’Inter. Allora è il caso di ricordare, senza alcun vittimismo, che proprio l’ arbitro portoghese (il Signor Benquerença) di Milan-Manchester non ha espulso Rooney. Riporto quanto scritto da un noto quotidiano sportivo: “Rooney già ammonito ha commesso un bruttissimo fallo su Thiago Silva: gamba tesa, a martello, all’altezza dello stinco, poteva spezzargli la gamba. Wayne secondo le normative Fifa andava sanzionato un cartellino rosso o almeno un giallo che sarebbe stato il secondo (il primo comminato alla fine del primo tempo).
Era il 19′ della ripresa, due minuti dopo l’inglese avrebbe segnato la rete dell’ 1-2.” A tale episodio va aggiunto quanto accaduto col Livorno e col Bologna dove ci sono stati due possibili rigori non fischiati al Milan ( fallo di Lucarelli su Thiago Silva, deviazione di mani di Lanna su cross di Abate). Ciononostante non ci sono state interpellanze parlamentari, pubbliche lamentale, e neppure pesanti accuse ai direttori di gara o al sistema calcio. Toni troppo esasperati, nervosismo, reazioni scomposte, isterismo del pubblico spesso condizionato
da dichiarazioni di dubbio gusto dell’allenatore istigano alla violenza. Vincitori e vinti dovrebbero dimostrare serenità di giudizi e più sportività. In chiusura un appunto ai tifosi rossoneri. A San Nicola si è registrato il tutto esaurito (51.943 spettatori con incasso record assoluto di 1.290.974 euro) il che vuol dire che il Milan continua avere il gradimento del pubblico. Cosa che non succede a San Siro visto che tra tesserati e paganti, c’è una media 20-25 mila spettatori. Forse “questo Milan”, sia pure costruito in economia, meriterebbe un maggior seguito.
fonte: Tiziano Crudeli per MilanNews.it
“E’ giunto il momento di tirare fuori tutto, siamo arrivati ad un momento decisivo della stagione”. Leonardo carica il Milan alla vigilia della sfida contro il Manchester United. “Sarà una tappa importantissima sia per la stagione del Milan, sia per molti giocatori. Quando arrivano sfide di questo livello ci esaltiamo. Dovremo cercare di trovare l’equilibrio giusto tra il non subire gol e provare a fare loro male”, è la sintesi del brasiliano.
Che aggiunge: “Le due squadre si conoscono bene, non solo per le partite del passato recente, ma anche perchè si studiano continuamente. La squadra di Ferguson esce da un momento difficile: avevano molto giocatori infortunati. Il Milan dovrà mantenere il proprio gioco”.
L’allenatore rossonero inquadra il match nella logica del doppio confronto: “Ogni partita si presenta in maniera diversa, la Champions League si gioca con gare di andata e ritorno ed è diversa dal campionato. Abbiamo a disposizione 180 minuti per decidere questa fase.
Non subire gol è un obiettivo del Milan, ma il Manchester United è una squadra che cerca sempre di fare gol. Non ci sono un Milan vecchio e uno nuovo. In situazioni come queste c’è bisogno di tutto e questa squadra ha a disposizione tutte queste cose: è un nuovo Milan con tanti giocatori che qui hanno vinto tanto”.
Sarà una serata speciale per David Beckham. “La società è sempre stata chiara sulle intenzioni nei confronti del giocatore. Personalmente ho voluto il suo ritorno. Beckham è importantissimo negli spogliatoi, non solo per l’esperienza di giocatore che ha acquisito nei club in cui è stato, ma anche perché è uno che ha carisma”, ha concluso Leo.
Miglior attacco del torneo a inizio anno, peggiore della serie A nelle ultime tre. Cosa è cambiato nel Milan? La testa, purtroppo, dopo aver pestato il muso nel derby. E su questo aspetto non è facile per Leonardo lavorare.
Voglia, entusiasmo e convinzione o ce li hai, o non te li puoi dare.
Possibile che la svolta arrivi invece a livello di modulo e uomini. Non servono le cifre a rimarcare le attuali difficoltà realizzative della squadra: 1 solo gol in 360 minuti tra campionato e Udinese in coppa Italia; anche l’andazzo del derby, con la squadra incapace di concretizzare la superiorità numerica e le tante sterili offensive, dice tutto.
