Articoli marcati con tag ‘calciomercato’

Ecco un articolo tratto da Tuttomercatoweb, a firma di Pierpaolo Marino, in cui l’ex direttore sportivo del Napoli assegna i voti alla campagna acquisti delle 20 squadre di Serie A a poche ore dalla fine della sessione estiva di Calcomercato .

Michele Criscitiello mi esorta a dare voti e giudizi alle campagne acquisti delle società di Serie A, a meno di 24 ore dalla chiusura del calciomercato. Non è un esercizio che mi piace, anzi, lo detesto, però il Direttore conosce bene cosa voi tutti volete leggere ed allora mi faccio violenza e per accontentarlo e, spero, fare felici anche voi lettori. Scrivo di getto, lasciando andare la penna più veloce del pensiero. Ne viene fuori una classifica, in cui i voti sono assegnati in proporzione alle possibilità di investimento ed ai bacini d’utenza dei club, nonché alle performance sportive cui le varie società devono, per blasone, mirare. Dopo la classifica, i giudizi servono a spiegare i voti.


Pierpaolo Marino, ex direttore sportivo del Napoli e grande esperto di calciomercato

Pierpaolo Marino, ex direttore sportivo del Napoli e grande esperto di calciomercato


Non posso, però, esimermi dal ringraziarvi per la passione e la costanza con cui seguite questo editoriale. La redazione di TMW mi comunica l’ennesimo record di lettori dell’ultima rubrica del “Calcio SottoMarino”. Avete battuto ogni primato e la capienza del nostro e vostro stadio virtuale ha dovuto raggiungere 130mila posti. Di questa attenzione che voi dedicate all’editoriale, mi sento orgoglioso e ricambio con 130mila grazie diretti ad ognuno di voi. Naturalmente è mio dovere ringraziare anche e soprattutto l’editore, il direttore, nonché tutta la redazione di Tuttomercatoweb.com, per lo straordinario e meraviglioso veicolo di comunicazione che, grazie al loro incessante lavoro, è diventato questo portale.

Classifica calciomercato 2010 ad un giorno dalla chiusura:

1° MILAN – VOTO 10

2° GENOA – Voto 8
3° PALERMO – Voto 7.5
4° LAZIO – Voto 7
5° BARI – Voto 6.5
CATANIA – Voto 6.5
PARMA – Voto 6.5
8° CAGLIARI – Voto 6
CHIEVO – Voto 6
FIORENTINA – Voto 6
JUVENTUS – Voto 6
NAPOLI – Voto 6
ROMA – Voto 6
SAMPDORIA – Voto 6
UDINESE – Voto 6
16° BOLOGNA – Voto 5.5
BRESCIA – Voto 5.5
INTER – Voto 5.5
19° CESENA – Voto 5
20° LECCE – Voto 4.5


1° MILAN – Berlusconi, vittima degli ingrati cori di fine stagione, da parte della tifoseria rossonera, risulta il vero re del mercato 2010. Bravissimo anche Galliani per la sagacia ed il tempismo dimostrati. La squadra si è rinforzata quasi in ogni reparto. Ibrahimovic è il vero grande colpo del mercato europeo 2010. Questa operazione è stata grandiosa, sia da un punto vista tecnico, che da un punto di vista economico. Se, alla fine, dovesse arrivare anche Robinho, al 10 aggiungo anche la lode.

2° GENOA – Preziosi vende tanto e compra molto e bene. Alla fine dei giochi mette a disposizione di Gasperini una rosa competitiva e ben equilibrata. Se il tecnico genoano saprà trovare la giusta miscela per aumentare, rispetto allo scorso campionato, il rendimento esterno della squadra, il Grifone può essere la vera sorpresa.

3° PALERMO – Strategia intelligente. Squadra giovane e con talenti che qualche grande squadra non ha. E’ partito Cavani, ma viene giustamente promosso il talentino Hernandez, arrivano, poi, altri due buoni attaccanti che rispondono ai nomi di Maccarone e Pinilla. Non dimentichiamo che il reparto offensivo è completato dal piccolo grande Miccoli. In difesa parte il biondissimo Kjaer, ma l’argentino Munoz potrebbe sorprendere tutti. A centrocampo, è stata costruita una squadra con gamba e qualità.

4° LAZIO – Sotto le sagge direttive di Reja, ha portato a termine un mercato logico e ben bilanciato da un punto di vista finanziario. Riscatta Floccari, “ricompra” Ledesma, mette le mani sul “Profeta” Hernanes e completa l’attacco con un bomber tecnico, elegante e possente come Roque Santacruz. La sola “dolorosa” partenza, quella di Kolarov, viene ben gestita dal punto di vista economico, tanto che, da sola, riequilibra una buona parte dei costi per le acquisizioni. Centrocampo fortissimo, attacco competitivo. Una sola grande perplessità, la discontinuità di Muslera.

