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Lo avevamo scritto in tempi non sospetti, quando il campionato ancora doveva finire: non è un auto-elogio, ma solo la testimonianza che marcare l’agente più scatenato del mercato alla fine paga, esattamente come successo con l’affare Balotelli-City. Tra Zlatan Ibrahimovic ed il Milan, la passione è ormai travolgente: restano gli ultimi 10 giorni di mercato per trasformare la scappatella in matrimonio, con buona pace di tutte le parti. E’ un affare complesso più che complicato, le tessere da far quadrare sono tante ed il mercato insegna che gli affari a più firme ed incastri spesso saltano per minimi dettagli: eppure questa volta sembra davvero che il puzzle sia facile da costruire.
Ibrahimovic, sempre più vicino al Milan
Il Barcellona ha chiare le esigenze del Milan e quelle del giocatore: il prestito con diritto (obbligo?) di riscatto è la formula giusta, quella usata ormai in tutta Europa per camuffare gli acquisti a titolo definitivo ma con pagamenti dilazionati negli anni, con il famoso metodo spalmaperdite. Per il Barcellona, la cessione di Ibra sarebbe un salasso al bilancio: qualunque sia il prezzo che il Milan riuscirà a strappare (si parla di 6 milioni subito, 10 entro il 30 giugno 2011, 8 entro il 2012), per i blaugrana si creerà una minusvalenza, visto che lo svedese è vittima di una ipervalutazione economica avuta 12 mesi fa per massimizzare la plusvalenza Eto’o. Se c’è una società che può permettersi queste operazioni però, è proprio quella di Rosell: il Real ha cannoneggiato con Ozil, Guardiola punta i piedi e chiede un esterno d’attacco a completare il tridente con Messi e Villa, un uomo che ben si abbini al Tiki-Taka, la versione catalana del Futbol Bailado. Piacciono Neymar e Ganso, ma a Barcellona bruciano ancora le piaghe Riquelme-Quaresma & co: Rosell, ex presidente della Nike in Spagna, punta tutto su Robinho che della casa americana è un testimonial di spicco, esattamente quello che manca nell’attacco blaugrana firmato Adidas.
Guardiola chiude un occhio (avrebbe preferito un carattere più gestibile), Mancini gioisce: forse con la cessione del brasiliano si può regalare ancora un puntello. Gioiscono anche e soprattutto il Milan ed Ibrahimovic, che a quel punto avrebbero la strada spianata: ci sarebbe ancora qualche problema non di poco conto, in primis l’ingaggio da quasi 12 milioni di euro netti. A sostegno, stranamente, può arrivare la Fininvest, o meglio Mediaset: nella guerra all’abbonamento, la paytv satellitare ha piazzato il colpo Pato come testimonial, quella terrestre può rispondere con lo svedese, storico volto di una delle più riuscite pubblicità dell’azienda di Cologno, ai tempi dell’Inter. In pratica un paio di milioncini ce li metterebbe indirettamente Piersilvio, tra un’ospitata a “C’è posta per te” ed un giro da Chiambretti: a quel punto però un sacrificio dovrà farlo anche Ibra, che anche solo con uno sconto del 10-15% può agevolare non di poco il Milan, scendendo così a livelli non lontanissimi da Pirlo e Ronaldinho. L’ultimo nodo, la famosa variabile capace di far saltare tutto, è il famoso Huntelaar su cui però sta lavorando addirittura Raul: l’ex fuoriclasse del Real, in nome dei bei tempi (sei mesi, ma intensi) con la maglia blanca, starebbe spingendo sull’olandese per il trasferimento allo Schalke, dove il numero 7 si è ben ambientato, ma rischia di morire in fretta di solitudine, visto l’inadeguatezza delle spalle d’attacco.
