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Andrea Agnelli, nuovo presidente della Juventus

Andrea Agnelli, nuovo presidente della Juventus

La Juventus ha un nuovo presidente: si tratta di Andrea Agnelli. La presidenza torna ad un Agnelli quasi cinquant’anni dopo quella di Umberto, padre del nuovo presidente. “Andrea non è solo un rappresentante della nostra famiglia, ma è anche una persona che ama la Juventus in modo genuino. Lo so per esperienza diretta, siamo coetanei, abbiamo vissuto insieme tanti momenti anche di vita di spogliatoio, il primo scudetto di Lippi, la Champions del ‘96″: ecco spiegati i motivi che hanno spinto il rampollo di casa Elkann, John, a propendere in tale direzione.


Questa investitura stravolgerà tutti i ruoli societari. Blanc non assumerà più tre ruoli contemporaneamente bensì uno solo, quello di amministratore delegato. L’idea suggestiva sarebbe quella di richiamare Pavel Nedved. Il ceco si occuperebbe del settore giovanile ma soprattutto andrebbe a ricoprire il ruolo di consigliere personale di Andrea Agnelli. Le porte a Nedved si aprirebbero per una serie di situazioni che si verrebbero a creare con l’arrivo a Torino di Rafa Benitez. A fine campionato, infatti, dovrebbe arrivare anche questa ufficialità. Lo spagnolo ha un suo uomo-mercato, Masias, che sembrava avesse intenzione di seguire il tecnico anche in Italia. Ma ora si profila la separazione tra i due e quindi l’entrata in gioco dell’ex pallone d’oro ceco.


Da definire resterebbe il ruolo di direttore generale, che verrebbe affidato a Beppe Marotta affiancato da Roberto Bettega in qualità di vice. Quest’ultimo tornerebbe in realtà alle mansioni di ministro degli esteri e consulente di mercato. Alessio Secco resterebbe quale direttore sportivo, cosa però non certa. Con questa rivoluzione ritorna l’ottimismo tra i tifosi juventini, smaniosi di tornare sul tetto d’Italia. E con gli Agnelli al comando i presupposti ci sono tutti.


Fonte: Telelombardia – qsvs.it

La lunga serie di botta e risposta fra Mourinho e la Juve si arricchisce di un nuovo episodio. A scatenare la facile ira del portoghese questa volta è stato il rigore concesso ai bianconeri contro il Genoa.
Lo “Special one” lascia intendere che secondo lui l’errore dell’arbitro Mazzoleni non sarebbe casuale, visto che già contro la Lazio Del Piero si era procurato un penalty altrettanto discutibile. Cose così, secondo il tecnico nerazzurro, accadono solo in Italia. A rispondergli ci ha pensato Roberto Bettega, che lo ha invitato a farsi i fatti suoi e a non mettere il naso negli affari altrui.

Come detto però, Inter e Juve, a quanto pare, sono due entità destinate a duellare non solo sul campo. Come dimenticare ad esempio gli alterchi verbali tra Mourinho e Ranieri?
Già un anno fa poi, Josè da Setubal, aveva messo in risalto le sviste arbitrali che a suo dire avevano favorito i rivali torinesi, e aveva profeticamente preannunciato un imminente e non meglio precisato “Giorno dello scandalo”.

Appartiene alla stagione attuale invece la celebre battuta dei calamari, serviti a Mourinho per rifarsi la bocca dopo il gol regolare annullato alla Lazio il 12 settembre scorso.
Lo scontro diretto infine, ha solo peggiorato la situazione, visto che il titolare della panchina nerazzurra non ha ancora digerito la punizione dubbia da cui è nato il primo gol della Juve, e non ha mai fatto niente per nascondere il suo disappunto per quella che ha definito una partita anormale.

ll mercato di riparazione invernale della Juventus è terminato da poco ma già si parla della sessione di giugno, dirigenza sembra sempre più intenzionata a rivoluzionare la rosa: nessuno avrà privilegi o un posto garantito, e la riconferma c’è da guadagnarsela esclusivamente sul campo da qui a fine stagione.
Chi sarà il predestinato a fare le valige e chi a dar vita alla nuova Juve, proprio dalle cessioni, e dai ricavi verranno determinati gli acquisti, al momento Del Piero, Buffon, Iaquinta, Sissoko e Chiellini (in fase di rinnovo contrattuale) sembrano nella lista degli intoccabili mentre Cannavaro, Grosso, Grygera, Salihamidzic e Legrottaglie potrebbero non avere un grande mercato per ragioni di età.