5° BARI – Due grandi imprese, i riscatti di Almiron e Barreto. Perde, in un sol colpo, due giganti come Bonucci e Ranocchia, ma quasi non se ne accorge con lo spostamento dall’esterno verso il centro di Andrea Masiello. Inoltre, arriva il grintoso e granitico Rinaudo. L’acquisto di Ghezzal è un’altra mossa molto intelligente.

CATANIA – Mantiene, in pratica, l’intelaiatura dello scorso anno (e non è poco). Nello “scambio” tra Gomez (vera e propria scommessa di Pietro Lo Monaco) e Martinez (partito per Torino), fa il miracolo di portare a casa oltre 10 milioni di utili. Antenucci, se riconfermato, anche dopo ultime ore di mercato, può essere una lieta sorpresa.

PARMA – Giovinco è la stella di una campagna acquisti logica e talentuosa. Candreva, pupillo di Pasquale Marino, costituisce la chiusura col botto.

8° CAGLIARI – La squadra di Cellino merita la sufficienza per le tante riconferme importanti ed un’operazione pesante che comporta l’uscita dell’impalpabile e troppo difeso Larrivey a vantaggio del più pragmatico Acquafresca.

CHIEVO – Perde Pinzi, una pedina importante, ma riconferma i migliori giocatori già in organico (Pellissier su tutti). Ottima la scelta di Pioli per la conduzione tecnica.

FIORENTINA – Ottimo l’acquisto di D’Agostino. Cerci e Boruc sono le ultime, in ordine di tempo, due scommesse di Corvino. Se Mutu non risolverà la miriade di problemi che lo assilla, al momento manca una punta dello stesso livello del rumeno. Non è stato rimpiazzato l’infortunato Jovetic.


JUVENTUS – Tanti giocatori acquistati, ma nessuno in grado di far compiere un vero salto di qualità alla squadra. Si è perso inutilmente tanto tempo per rincorrere Dzeko. Troppo lungo quel mese di ibernazione dalle trattative a cavallo tra la fine di luglio e la prima metà di agosto. Troppi milioni spesi per Krasic, Storari, Martinez, Motta e Pepe. L’acquisto di Quagliarella è stato quasi estemporaneo. Si voleva rifondare la squadra con campioni animati da nuovi stimoli, ma, a Bari, non si sono viste né la qualità né le motivazioni dei nuovi. Non resta che sperare nell’arrivo in extremis di Borriello e nelle capacità di Delneri di dare un’impronta di gioco collettivo alla squadra, perché i fuoriclasse che già hanno in organico le altre due concorrenti dei bianconeri, vale a dire Inter e Milan, non sono per ora arrivati.

NAPOLI – Grande colpo l’acquisto di Cavani, ma il suo arrivo comporta la traumatica partenza di Quagliarella. A centrocampo, arriva Yebda, ma parte Cigarini. La rinuncia (dolorosa secondo il sottoscritto) a Denis apre la porta a Lucarelli, mentre Josè Ernesto Sosa arriva come una sorta di vice Lavezzi (con meno gamba) o di vice Hamsik (con meno geometria). Se non ci saranno, oggi, altri arrivi, la rosa si è molto ristretta, proprio mentre la squadra conquista il diritto a partecipare alla faticosa fase a gironi dell’Europa League. Dimenticavo, che anche Dossena, va considerato alla stregua di un nuovo acquisto, visto che, nello scorso campionato, aveva giocato poco perché non era in condizioni fisiche decorose.

ROMA – Il 6 è dovuto al probabile arrivo di Borriello. Se il bomber rossonero dovesse invece prendere la strada per Torino, non sarei in grado di dare un voto al mercato della società capitolina. Non posso però esimermi da dedicare un encomio solenne a Ranieri ed a tutti i dirigenti della Roma, per la serietà, la professionalità e l’abnegazione che hanno dimostrato in un momento societario così delicato e difficile.

SAMPDORIA – Il mercato blucerchiato merita la sufficienza per quelle che, al momento, sono le riconferme del tris d’assi Pazzini, Cassano, Palombo. Questi fuoriclasse, con la loro permanenza, equivalgono a tre grandi colpi di mercato, altrimenti…

UDINESE – Molti milioni, intelligentemente incassati da cessioni arrivate al momento giusto ed al prezzo migliore (Pepe, Motta, D’Agostino). Il ricavato, come sempre, incentiverà la saggia politica di investimenti futuri. Il gradito ritorno di Guidolin e l’arrivo di un bomber Denis sono i veri colpi in entrata, mentre la sorpresa positiva potrebbe essere costituita dall’acquisto del colombiano Armero.