A quel punto il Milan stravincerebbe, potendosi concentrare su un ultimissimo ritocco che trasformerebbe il mercato 2010 nella migliore sessione d’acquisti post 2002: un terzino di spinta, a patto che costi poco e che parta uno tra Jankulovski e Kaladze. Chi vuole stravincere direbbe addirittura Maxwell: se n’è parlato, ma sarebbe un problema in più da mettere sul fuoco. Il tempo stranamente gioca per i rossoneri: ha più fretta il Barça, che rischia di perdere già il suo primo trofeo con il Siviglia, di acquistare un altro attaccante, che il Milan di regalare Ibra ai suoi tifosi. A proposito, i tifosi. Se qualcuno avesse dei dubbi, tecnici, tattici o caratteriali che siano sullo svedese, pregasi di analizzare un dato: Ibrahimovic ha vinto gli ultimi sette campionati nazionali a cui ha preso parte tra Olanda, Italia e Spagna. Non si sposa bene con Pato e Ronaldinho? Spaccherebbe lo spogliatoio di Milanello? “Ma lascia stare” risponderebbe il gigante con aria annoiata: esattamente come faceva tra Uma Thurman, Topolino ed il Dottor House in quel famoso spot che rischia di tornare a breve di grande moda.
fonte:tuttomercatoweb
La stella continuerà a splendere. Almeno fino al 2014. In casa Milan, complice l’atterraggio dello sceicco Al Maktoum in Italia, pare essersi risolta la questione legata a Ronaldinho. Il numero 80 rossonero resterà a Milano fino al 2014, grazie all’accordo che si starebbe definendo tra i vertici di via Turati e il proprietario della compagnia aerea saudita.
I soldi destinati a trattenere il brasiliano, saranno frutto di un accordo indipendente da quello trovato nello scorso febbraio con la Emirates e che renderà il Gaucho nuovo uomo immagine della stessa società.
Galliani, dunque, è ancora alla ricerca di fondi per dare ad Allegri i rinforzi di cui ha bisogno. La ricerca continua a focalizzarsi su un centrocampista. Visti i buoni rapporti con il Genoa e il presidente Preziosi, Galliani potrebbe tornare a parlare di Mesto. Per Il ventottenne rossoblu si era già sondato il terreno ai tempi della Reggina, quando sulla panchina rossonera c’era ancora Carlo Ancelotti, grande estimatore dell’esterno.
A Genova, Mesto è stato portato sulla linea dei centrocampisti, avanzando il suo raggio di azione. Dotato di grandi doti offensive e tecniche, Mesto può essere un rinforzo di qualità che, a Milano, servirebbe per rinforzare un reparto che, anche a detta del tecnico livornese, necessita di innesti.
In uscita, tutto fermo. Anche perché Thiago Silva non si muoverà. Il difensore brasiliano è stato dichiarato intoccabile da Galliani nell’assemblea dei soci dello scorso maggio e, pare inverosimile, un dietrofront improvviso su questa decisione. Anche perché il Milan ha bisogno di ripartire e gli uomini, per farlo, ce li ha in casa.
fonte:tuttomercatoweb
Parole, parole, parole… Non ne sprecherò per commentare la sconfitta nella prima amichevole stagionale contro il Varese, evidentemente giustificata dalla differente condizione atletica delle due squadre e dai duri carichi di lavoro imposti da Massimiliano Allegri nei primi quattro giorni di ritiro a Milanello. Resta il dispiacere per la brutta figura, ovvio, ma se è vero che il lavoro paga il tempo sarà galantuomo…
Parole, parole, parole… Se ne sono dette tante nel corso della prima settimana della stagione 2010/11: dichiarazioni (d’intenti), conferenze stampa, buoni propositi per il futuro, conferme, smentite o anche semplicemente le classiche chiacchiere da bar.
Hanno parlato proprio tutti tra martedì e domenica, dal proprietario/presidente/allenatore al suo fedele amministratore delegato, hanno parlato il tecnico ed i vecchi (tanti) e nuovi (pochissimi) volti della rosa rossonera; si sono fatti sentire spesso, talvolta anche troppo, procuratori e rappresentanti vari dei giocatori, esperti di mercato o presunti tali. Ma soprattutto si sono alzati forti e chiari i cori e le voci dei tifosi, mai come in questo momento delusi dalla politica messa in atto dalla loro “società del cuore”, capaci di fare decisamente più rumore di chi si è seduto di fronte alla compiacente platea della sala conferenze del centro sportivo di Carnago per sentirsi le solite verità e le sconvolgenti rivelazioni sul radioso futuro che attende il club più titolato al mondo (concetto sempre attuale e ribadito sino allo sfinimento da queste parti…).