Melo e Diego, onerosi investimenti del mercato estivo, difficilmente saranno spediti altrove, proprio per non svalutarne l’acquisto.
Amauri flop d’annata e Trezeguet anche lui anagraficamente datato potrebbero trovare interessanti acquirenti all’estero, De Ceglie, Marchisio, Candreva, Giovinco e Iago potrebbero rappresentare il nuovo ciclo della Juventus ed esenti dalla rivoluzione Juve, nomi nuovi non mancano, i sogni si chiamano Pazzini, il doriano è in cima alla lista della dirigenza seguito da Edinson Cavani del Palermo e Giuseppe Rossi del Villareal.

Per la difesa, proprio in chiave ringiovanimento rosa si pensa a Leonardo Bonucci del Bari e Simon Kjaer pupillo di Zamparini al Palermo, piacciono anche Philip Lahm del Bayern Monaco e Rafinha dello Schalke.
In mezzo al campo le opzioni sono italiane con D’Agostino sempre in cima alla lista dei desideri e Afellay del Psv e Schweinsteiger del Bayern Monaco.
Idee chiare per la rivoluzione Juve ma c’è da rimboccarsi le maniche, spendere e non buttare alle ortiche questa stagione, obbligo di tentare di tornare a vincere prima possibile per non uscire di scena nell’ipotetica stagione del riscatto.

Pazzini, prossimo attaccante della Juventus

Pazzini, prossimo attaccante della Juventus


A vedere la situazione di oggi il pessimismo rischia di farla da padrone assoluto. La Juventus sembra lontana anni luce dai fasti di qualche anno fa e dai successi che ne hanno contraddistinto la storia ultracentenaria, tuttavia vestire la maglia biancnera può ancora essere sinonimo di felicità, soprattutto se l’ambizione di diventare campionissimi, oppure la voglia di tornare protagonisti animano la mente di due possibili obiettivi di mercato per il futuro.

Due sentimenti diversi, dunque, ma che sarebbero alla base dei possibili innesti per la squadra del futuro, quale che sia il prossimo allenatore. La volontà di trovare una definitiva affermazione, confermandosi anche ai massimi livelli sembra essere la molla per convincere il bomber doriano Giampaolo Pazzini a trasferirsi sotto la Mole a partire dalla prossima stagione: il numero 10 blucerchiato ha già reso note le intenzioni di effettuare un deciso salto di qualità (a livello di obiettivi raggiungibili, beninteso), ed ha dichiarato pubblicamente di gradire al 100% un’eventualità bianconera. Buono a sapersi, soprattutto perchè la ricerca di un nuovo centravanti sarà alla base delle missioni estive della dirigenza juventina.

La volontà di ritornare protagonista assoluto, dopo uno scorcio di stagione vissuto ai margini, sembra invece essere l’obiettivo di Philippe Mexes. Il francese vede poco il campo con la nuova gestione di Ranieri alla Roma, e le continue difficoltà economiche dei giallorossi (peraltro confermate proprio dal mister Testaccino dopo la gara di domenica) suggeriscono una soluzione fin troppo semplice: approdare in bianconero.
Il fascino della Signora, nonostante anni e restyling, è rimasto immutato.

fonte:tuttomercatoweb

Ribery, fenomeno del Bayern Monaco e che interessa alla Juventus

Ribery, fenomeno del Bayern Monaco e che interessa alla Juventus


Ribéry e Fabregas si annunciano come le “stelle” del prossimo mercato internazionale. Dopo Ronaldo e Kakà, il Real Madrid se li vuole aggiudicare tutti e due, ma deve guardarsi dalla concorrenza. Che non riguarda soltanto il Barcellona e soprattutto il Chelsea, ma anche la Juventus. Secondo fonti attendibili, il club bianconero nel tentativo di colmare in fretta l’attuale gap nei confronti delle “grandi” d’Europa, ha individuato nel fuoriclasse francese che vuole lasciare il Bayern l’uomo ideale.

Numerosi agenti Uefa che intrattengono relazioni con la Juve assicurano che la nuova strategia punterà su un grande acquisto, un autentico crack come Ribéry, rinunciando ad operazioni minori, visto che l’attuale “rosa” è ritenuta già valida ed il settore giovanile propone in tutti i ruoli ragazzi di sicuro avvenire.
Per battere colossi come i campioni del mondo ed il Chelsea, è pronto a scendere in campo Roberto Bettega: vice direttore generale, ma ex ministro degli esteri del club e a sua volta campione molto conosciuto Oltremanica.