17° BRESCIA – Troppo poco gli acquisti dei pur talentuosi Diamanti ed Eder per garantire la giusta competitività per una salvezza tranquilla.

BOLOGNA – Grande coraggio e determinazione nelle scelte dei giovani acquisti. Tuttavia non assegno la sufficienza perché i Felsinei perdono un tecnico come Colomba che conosceva a menadito la chimica della squadra e della città.

INTER – Moratti, decide di vivere di rendita, sugli indovinati e generosi investimenti degli anni scorsi, per affrontare le sfide che vedono i nerazzurri obbligati a vincere in tante competizioni. La partenza di Balotelli è tecnicamente e praticamente indolore. La vera scommessa e quindi anche l’incognita, è il placido Benitez, che sembra troppo compassato, per una squadra che, in Europa, è tornata a vincere solo quando Mourinho ha generato corrente ad alta tensione…

19° CESENA – Le uniche note positive sono le riconferme dei due talenti Giaccherini e Schelotto. Basteranno, insieme all’entusiasmo delle prime giornate del tanto desiderato ritorno in Serie A?

20° LECCE – Tanti acquisti, ma non tutti di eccelsa qualità. La squadra, per essere competitiva per la salvezza, resta incompleta in ogni reparto. Appare solo “romantica” la mossa Chevanton.

fonte:tuttomercatoweb

Niente di nuovo sul fronte occidentale. Prendiamo in prestito il romanzo di Remarque per fare capire qual è – e quale sarà, con ogni probabilità – la situazione del Milan, tra presente e futuro. Un piccolo passo, in realtà, è stato fatto: la cessione di Storari alla Juve porta moneta frusciante che può essere reinvestita nel mercato. 4,5 milioni per un portiere di trentatré anni è certamente un bel prendere, bisogna capire quali saranno le prossime mosse del mercato Milan.

Jan Huntelaar, fallimento milanista della passata campagna acquisti rossonera

Jan Huntelaar, fallimento milanista della passata campagna acquisti rossonera


Facile pensare all’acquisto di Andrea Lazzari, pagato 2,5 milioni di euro dal Cagliari per riscattare la metà dall’Atalanta. Verosimilmente il prezzo varia dai 6 agli 8 milioni di euro, e i rossoneri potrebbero infilarci pure la metà di Astori, arrivando a investire qualche soldo per una soluzione in comproprietà. Resta da vedere come si muoverà con gli svincolati: Clerc sarebbe da acquistare, perché è certamente un giocatore con un buon pedigree e finalmente non sarebbe un adattato sulla fascia, a parametro zero è un’occasione più unica che rara. Poi ci sarebbe Adriano Correia, del Siviglia, ma con Del Nido è sempre difficile trattare: sei o sette milioni potrebbero fargli cambiare idea (considerando che è in scadenza nel 2011).


Da quello che mi risulta, parlando anche con fonti vicine al Milan, Berlusconi non ha intenzione di spendere in questa campagna acquisti, quindi bisognerà capire dove andare a prendere il tesoretto. Galliani ha più volte ribadito che Huntelaar è incedibile, ma realisticamente è l’unico che può spostare qualche virgola in fase di mercato. Paulo Henrique Ganso sarebbe il sogno, ma se l’olandese dovesse rimanere a Milano, anche il sogno rimarrebbe tale.


fonte: Andrea Losapio per tuttomercatoweb

Storicamente, qualunque campionato non vinto per Milan, Inter e Juve diventa un campionato perso.
Questo è stato vero fin quando la forza finanziaria dei tre club più importanti d’Italia non era troppo diversa. Poi il primo Milan di Berlusconi ha fatto saltare il banco.
Adesso è toccato all’Inter di Moratti.
Pensare di superare l’Inter sul mercato è pura illusione.


Del Neri, allenatore della Juventus

Del Neri, allenatore della Juventus


Bisogna accontentarsi dei nomi di secondo piano (pur se dispendiosi) con tutti i rischi annessi. Se va bene, se si azzecca la stagione, si può anche vincere lo scudetto o quasi (Roma docet).
Se va male, si cade pesantemente e si perde la Champions. Checchè ne dica quel buontempone di Jean Claude Blanc, la mancata qualificazione alla Champions ha causato danni enormi per lo sviluppo del projettò.
Marotta adesso deve raccogliere i cocci e fare quel che può.


Non so se ci riuscirà: i rischi sono evidenti. Siccome, però, un anno fa di questi tempi ero convinto che Alessio Secco avesse allestito una gran bella squadra (lo ricordo perché è giusto riconoscerlo, mentre tanti colleghi che scrivevano mirabilie adesso fingono di nulla) aspetto a esprimermi sulla nuova Juve. Se non altro perché siamo alle primissime battute del mercato.
I tifosi chiedono titolari e nomi tosti.
Rispondo dicendo che, quelli, li può garantire una proprietà che vuole investire e molto. Non quella attuale, di sicuro.