Sentirsi promettere un Milan competitivo su tutti i fronti quanto (se non di più) chi, dall’altra parte del Naviglio può permettersi di ragionare serenamente su una doppia cessione eccellente senza curarsi delle conseguenze, è come una barzelletta che ti avranno raccontato un migliaio di volte e non fa più ridere.
Quando poi il discorso scivola sul capitolo giovani, sul rinnovamento radicale che investirà ogni reparto nell’anno della rivoluzione, il fatidico 2011, il tutto scivola nella più triste indifferenza mentre, nel frattempo, a turno i vari over 30 si presentano negli uffici di via Turati e prolungano i loro ricchi contratti per un altro anno. Quando va bene…
Parole, parole, parole… Facciamo fatica a starci dietro, tra scudetti e Champions League che sono pure formalità, tra giocatori migliori di tutti i tempi che si presentano in condizioni pietose (ma sì, in fondo quale atleta non si lascia un po’ andare durante le vacanze… Suvvia!), tra giocatori che vanno (nessuno), che restano (quasi tutti) e che arrivano (io sto ancora aspettando).
Parole, parole, parole… Soltanto parole, cantava Mina. E meno male che ha potuto esprimersi mister Allegri e fare capire a tutti che lui, come chi lo ha preceduto di recente sulla panchina, ha le sue idee e che le porterà avanti con la necessaria fermezza. Senza alcuna imposizione di sorta dai piani più alti. Lui e i sostenitori, più o meno evoluti, per adesso sono gli unici promossi con il massimo dei voti.
Fonte: editoriale di Andrea Distaso per MilanNews.it
All’uscita dalla sede della Lega Calcio, l’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani ha risposto ad alcune domande sul futuro della squadra: “Al Milan non arriverà nessuno se prima non riusciamo a vendere qualche giocatore”. Per quanto riguarda Luis Fabiano l’a.d. del Milan ha dichiarato a Sky:

Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan gela tutti i tifosi milanisti
“Lasciamo tranquillo Luis Fabiano che sta disputando un ottimo mondiale. Al momento non c’è nessuna trattativa per lui”. Su Ibrahimovic, Galliani ha risposto: “E’ un grandissimo giocatore, però prima dobbiamo vendere qualcuno”.
Delusione incontrollabile: il sentimento comune dei tifosi milanisti non può che essere questo, all’indomani della qualificazione alla prima finale degli ultimi 38 anni di storia del Calcio, dei loro dirimpettai nerazzurri. Uno di quegli eventi che la maggioranza dei milanisti pensavano di non dover affrontare mai, si è invece materializzato ed il destino ha voluto che ciò accadesse in un momento piuttosto delicato, per usare un eufemismo, per il futuro rossonero: chissà però che un eventuale trionfo dell’Inter (a cui faccio gli auguri, in vista del 22) non vada a toccare in maniera violenta l’amor proprio di un Presidente di cui oggi il Milan necessita indispensaibilmente.