Se Leo aveva già riequilibrato il Milan fantasia con l’inserimento di un mediano in più, passando al 4-3-3 con Beckham nel tridente.
Senza Pato, la quadra ha viaggiato a 4 gol di media a partita. Dal derby in poi è siccità. Come cambiare? L’unica – e Leo ci sta pensando – è tentare con le due punte di ruolo. Cosa che potrebbe indirettamente disegnare un 4-4-2, reso possibile dalla presenza di esterni adattabili come Beckham e Mancini. Si verrebbe a creare il problema Ronaldinho, cui piace partire da sinistra, ma probabilmente non fare l’ala. Automatico, invece, il sacrificio di Seedorf. Più Huntelaar che Inzaghi vicino a Borriello
Inzaghi non parte titolare in campionato da Napoli-Milan del 28 ottobre.
Nel nuovo anno Pippo ha avuto spazio per 31 minuti; Huntelaar, decoroso nel derby, penoso contro il Bologna ha avuto spazio per 130minuti.
E’ una lotta tra poveri, ma l’orientamento di leo è molto chiaro.
E’ scoppiato il caso Seedorf in casa Milan.
Bologna-Milan minuto 16 della ripresa: Leonardo inserisce Huntelaar al posto di un impalpabile Clarence Seedorf, il numero 10 non gradisce e non lo nasconde nè ai compagni in panchina, nè al tecnico, nè tantomeno all’occhio delle telecamere che immortalano tutto.
Gesticola animatamente, evidentemente arrabbiato, Gattuso guarda per terra e forse prova a calmarlo, Beckham fa finta di non vedere mentre il saggio Favalli fa il pompiere. Con chi ce l’aveva l’olandese? Con sè stesso per la prestazione incolore? Difficile conoscendo il personaggio. Con qualche compagno particolarmente indolente (vedi Ronaldinho)? Forse.
Con mister Leonardo? Più probabile. Il tecnico ha provato a smorzare: “Sono sicuro che era uno sfogo positivo” ha detto nel dopo partita, non riuscendo a nascondere però un discreto imbarazzo. E pensare che proprio Leo lo aveva difeso sabato in conferenza stampa concedendogli di prendere parte domani al fianco di Kofi Annan al convegno londinese ‘One Young World’, invece che allenarsi a Milanello come i compagni. Quel che è sicuro è che Seedorf non è solito ad essere sostituito, non lo era per niente ad esempio con l’amico Carlo Ancelotti, e forse quella rabbia era rivolta proprio a Leonardo. Ma guai a chiedergli con chi ce l’avesse, lui cade dalle nuvole.
Beckham e Adiyiah. Galliani continua a ripetere che non ci saranno altri regali nel mercato di gennaio. Il giovane under 19 ghanese però non ha convinto totalmente in questo primo mese rossonero. Per intenderci non è già pronto come lo era Pato al suo arrivo, quando dopo i primi tocchi di palla si intuirono subito le potenzialità del papero brasiliano. Senza contare che tesserando Adiyiah il Milan occuperebbe l’ultima casellina rimasta libera per l’extracomunitario. Insomma la situazione nonostante le dichiarazioni ufficiali di Galliani è in evoluzione.
La necessità di puntellare la difesa, sulle fasce ma non solo, è concreta. Il terzino Maldonado del Flamengo e Astori del Cagliari sono sotto osservazione anche se è stato fatto un sondaggio nelle ultime ore per Ivanovic del Chelsea. Difficilmente però Ancelotti dopo averlo seguito attentamente quando allenava il Milan avallerà la sua cessione. A centrocampo con l’arrivo dello Spice Boy e il rinnovo di Gattuso, non ci saranno novità a gennaio mentre per giugno si sta seguendo Inler dell’Udinese. In attacco un giocatore dalle caratteristiche simili a quelle di Pato e Dinho, una punta esterna, manca come il pane. Pepe dell’Udinese però non convince e in questo mercato è difficile se non impossibile arrivare ad un grande nome.
Pandev è già dell’Inter, le speranze di arrivare al macedone stanno a zero. Sul fronte partenze c’è da valutare la situazione di Huntelaar, infelice e voglioso di conquistare il mondiale con un’altra maglia.
Fonte: di Stefano Donati per Telelombardia – www.qsvs.it






