Fonte: di Fabio Ravezzani per Telelombardia – qsvs.it

Nell’Inter del nuovo corso, orfana di Josè Mourinho e per adesso anche dell’allenatore che dovà prenderne il posto, qualcosa si muove. Moratti, Oriali e Branca già da qualche tempo stanno lavorando per svecchiare e rinforzare l’organico nerazzurro. Perché l’intenzione della proprietà è quella di lottare per restare ai vertici non solo in campionato ma anche in Europa e proprio per questo motivo andranno fatti degli interventi mirati che non stravolgeranno per forza di cose l’organico.


Gerrard, prossimo grande colpo della società nerazzurra

Gerrard, prossimo grande colpo della società nerazzurra


A centrocampo verranno fatti almeno un paio di interventi. Gerrard è il nome in cima alla lista dei desideri di Massimo Moratti, il quale peraltro non ha certo nascosto una certa simpatia per il capitano dei Reds. Secondo alcune indiscrezioni Oriali e Branca avrebbero già incontrato l’entourage del giocatore che avrebbe deciso di lasciare la Premier affascinato dall’Italia e dal club di Moratti.


Ma non è l’unico, perché sulla lista di Oriali e Branca figura il nome dello spagnolo Xabi Alonso. Guarda caso un altro ex giocatore del Liverpool che al Real Madrid non ha entusiasmato e che non convincerebbe particolarmente Josè Mourinho. Resta sempre aperta una finestra con il Real Madrid per il nazionale francese Lassana Diarra classe 85, anche se il sogno resta un certo Fabregas, per il quale il numero uno di Palazzo Saras era anche disposto a mettere sul piatto il cartellino di Balotelli, ma per lo spagnolo il Barcellona ha bruciato tutti.

Quella che si sta velocemente consumando in questi ultimi giorni è la più violenta rivincita che gli allenatori potessero prendersi sulle società, dopo tanti decenni di sofferenze, licenziamenti e mancati rinnovi del contratto.
Per i presidenti una vera e propria pena da “contrappasso dantesco”, che nemmeno la fertile fantasia dell’Alighieri sarebbe mai riuscita a partorire.

Mihajlovic: Scusate, ma lascio il Catania

Mihajlovic: "Scusate, ma lascio il Catania"


Cominciamo da Moratti, che, nel momento topico della trionfale stagione dell’Inter, è stato messo immediatamente sui carboni ardenti dalla fuga a Madrid del suo allenatore, che pure era legato da contratto. A tal proposito, per verificare quanto a noi fossero già chiari, in tempi non sospetti, gli intenti dello Special One, provate a rileggere, cliccando in fondo a questa pagina, la nostra rubrica del 16 marzo scorso.
Eppure non abbiamo la sfera di cristallo e, per fortuna, non l’avevano neanche quei “soloni” che, dopo due giorni, si affrettarono a smentire affermando che Florentino Perez aveva un’idiosincrasia per Mourinho somigliante all’orticaria. Complimenti!
La panchina ancora vacante della regina d’Italia e d’Europa, genera un effetto così traumatico da condizionare, in parte, anche le mosse degli altri presidenti “licenziati”, in questi ultimi giorni, dai propri allenatori. Una vera e propria sindrome da “ruggito del coniglio”.
In particolare Sinisa Mihajlovic, che aveva già ricevuto l’investitura onoraria dei giocatori dell’Inter, ma non quella decisiva del Presidente Moratti, che, invece, vuole Hiddink o Benitez (con buone speranze) e sogna Capello (una chimera), ha tenuto, per alcuni giorni, bloccate altre due società che lo corteggiavano insistentemente.
Si tratta di Fiorentina e Genoa, i cui destini sembravano, fino a ieri, collegati da una reazione a catena, scaturita, in casa viola, da una separazione largamente annunciata con Prandelli, dopo tanti mesi di gelo ed incomprensioni con la dirigenza. In questo tritacarne aveva messo un piede anche Gasperini, per lui si sarebbe trattato di un vero e proprio divorzio, dopo aspri litigi con un esponente della famiglia Preziosi, cui il tecnico rossoblu ha bocciato l’ultimo mercato, nonostante fosse stato fatto anche con il suo benestare. La Fiorentina, nei giorni scorsi, aveva parlato due volte con Gasperini e con lui c’era buon feeling, ma Corvino ha temuto di non trovare un accordo con Preziosi per liberarlo dal contratto. Così il buon Pantaleo si è rivolto a Mihajlovic, che, condizionato dalle pressioni dei suoi ex compagni prima ed allievi poi dell’Inter, ha preso tempo, sciogliendo ogni riserva soltanto nella serata di ieri.