Pur sposando a pieno la filosofia by Marina Berlusconi, ovvero quella di non investire più in un carrozzone a perdere come il calcio, non posso fare a meno di sottolineare una contraddizione forte nella gestione da parte dell’azionista di maggioranza Fininvest: la volontà di dare un taglio “aziendale” al Milan, mettendola in condizione di bastare a sé stesso per intenderci, non può essere applicato in maniera parziale ed inefficace. C’è una società con gravi perdite da razionalizzare, dovute ai mancati introiti sportivi (leggi fallimenti) e soprattutto all’esagerate spese? Che qualcuno ne risponda in prima persona, in maniera gerarchica, dall’alto verso il basso. I sette nomi per tornare grandi allora non sono sette acquisti impensabili, né sette consigli dai mercati di tutto il mondo: sono riflessioni misurate su una situazione che da troppo a lungo va trascinandosi. Il primo nome è quello di un direttore sportivo: se fosse quello di Ariedo Braida meglio ancora per una questione di continuità, ma a patto che sia il Braida di una volta, dirigente brillante e competente, non quello immobile degli ultimi tempi. E’ impensabile che a scegliere i giocatori ci sia, in grande percentuale decisionale, Adriano Galliani, a mio parere il dirigente numero 1 d’Europa per quanto riguarda il lato manageriale di una società di calcio, ma che non può sdoppiarsi anche nella funzione di ds: se Galliani è il Giraudo del Milan, dov’è il Moggi? I cinque nomi fondamentali per un mercato felice invece, sono in uscita: il bilancio del Milan ha bisogno, per tornare accettabile, di liberarsi di zavorre contrattuali importanti, specie se abbinati al loro relativo apporto in campo.
Abbiati, Dida, Oddo, Zambrotta, Jankulovski, Kaladze, Gattuso, Ambrosini, Flamini, Inzaghi hanno, chi per motivi puramente di ingaggio (come il francese, che guadagna quasi quanto Essien), chi per cause anagrafiche o semplicemente di inadeguatezza tecnica, un posto difficile in una società che necessita di rifondare e rinforzarsi: chiaramente inattuabile un ricambio totale dei dieci suddetti, forse basterebbe ripartire dalla cessione di un 50% di questi. Con il risparmio lordo sugli ingaggi, si può avere maggior margine in questo e soprattutto nel prossimo mercato, specie considerando che alcuni di questi sono giocatori ormai finiti ai margini della rosa e rimpiazzabili con giovani primavera o scommesse di secondo piano. Infine il settimo colpo, è quello più sensazionale: recuperare un fuoriclasse ormai perduto, l’unico insostituibile fino a prova contraria. Il Presidente, che non può limitarsi a bacchettate spesso sconnesse e fuoriluogo, ma deve riprendere possesso di una sua creatura che, oggi come mai in 24 anni forse, ha bisogno di lui: se l’amore c’è ancora, come garantiscono in molti, allora adesso è veramente il momento di dimostrarlo.
fonte:tuttomercatoweb
In un mercato in cui la parola d’ordine dovrebbe essere comprare i tifosi rossoneri ripetono con insistenza solo la parola vendere. Il verbo è utilizzato in modo incessante per esortare il presidente Berlusconi a passare la mano. Dopo la reazione dura di Leonardo che da tempo ha fiutato l’aria parsimoniosa che tira a Milanello, il rapporto tra il presidente e il popolo rossonero ha raggiunto il punto più basso di sempre. Tutti, ma proprio tutti, avrebbero risposto a Berlusconi come ha risposto il mister brasiliano.
Non c’è un solo tifoso rossonero che tra i due in questo momento sceglierebbe il presidente. Inutile ripetere fino alla noia che grazie a Silvio il Milan è diventato il Milan, perchè è da tre anni che il presidente sta vivendo di riconoscenza. E’ il momento di investire, in modo massiccio. Troppi giocatori non sono stati sostituiti in questi anni, così non si può più andare avanti. Bene guardare al settore giovanile e ai giovani di talento ma non può bastare. Del resto è quello che ha sempre ripetuto lo stesso Adriano Galliani: per vincere servono giocatori già pronti e l’esempio dei vari Milito, Lucio ed Eto’o è talmente evidente da far male.
I figli di Berlusconi, Marina in testa, hanno apprezzato il passivo di bilancio di molto inferiore a quello della scorsa stagione, peccato che sia dipeso totalmente dalla cessione di Kakà, un “cespite dell’azienda”, come lo chiamerebbe lei e che continuando su questa strada il Milan si ritroverebbe a lottare solo per un piazzamento in Europa League. Dunque, dato per scontato che Berlusconi ormai abbia tirato i remi in barca e che se Pato venisse ceduto i soldi finirebbero nelle casse della società come quelli di Kakà, la soluzione unica sarebbe quella di vendere la società, prima di pensare finalmente a comprare, per tornare ad essere il Milan, con la M maiuscola.