Bettega, che vanta un eccellente rapporto personale con Karl Heinz Rummenigge, ha in programma una missione in Baviera: in quell’occasione, incontrerè anche Ribéry. Le speranze di strapparlo al Real – dove l’ex juventino Zinedine Zidane spinge per portarlo al Bernabeu – non sono molto. Ma se c’è un dirigente che può convincere con un progetto tecnico di alto prifilo Ribéry è proprio Bettega, ancora prima di avviare la discussione sul contratto. Ribéry punta al Pallone d’oro. Per questo, il Bayern non gli basta.

fonte:leggo.it

John Elkann, dirigente juventino

John Elkann, dirigente juventino

E’ ufficiale: con il ritorno di Roberto Bettega alla Juventus è fallito il progetto Elkann di costruire una squadra eticamente pulita, simpatica e vincente completamente distaccata dalla precedente gestione bianconera Moggi-Giraudo-Bettega.
3 anni di insuccessi a 360° hanno costretto il nuovo corso a richiamare a gambe levate un ex componente della Triade, che non appena reinsidiatosi in società ha dichiarato ovviamente “non rinnego nulla di quei 12 anni”. Era da Maggio 2006 che i tifosi della Juventus aspettavano dichiarazioni coraggiose del genere da un membro della Società.

La feroce contestazione dei tifosi juventini iniziata ad Aprile scorso e ripresa incessantemente a partire da Dicembre ha costretto la Banda Elkann ad ammettere pubblicamente il fallimento del loro progetto con un rapido ritorno al passato.
L’inesistente difesa legale al processo di Calciopoli, la cessione di Ibrahimovic all’Inter, gli acquisti di Tiago, Andrade, Almiron, Poulsen, Knezevic, Boumsong, il tentativo di far condannare la precedente gestione al processo di Torino sulle presunte plusvalenze….
Sono solo alcune delle “perle” con cui hanno deliziato in negativo la propria gente in questo triennio.
Con molta superficialità, la proprietà ha pensato che dopo il terremoto di Calciopoli si sarebbe potuto gestire la squadra bianconera come un’azienda qualsiasi, un asset della famiglia, trapiantando nella sala dei comandi persone, anche brave in altri settori, ma che in questo campo avevano ed hanno competenza zero.

Esser arrivati persino praticamente a strumentalizzare mediaticamente una semplice visita di cortesia natalizia di Andrea Agnelli la dice lunga sulla necessità di ricercare aiuto dal passato per superare questo difficile momento.
Il popolo Juventino è felice per il ritorno di Roberto Bettega ma ha anche paura che il suo ingaggio verrà strumentalizzato in futuro come parafulmine di colpe altrui.
Certo, adesso la gestione sportiva bianconera è finalmente affidata a qualcuno che sà e capisce di calcio, ma non basterà solo questo per poter tornare a primeggiare.
Per questo i tifosi continuano ad invocare i nomi di Andrea Agnelli e Luciano Moggi. Uno per la passione e l’amore dimostrato verso i colori bianconeri, l’altro per l’immensa competenza calcistica.
L’impressione personale è che se non si tornerà a vincere in fretta i nomi di questi 2 personaggi verranno scanditi allo stadio con sempre più forza ed intensità ed in fondo la squalifica sportiva del diavolo Moggi scade nel 2011……
Pensare oggi ad un loro ritorno contemporaneo non mi sembra più fantascienza come invece poteva sembrare solo poco tempo fa.
Concludo con una riflessione su un movimento di mercato accostato alla Juventus per la sessione invernale.
Sono circolate voci di una possibile cessione di Felipe Melo.
Svendere ora il mediano brasiliano, strapagato l’estate scorsa, sarebbe follia assoluta. Per rimpiazzarlo poi con chi? Con Ledesma? Ma dai, come direbbe l’amico Giampiero Mughini.
Per fortuna però che adesso è tornato Nonno Bettega a rassicurare i nipotini bianconeri.
E se tornasse anche zio Luciano…..

fonte:tuttomercatoweb

Del Piero, mitico capitano bianconero

Del Piero, mitico capitano bianconero

Il campionato è arrivato al giro di boa ma sembra passato un secolo da quando, a nemmeno metà settembre, venivano lanciati strali e profetizzate disgrazie per il milanista Leonardo, e dall’altra parte ci si spellava le mani ad applaudire la Juventus di Ciro Ferrara e le cinque vittorie su cinque partite da allenatore. Ieri sera si è consumata l’ultima scena della gestione dell’ex nazionale azzurro ed è stato lo stesso Leonardo, tanto vituperato nei mesi scorsi, a tagliare l’ultimo filo. In entrambi i casi predicavamo pazienza: la storica vittoria a Madrid ha funzionato da detonatore della carica rossonera sino ad allora rimasta inespressa, quest’oggi si tirano le somme di una squadra ancora in corsa per scudetto e Champions e che si è presa lo sfizio di vincere a Torino dopo sei anni e di mettere a verbale la prima doppietta italiana di Ronaldinho. La Juventus invece si lecca le ferite e trema di fronte alla prospettiva di aver perso tutti gli obiettivi della stagione già nel mese di gennaio. In queste ore si sta decidendo il destino di Ferrara, un debuttante che ha pagato lo scotto dell’esordio e dell’inesperienza. Le favole provenienti dalla steppa russa potrebbero prendere i contorni della realtà, ma l’arrivo di Hiddink non risolverebbe di colpo i problemi della squadra e di un organico nel quale sono state riposte eccessive aspettative. Ferrara, al di là di un profilo tecnico ancora tutto da delineare, paga anche colpe non sue.