I dirigenti del Genoa, che, nel frattempo, non dormivano e che, già da un po’, proteggono Gasperini, ma non lo amano più, per non farsi trovare impreparati, avevano già incontrato Giampaolo, che, nonostante la sua signorilità, non li ha convinti. Paradossale che, ad un certo punto, anche Preziosi stava per rivolgersi a Mihajlovic, che così, in due giorni, si è trovato ad un passo da tre prestigiose panchine.
Altri due dirigenti “esonerati” (si fa per dire) anche essi dal proprio allenatore, dopo che lo avevano coraggiosamente rilanciato, sono Pulvirenti e Lo Monaco, che corteggiano Giampaolo ed, in alternativa, pensano a Ballardini.
Queste stesse due piste sono seguite anche da Campedelli, altro presidente “licenziato” dal suo allenatore Di Carlo, fuggito a Genova da Garrone, a sua volta, orfano di Delneri.
L’unico presidente, mangia-allenatori per antonomasia, che, con intuito e genialità è riuscito ad anticipare le mosse del proprio tecnico ed ad imporre l’esonero, prima di un’altra inevitabile fuga per la gloria, è stato Massimo Cellino. Il licenziamento di Allegri, che ai più era sembrato inspiegabile, poi si è rivelato, dopo quella che è stata battezzata la “rivoluzione di maggio” degli allenatori, l’unico che ha restituito il ruolo di padre padrone al presidente: “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!”
Tutti questi intrighi legati al valzer delle panchine, logicamente, hanno, fino ad ora, paralizzato il mercato di quasi tutte le società coinvolte. Soltanto Juventus, Roma e Napoli, saldamente nelle mani di Delneri, Ranieri e Mazzarri, possono già muoversi speditamente.
I problemi economici della Roma, purtroppo, sono noti a tutti. L’ottimo Daniele Pradè dovrà fare anche quest’anno delle acrobazie tecnico-finanziarie. Il diktat della proprietà è realizzare almeno una cessione da 20-25 milioni e, contemporaneamente, procedere all’acquisizione di calciatori a parametro zero (l’Imperatore Adriano il primo della serie). Sul piede di partenza si trova Vucinic, più che mai richiesto dal Manchester City, mentre i dirigenti della Roma sperano di non dover sacrificare De Rossi e trattenere Juan, che è tentato dall’Inter e che Mourinho vorrebbe al Real. Il miracolo sarebbe quello di riuscire a vendere Mexes per una decina di milioni e con il ricavato riscattare Burdisso, che porterebbe in dote anche suo fratello Guillermo.
I primi passi del nuovo management della Juventus sono stati quelli di riallacciare le trattative con l’Udinese per Pepe e D’Agostino, oltre a quella con il Palermo per Kjaer. Marotta ha, inoltre, dato il mandato per lo scambio con il Wolfsburg tra Diego e Dzeko, con adeguato conguaglio a favore dei tedeschi.


Per quanto riguarda Pazzini e Palombo bisognerà attendere che Garrone smaltisca la collera per il doppio tradimento dello stesso Marotta e di Delneri.
Grandi problemi, invece per il Napoli per arrivare alla tanto ambita prima punta. Gli ultimi pettegolezzi di mercato, riferiscono di un mancato interesse a trasferirsi a Napoli di Pazzini e Giuseppe Rossi, corteggiati dai Partenopei, ma entrambi attratti da altre sirene.
Intanto anche l’operazione Toni appare molto complicata. L’acquisto del bomber del Bayern sarebbe mostruosamente oneroso, sia per l’ingaggio (6 milioni netti), che per i diritti d’immagine da cui il buon Luca ricava altri 3 milioni annui. A ciò si aggiunga che Rumenigge e soci pretenderebbero anche una contropartita economica. Nel frattempo molti vogliono Denis (è reale l’interesse dell’Udinese), ma il Napoli, al momento, non può privarsene se prima non arriva a firmare un contratto con un altro “sfondatore”.

fonte:tuttomercatoweb

L’Inter, conquistando la Champions League, ha rotto un sortilegio che ormai sussisteva da decenni, annebbiando anche la “fiaba” del Milan, fino a sabato unico trionfatore italiano dell’ultimo decennio nel massimo trofeo europeo. Una vittoria che, a prescindere dalla conservazione del ranking, non può certo far dormire sonni tranquilli al popolo rossonero, costretto a vivacchiare di stagione in stagione, “accontentandosi” di terzi posti e di piazzamenti per la successiva Coppa Campioni.