Fonte: editoriale di Stefano Donati per MilanNews.it

Tifo organizzato del Milan che chiede una pronta riscossa
Era importante vincere. Era fondamentale respingere il prevedibile assalto di Sampdoria e Palermo al terzo posto ed ancora più significativo era dare un segnale di compattezza a tutto l’ambiente e ai tifosi, che avevano vissuto con preoccupazione, mista a sconcerto, l’avvicinamento alla gara con la Fiorentina.
I 3 punti colti contro i viola potrebbero rappresentare il via libero quasi definitivo alla conquista dell’ultimo posto utile per l’accesso diretto alla fase a gironi della prossima Champions League e all’automatica garanzia di avere in tasca quei 20 milioni di euro che respingerebbero l’obbligo di privarsi di un pezzo pregiato nel prossimo mercato. Come è avvenuto, peraltro, non più tardi della scorsa estate, quando il popolo rossonero ha visto partire Kakà alla volta di Madrid per tappare la falla, pari a quasi 70 milioni, venutasi a creare nel bilancio per la mancata partecipazione all’edizione 2008/09 della coppa più prestigiosa.
Situazione che, secondo radiomercato, potrebbe riproporsi anche stavolta con uno dei pochissimi fiori all’occhiello rimasti in una compagine ormai logora e bisognosa di una sostanziosa opera di restauro: parliamo di Pato, che potrebbe abbandonare la barca a prescindere da qualsiasi tipo di discorso.
Sembrano suonare forti le sirene spagnole (nuovamente sponda Real) e quelle londinesi, con Carlo Ancelotti che spinge sempre con maggiore convinzione il Papero a seguirlo al Chelsea e a dare una spinta decisiva alla propria carriera. Offerta a cui sarebbe difficile rispondere ancora di no, a maggior ragione a fronte di una controproposta, da parte della dirigenza milanista, che non sembra essere altrettanto allettante per almeno due ragioni.
Attualmente la punta carioca percepisce già quei 4 milioni di stipendio annuo che rappresentano il tetto massimo stabilito da via Turati e, di fronte ad un’offerta superiore da parte del club di Abramovic, il rilancio non avverrebbe; inoltre, a “spaventare” Pato ed il suo entourage sarebbe la prospettiva di un altro anno in una squadra destinata per il momento ad un ruolo di comprimaria, sia in Italia che in Europa.
Ecco, il punto principale è proprio questo. “Progetto”, parola che sta a cuore a molti, di cui talvolta si abusa in un mondo, come quello del calcio, poco abituato alla programmazione, ma che paradossalmente si abbina alla perfezione con il momento storico che sta attraversando il Milan. Semplicemente perché non c’è! O meglio, se la ristrutturazione prevista nell’estate 2010 prevede l’acquisizione di parametri zero (peraltro nemmeno di alto livello) come Yepes o di nomi che solo 4-5 anni fa avrebbero fatto sorridere anche i più pessimisti tra i pessimisti (Lazzari, Aogo, Cacau, Kroldrup,…), inizia male in partenza.
Non è riducendo drasticamente qualsiasi tipo di investimento o abbattendo clamorosamente il monte ingaggi che si può pensare di mantenere il Diavolo a livelli di medio-alta competitività, compatibilmente con i nuovi parametri finanziari fissati dalla Uefa di Michel Platini.
Raccontare alla gente che il Milan sta adottando una politica lungimirante e che sta tentando di precedere la concorrenza su questo percorso è una favola bella e buona, in quanto non accompagnata in tempi recenti da una convinta e convincente opera di sviluppo del settore giovanile e di ricerca di calciatori di sicuro avvenire.
Chiarezza ci vuole, quella che reclamano ormai da tempo i sostenitori rossoneri e che renderebbe tutto più facile; una comunicazione tra pubblico e società finalmente trasparente, in barba alla necessità di vendere abbonamenti e di strappare qualche biglietto in più al botteghino. In attesa di principi azzurri in sella a bianchi destrieri o di fantomatici sceicchi a bordo di tappeti volanti.
fonte:Andrea Distaso per MilanNews.it

Leonardo dice addio al Milan
”Non so cosa ha detto Berlusconi ma, a prescindere da questo, non posso negare che il nostro rapporto è difficile. Siamo molto diversi, forse siamo incompatibili, ma l’importante sono queste tre partite e ci tengo troppo”. Così il tecnico del Milan Leonardo ha commentato le presunte dichiarazioni di Silvio Berlusconi che, nel corso di una cena con i senatori del Pdl, avrebbe detto di aver già deciso di cambiare allenatore.
”Credo di essere testardo, io credo alle mie cose e ci credo e lo faccio con passione”. Cosi’ Leonardo ha parlato del suo modo di essere, riprendendo la definizione di ”testardo” che Berlusconi avrebbe dato di lui. ”E’ un’incompatibilità a livello di modo di essere e di stile. Ognuno ha il suo modo, con tutto il rispetto”, ha poi concluso il tecnico del Milan.
“Non ho mai parlato del mio futuro con nessuno perché non è ancora il momento per pensarci. Io del futuro non so niente, ma non ho parlato con il Flamengo, né ho pensato alla Seleçao. – continua Leonardo – Oggi vi dico che non ho alcuna proposta, ci sono tre partite per chiudere un anno per me importantissimo. Il mio rapporto col Milan è solido, perché è chiaro. Non è importante se sono felice o no, se non saremo in grado di andare avanti insieme, una stretta di mano e via”.
Nella seconda parte della conferenza stampa il tema torna ad essere il calcio giocato, in particolare l’attenzione ricade sulla prossima sfida dei rossoneri contro la Fiorentina, fondamentale per il terzo posto in classifica: “Dipende solo da noi e questo è un aspetto positivo. I ragazzi sono pronti a reagire, abbiamo lavorato benissimo questa settimana e ci tengono a finire bene la stagione”.
Un pensiero però non può non andare ai cugini nerazzurri, freschi di conquista della finale di Champions League: ”In finale ci arrivi perché te lo meriti e l’Inter l’ha meritato: è una grande squadra che arriva meritatamente in finale, c’è una grande rivalità cittadina, bella da vivere, ma complimenti all’Inter”.
I tifosi però, sembrano aver preso le parti del tecnico che li ringrazia a suo modo: “Non c’è bisogno di un ‘grazie’. Il nostro è un rapporto speciale e i sentimenti non si ringraziano”
fonte:sportmediaset.it

Pato e il Milan, divorzio in vista
Un link di protesta dei tifosi del Milan per le “strategie” di mercato ha raccolto su Facebook 16.300 iscritti in 48 ore. Precedenti Barcellona-Inter. Il malumore tra i rossoneri cresce, la Curva e altri gruppi stanno seriamente pensando a un corteo o addirittura a un sit-in in via Turati. Il clima era già bollente, la qualificazione dell’Inter alla finale di Champions e le dichiarazioni di Berlusconi su Leonardo (”Se ne va perché è testardo, ha fatto giocare male la squadra”) non hanno contribuito a rasserenare l’ambiente. E ancora qualcosa di grosso deve accadere.
Le notizie che arrivano dall’Inghilterra sono continue e circostanziate: le trattative per la cessione di Pato a giugno al Chelsea sarebbero già in fase avanzata, questione di firme. La società intanto ha scartato l’ipotesi di Marcello Lippi direttore tecnico (non piace a molti in squadra, vorrebbe fare a modo suo, costa troppo) e sta seriamente pensando ad Arrigo Sacchi per quel ruolo. L’ex allenatore e oggi apprezzatissimo opinionista Mediaset si sarebbe già incontrato 2 volte in via Turati e starebbe definendo cariche e autonomia. Una scelta delicata per lui e non solo: Sacchi è stato spesso all’opposizione in questa stagione, non ha condiviso le strategie e il mercato del Milan e ha pubblicamente bocciato l’ingaggio di Yepes. Inoltre ha giustamente più volte elogiato Leonardo per l’ottimo lavoro che ha svolto.