Massimiliano Allegri, prossimo allenatore del Milan

Massimiliano Allegri, prossimo allenatore del Milan


L’immobilismo del Milan degli ultimi anni, quando l’Inter iniziava a fare terra bruciata sul suolo italico, ha contribuito ad allargare quel gap che, al momento, è diventato assolutamente spropositato: i risultati dei due derby stagionali, per quanto episodici siano stati, non possono non rimarcare le differenze tra le due rose, con il Milan dotato di un buon undici titolare, ma mestamente privo di rincalzi di prim’ordine. Di fronte al successo nerazzurro, tuttavia, deve e dovrà emergere l’orgoglio rossonero: quella caratteristica che ha portato il Milan a traguardi storici ed epocali, conducendolo al fregio di “Club più titolato al Mondo”, carica assolutamente di rispetto nonostante l’uso spropositato del termine.

Berlusconi, presidente del Milan

Berlusconi, presidente del Milan


Quell’orgoglio rossonero che, in un modo o nell’altro, dovrà risorgere anche nel Presidente Berlusconi che, al momento, è l’unico che può ribaltare la lotta impari creatasi negli ultimi anni. Ritrovare il Presidente più vincente dell’epoca moderna, riporterebbe entusiasmo ad una tifoseria delusa ed amareggiata, le cui ultime soddisfazioni risalgono al canto del cigno del 2007 e le cui aspettative si sono decisamente ridimensionate negli ultimi tre anni. Solo l’intervento del patron milanista sarebbe in grado di mutare il corso degli eventi cercando, magari già dall’anno prossimo, di ritornare a battagliare ad armi (quasi) pari contro la compagine interista. La scelta di Massimiliano Allegri, rompendo con la classica regola “Il Milan ai milanisti”, per cominciare, può rivelarsi una scelta appropriatà: cercando di ricostruire le fondamenta del Diavolo per riportarlo nuovamente in alto.

Quello che si chiede a Silvio Berlusconi, adesso, è di dare ascolto, per quanto possibile, alle idee e alle richieste dell’allenatore toscano, cercando di accontentarlo al meglio sul mercato: non basta una ciliegina, come è stato definito il “campione” presidenziale, serve in primis un’intera torta. Certi dolci, nonostante tutto, sono cucinati con ingredienti umili ed economici ma, a dispetto del prezzo, riescono a formulare un mix di sapore sublime, andando a creare un fantastico risultato finale. Fondalmentale, dunque, sarà trovare gli ingredienti giusti che, calcisticamente parlando, possiamo riassumere in: centrale difensivo, terzino, centrocampista di qualità e, per concludere, attaccante polivalente.


Il segreto per costruire una rosa competitiva è utilizzare al meglio le risorse a disposizione, sfruttando al massimo le cessioni e scovando giocatori di qualità a prezzi modici. La rinascita può avvenire già dal prossimo anno, ma oltre alla competenza dirigenziale, servirà anche l’aiuto del Presidente, per tornare insieme a colorare il Mondo di rossonero.

Il Napoli si vuole rafforzare e costruire una grande squadra per dare l’assalto l’anno prossimo ad un posto in Champions League. Per far questo il presidente punta a giovani italiani e Balotelli rappresenta il meglio che c’è in circolazione.


Interessanti dichiarazioni di De Laurentiis alla Gazzetta dello Sport. Il presidente del Napoli, di fatto, chiama Balotelli: “Per lui questa sarebbe la città ideale, avrebbe lo spazio giusto per entrare definitivamente nel club dei campionissimi”


De Laurentiis promette grandi colpi per il suo Napoli

De Laurentiis promette grandi colpi per il suo Napoli


serie a atalanta luigi del neri 1402000 Juventus, dal letame possono nascere dei fioriDopo esser riusciti ad eguagliare lo storico primato di sconfitte stagionali, ben quindici, come nella stagione 1961-1962, una Juventus ancor più pietosa è riuscita a perdere anche la dignità. Subire tre reti da un Milan tutt’altro che galattico, con problemi dirigenziali, causa un capitale di appena dieci milioni da spendere sul prossimo mercato, e tecnici, l’addio di Leonardo ed i dubbi amletici di Ronaldinho, al crepuscolo di un campionato vergognoso, non può che ampliare a dismisura le analisi critiche nei confronti di una squadra ancora in cerca della propria identità. La scialba prestazione offerta a pubblico ludibrio in un sabato sera più umido del solito, a corredo di un maggio colpevole di trascinare ancora un po’ di inverno, se non altro, andrà ad irrobustire il pensiero dominante in una società destinata a modificare, in maniera radicale, il proprio assetto.