Sui blog e sui social network si leggono anche cose divertenti (”Caroselli a Milano anche da parte dei tifosi del Milan: festeggiano il mantenimento del piazzamento nel ranking e il pareggio di bilancio”) o drammatici (”Ci stanno rubando il futuro”, “Una volta realizzavamo i loro sogni, ora realizzano i nostri ricordi”) o ironicamente violenti (”Berlusconi torna al Milan!”).
Indiscutibilmente, le argomentazioni di queste settimane stridono in maniera insopportabile. Galliani dice che Leonardo se ne va anche per questioni di famiglia, Berlusconi precisa che – sostanzialmente – se ne va perché ha fallito. Così come un anno fa Ancelotti fu cacciato perché aveva perso lo scudetto. Certo la cessione di Kakà sostituito da Onyewu (l’acquisto più importante, Thiago era già del Milan da gennaio) non hanno molto aiutato il testardo Leonardo.
Il budget di 0,0 non pare possa aiutare granché nemmeno Filippo Galli. La questione dei parametri che varranno dal 2012 (ogni società potrà spendere secondo i bilanci delle stagioni precedenti, eccetera) e della situazione finanziaria del mondo sono risibili, alibi per celare l’apatia. Il disamore e i contrasti sono ormai diventati palpabili. Con il rigore e la schiettezza che ne hanno contraddistinto la vita e la carriera, a fine agosto 2009 il tifosissimo Fedele Confalonieri confessò al “Corriere della sera”: “Su Kakà bisognava essere sinceri da subito”. Refrain che torna di attualità per Pato. E non solo. Si dice, di qualche giovane promessa che non è mai esplosa: “Ha un grande futuro dietro le spalle”. Un motto che sembra valere anche per il Milan di oggi.
Grandi rivoluzioni sono attese solo nello staff tecnico: il responsabile medico e di Milan Lab, Jean Pierre Merrsseman, presenterà le dimissioni per la seconda stagione consecutiva e questa volta potrebbero essere accettate. Probabili congedi anche dall’attuale medico sociale Manara e dal responsabile dei preparatori atletici Daniele Tognaccini. In preallarme Gianluca Melegatti, uno dei luminari della Fsioklinik di via Fontana a Milano, responsabile medico della Nazionale italiana di rugby e consulente dell’Armani Jeans basket, e il suo collaboratore Alessandro Trabattoni che faceva parte (da esterno) anche dello staff di Meersseman. Consulenza esterna affidata a Bernardo Misaggi, primario del reparto di chirurgia vertebrale del Gaetano Pini di Milano (a gennaio era uno dei candidati di Berlusconi per la presidenza della Regione Calabria).
Al settore giovanile, responsabile al posto di Filippo Galli che sarà promosso allenatore, potrebbe arrivare Billy Costacurta, già contattato nelle scorse settimane per i Milan junior camp.
Fonte: editoriale di Luca Serafini per MilanNews.it

Mario Balotelli in fuga dall'Inter?
Tanto tuonò che piovve! Il caso Balotelli, dopo le tante avvisaglie cominciate mesi fa e tamponate a fatica, grazie alla pazienza di Moratti e di Mourinho, ma anche alla benevolenza e professionalità dei leaders storici dello spogliatoio interista, la scorsa settimana, è esploso così fragorosamente, da travolgere tutto e tutti.
Perfino un presidente sempre misurato ed affettuoso nei suoi interventi, nella gestione dei calciatori, come Massimo Moratti, prima della partita con l’Atalanta, ha dovuto travestirsi da arbitro severo ed espellere, in modo clamoroso, SuperMario dal ritiro. La domanda che sorge spontanea è: come può un così giovane calciatore, anche se dotato di “tonnellate” di muscoli ed ineguagliabile prospettico talento calcistico, aver istericamente generato questo caos, nel momento più delicato della stagione dell’Inter?