Osservare una accolita di smargiassi accomodati in panchina con aria strafottente, Camoranesi e Trezeguet, doversi turare il naso dinnanzi alle sconcezze tattiche di Cannavaro e Grosso, pilastri dell’Italia anche per l’imminente Mondiale, non può offrire riparo alle teorie, assai ridanciane, di una Juventus giudicabile come sfortunata nel corso dell’ultima stagione. Sarebbe troppo semplice addossare ogni responsabilità al caso, artista dell’imprevedibile, ma non per questo assoldabile a seconda delle giustificazioni da offrire. Nascondendo la disastrosa organizzazione della squadra, divenuta ridicola sia per demeriti societari, sia per allucinanti mancanze da parte dei componenti dell’organico.

Asfaltata la nomenclatura societaria, complici le dimissioni di Castagnini, carneade assunto dal Piacenza senza lasciare traccia del proprio lavoro, e quelle del direttore sportivo Secco, nemmeno presente in tribuna per assistere all’ennesimo scempio stagionale, le prime decisioni del neo presidente Andrea Agnelli consentiranno di affidare la gestione tecnica della squadra a Marotta e Paratici, protagonisti della cavalcata europea della Sampdoria. Chiusa l’era Secco, mai apprezzato dai giocatori, considerato il “portaborse” di Luciano Moggi, come venne appellato da Camoranesi in uno dei tanti momenti critici della stagione, la nuova intelaiatura dirigenziale avrà il compito, o forse sarebbe più opportuno dire l’obbligo, di assemblare una nuovo gruppo, degno dell’ultracentenaria storia sabauda. La mancata partecipazione alla Coppa dei Campioni, pur sofferta a causa della diminuzione dei premi economici da parte del nuovo sponsor, la multinazionale “Bet clic”, potrebbe persino agevole il compito del nuovo allenatore, Gigi Delneri. Evitando distrazioni infrasettimanali, fatta eccezione per la Coppa Uefa, gestibile in maniera assai diversa dalla Champions League, sfruttando allenamenti settimanali più lunghi e continui. Magari metabolizzando il modello, vincente, del Bayern Monaco. Società abile nell’investire prepotentemente sul mercato, trasformando un momento di crisi sportiva in catarsi tecnica per l’intera squadra. Giungendo, dopo appena tre anni dall’annus horribilis, alla finale di Coppa dei Campioni contro l’Inter.


A differenza del club bavarese, la Juventus potrà inoltre usufruire di una disponibilità economica dnettamente superiore. Considerando gli ottanta milioni provenienti dalla Exor, società nata dalla fusione fra l’Ifi e l’Ifil, cassaforte della Famiglia Agnelli, oltre che sul ricavato garantito nuovo sponsor, Bet clic, e dalla cessioni di quegli elementi che non rientrano nei piani del nuovo allenatore. Così, in attesa di ufficializzare le cessioni definitive di Molinaro, allo Stoccarda per quattro milioni, e Tiago, all’Atletico Madrid per circa sei milioni, la Juventus avrebbe già a disposizione qualcosa come novanta milioni. Senza dimenticare il grande risparmio sul monte ingaggi, con i tagli agli ingaggi fuori mercato di Cannavaro, Grosso, Zebina, Salihamidzic, ai quali verrà proposta la lista gratuita, al netto di un risparmio di poco inferiore ai quindici milioni. Senza dimenticare l’elenco dei giocatori collocati nella lista di proscrizione, come Amauri, Diego e Buffon, riluttante all’idea di rimanere a Torino, quanto poco coraggioso nella volontà di esprimere pubblicamente la propria volontà in maniera chiara. Un atteggiamento, quello di Buffon, poco gradito dal neo presidente Agnelli, desideroso di coltivare la presenza in rosa di elementi motivati, e non imbolsiti ed imbronciati, soprattutto se lautamente pagati. Pronti a trasformare una stagione negativa in una stimolante rincorsa verso i traguardi raggiunti nell’ultra centenaria storia bianconera.

L’arrivo di Gigi Delneri, allenatore più simile a Ranieri, Capello e Lippi di quanto si possa credere ed immaginare, produrrà una rivoluzione tattica e tecnica di notevole spessore. Diego, brasiliano di indubbie qualità, ma non certo coercibile in un 4-4-2 assai lineare, poco incline all’accettazione di “rotondità”, tecniche e di rendimento, da parte di un fantasista atipico, finirà dunque sul mercato. A meno che Del Neri non riesca a trasformare, esercizio possibile, Diego in un regista basso, ovvero in un kafkiano lavoratore di centrocampo in grado di dettare i tempi della manovra. Per la retroguardia, la Sampdoria di Gastaldello e Ziegler, sul quale la Juventus avrebbe deciso di investire per la prossima annata, ha subito molte meno reti della difesa composta da Grosso e Cannavaro. A conferma di come, in alcuni reparti, come quello arretrato, occorra organizzazione più che tecnica, sacrificio più che blasone. Per l’attacco, l’ideale tecnico di Agnelli contemplerebbe l’arrivo di un bomber da venti reti a stagione, anche in ragione della necessità di rinnovare il reparto avanzato composto per lo più da over trenta. Salvo clamorosi ripensamenti, il nuovo centravanti bianconero sarà Edin Dzeko del Wolfsburg, pupillo di Marotta. Perché, con circa cento milioni da gestire sul mercato, trenta possono anche esser spesi per un solo grande attaccante…


Ed ecco che, inevitabile, parte il processo al Milan. Una breve rassegna dei quotidiani di oggi, oltre a soffermarsi sullo scandaloso furto di Monaco di Baviera, ci mostra come l’argomento principale sia senza dubbio la rovinosa caduta casalinga dei rossoneri con il Manchester United, e le pesanti conseguenze che potrebbe comportare in chiave futura.

E’ evidente che disperarsi non serve, anche se il fatto che nessuna squadra abbia mai sconfitto lo United per 2-0 in Champions League all’Old Trafford, non è certo motivo di particolare ottimismo. Il morale, tuttavia, scende ancora di più sviluppando alcune preoccupanti considerazioni in vista della prossima stagione. Ciò che emerge è infatti che, con un cammino europeo interrotto già agli ottavi, le entrate sarebbero insufficienti per garantire un’estate all’altezza sotto il profilo dei rinforzi.

Troppo pochi i fondi cui attingere, vista la nuova politica dell’austerity varata da Berlusconi, ed il rischio concreto di una rivoluzione all’incontrario. A rischiare il posto, anche alcuni nomi illustri, senza contare che da qui a poco bisognerà valutare il rinnovo del contratto di Ronaldinho.
Che Dzeko, Krasic e compagnia finiscano per restare chimere? Tanto, forse tutto, si deciderà nella gara di Manchester: Leonardo sa di rischiare pesante (in caso di eliminazione, saremmo di fronte ad una stagione fallimentare a febbraio fuori da tutto, ed ha intenzione di cambiare qualcosa, da Abbiati, a Seedorf per finire a Inzaghi e Borriello. Basterà per l’impresa o saranno ancora…zeru tituli?

Florentino Pèrez è stufo: Karim Benzema non lo convince, l’attaccante francese ha deluso le aspettative delle merengues e potrebbe lasciare a fine stagione la capitale spagnola. La notizia è nell’aria da tempo, così come è già conosciuto il vero obiettivo di mercato dei blancos nel caso in cui si lasciasse realmente partire il francese ex Lione: sarebbe l’asso del Valencia David Villa ad approdare alla corte di Florentino.

Queste, dunque, sono notizie già abbastanza note e probabili, ma i retroscena più interessanti sono legati al “dove finirà Benzema”. In particolare, in questi giorni sono i tabloid inglesi a spingere per una soluzione in particolare, soluzione a tinte nerazzurre: il News of the World scrive proprio oggi di un interesse fortissimo da parte dell’Inter per Benzie, il quale già un’estate fa fu accostato alla società di Corso Vittorio Emanuele dopo l’addio di Ibrahimovic, quando poi ad arrivare fu Samuel Eto’o. Ecco, questo il punto più ‘caldo’: qualche giorno fa si leggeva proprio di Eto’o come possibile giocatore da cedere per arrivare a prendere Karim, ma al momento questo pare più che impossibile. Il camerunense si è legato per diversi anni all’Inter, ed ha instaurato con compagni, società e tifosi un rapporto fantastico.

Quel rapporto che invece si sta leggermente inclinando per quanto riguarda un altro gioiello nerazzurro, Mario Balotelli. Lui gode sempre di grande considerazione in società, ma i compagni sono stufi di doverlo sempre richiamare all’ordine, e Mourinho ha già espresso implicitamente (nemmeno troppo) il suo pensiero a riguardo. Insomma, da Oltremanica sono sicuri: se arriva un pacco di milioni sostanzioso, SuperMario potrebbe partire. L’Inter tutelerà il proprio patrimonio, e dunque non lascerà partire questo straordinario talento per meno di 30-40 milioni. Intanto, però, sempre stando a quanto riporta il News of the World, c’è il Manchester City di Roberto Mancini che bussa per ottenere Balotelli: i soldi non scarseggiano, tutt’altro, e poi lì ai Citizens c’è il Mancio sulla panchina, il tecnico che lanciò Mario e che ancora stravede per lui, ed il sentimento è reciproco. Insomma, potrebbe aprirsi sull’asse Milano-Manchester-Madrid un valzer di punte incredibile: per ora è solo un’ipotesi, ma nel mercato tutto è possibile…