Ai primi segnali di malessere nel rapporto, concretizzatisi con l’esibizione canora di Balotelli ad Appiano Gentile, sulle note dell’inno del Milan e proseguiti, indossando la maglia rossonera, per la gioia delle telecamere di “Striscia”, molti critici, superficiali e benevoli, avevano ingenuamente giustificato l’attaccante, sottolineandone un improbabile ed inimitabile spirito goliardico.
Oggi, però, il violento ed offensivo comportamento tenuto dal giovane “gigante” nerazzurro durante ed al termine della favolosa partita dell’Inter con il Barcellona, impone delle riflessioni più serie ed approfondite, su un caso che potrebbe, purtroppo, assumere i contorni di un vero e proprio giallo.
Possono la spontanea esuberanza giovanile, lo spirito goliardico ed una inesauribile vena naif, giustificare dei comportamenti così clamorosi e ripetuti, da somigliare ad un crescendo “rossiniano”?
Rispondere affermativamente, sarebbe offensivo per il proprio quoziente intellettivo.
Può essere soltanto casuale, negli ultimi tempi, la costante apparizione, al fianco di Balotelli, di un agente freddo ed intraprendente come Mino Raiola, il Re delle più ricche transazioni di mercato internazionale?
Anche a questa domanda, l’esperienza, sicuramente, ci impedisce di rispondere affermativamente.
Ma, l’ulteriore quesito che sorge spontaneo, è il seguente:
chi è il vero regista di questa telenovela che si tinge sempre più di giallo?
Sono sicuro che non è il Milan, che sta alimentando questa possibile e, altrimenti, incomprensibile strategia di “rottura” di Balotelli nei confronti dell’Inter. Il tutto tenderebbe a determinare le condizioni per un trasferimento del calciatore ed al prezzo più modico possibile.
Individuare nel club di Berlusconi e Galliani il possibile colpevole, sarebbe oltremodo ingenuo e di certo ci si sbaglierebbe. Così come accade all’inizio di un film, quando si è portati ad individuare l’assassino nella persona più sospetta, salvo essere smentiti dalla sorpresa finale. Comunque, non sono questi i metodi del club rossonero.
Allora, chi possono essere i possibili mandanti? Sicuramente, risiedono all’estero. Probabilmente in Inghilterra, tenuto conto che l’Arsenal ed il Manchester City spesso amano muoversi sui giovani calciatori italiani in modo poco elegante. Ma è credibile pure che le “menti” di questo complotto possano risiedere in Spagna, dove i due più grandi club (Barcellona e Real Madrid), lo scorso anno, hanno già speso in Italia valanghe di milioni, con ritorni non sempre adeguati. Magari, quest’anno, vogliono fare la spesa a prezzi più modici ed acquisendo la “meglio gioventù”.
Tutta questa triste e grottesca vicenda, comunque vada a finire, impone una riflessione profonda su come sia ormai diventato troppo fragile e carente il rapporto contrattuale professionistico tra le società ed i calciatori. I club sono ormai in chiara posizione di inferiorità e non hanno alcuna arma legale per difendersi. Il fantasma della causa per mobbing è sempre dietro l’angolo. Questo tipo di rivendicazione è quella preferita dai manager per ottenere più velocemente lo scopo del calciatore, quello di svincolarsi e, magari, ricevere anche un lauto indennizzo.
I rappresentanti dei calciatori, sfruttano così alcuni aspetti della tutela legale prevista dal rapporto di dipendenza di un qualsiasi lavoratore subordinato, che viene fatto oggetto di vessazioni da parte del datore di lavoro. Secondo voi, è davvero il calciatore un semplice “dipendente”, così come sancisce la legge 91 all’articolo 1?
Riflettete gente, riflettete…
Articolo di PierPaolo Marino






