La scure implacabile degli infortuni e Cannavaro, Grosso ed Amauri che vagano per il campo come ombre o Del Piero scivolato ai margini, per esempio. Investire una fortuna per acquistare Felipe Melo e Diego rientra nel più classico dei motti “Molta spesa, poca resa” e la responsabilità va individuata direttamente nella dirigenza e in chi ha effettuato degli evidenti errori di valutazione. Chi governa i destini della società ha la non trascurabile pecca di intendersi poco o nulla di calcio, il recentissimo innesto di Bettega non può da solo sanare questa lacuna e rischia di diventare un parafulmine di eventuali, prossimi insuccessi. Alessio Secco ha speso i famosi 25 milioni di euro anche per acquistare Tiago ed Almiron, e se ne conoscono gli esiti: queste e diverse altre operazioni di mercato, se non addirittura la totalità, dovrebbero far capire che Secco, senza l’esplosione di Calciopoli e la defenestrazione di Moggi, avrebbe continuato a svolgere con profitto il ruolo di team manager ancora per molti anni. Pensavamo di intitolare questo nostro appuntamento “La Vecchia Signora si spoglia”, in riferimento alle cessioni di Ariaudo, Tiago e Molinaro, vista la piega che ha preso il torneo bianconero sarebbe stato più calzante “La Vecchia Signora è nuda”. Meglio dunque immaginarsi il Titanic che va a scontrarsi con la Mole Antonelliana, simbolo di Torino che per quanto riguarda il calcio attualmente è coperta da una fitta coltre di nebbia. La situazione della compagine granata in serie B è infatti alle soglie del baratro. La squadra, annunciata come candidata numero uno alla promozione diretta, si ritrova a metà classifica e con tre allenatori e due direttori sportivi cambiati in un mese, il tutto in un clima ai confini della guerriglia. Stefano Colantuono ha ripreso le redini della squadra, ora è necessario fare quadrato intorno alla società e respingere con fermezza ogni possibile deriva violenta. Si sono registrati episodi intollerabili a danno dei giocatori, dei dirigenti e delle loro famiglie, bisogna isolare al più presto i delinquenti e chi vuole male ai colori del Toro. Dal punto di vista sportivo, la promozione in massima serie non è ancora perduta ed è la cosa più importante, il mercato in tal senso può offrire un aiuto.

L’ormai famigerato valzer di panchine ha fagocitato un altro interprete, Antonio Conte che all’Atalanta ha riscosso la media di un punto a partita. Singolare che in mezzo a questi balletti, il tecnico si sia esibito a sua volta in un evitabile minuetto a distanza con i tifosi, una scena che ha fatto da pendant all’agitata Befana in terra orobica. A Bortolo Mutti l’ingrato compito di raddrizzare una barca in preda alle onde del mare, in attesa di Chevanton a pieno regime, si puà ancora fare qualcosa in entrata ma va fatto in fretta e con giudizio. Come è noto, l’apertura delle trattative è stata anticipata di cinque giorni, una mossa rivelatasi più che azzeccata visto che i calciatori acquistati (o meglio, presi in prestito) alle prime battute hanno iniziato da subito a fare la differenza. Floccari, archiviati i problemi di ingaggio con Lotito, ha vestito la maglia biancoceleste e segnato tre goal in quattro giorni. Luca Toni sembra aver recepito il nostro auspicio di tornare ai tempi di Brescia, quando non faceva ancora reparto da solo ma aveva già capito da dove prendere la strada per diventare un campione. Pandev, Suazo, Cribari: subito titolari, con alterne fortune. La finestra invernale si è appena aperta, forse i colpi migliori sono stati già sparati, ma tanti altri rimangono in canna e potrebbero essere sparati da un momento all’altro. Il Napoli formato Champions tenta l’assalto definitivo a D’Agostino, ormai fuori gioco all’Udinese, messi sul piatto soldi e comproprietà di Cigarini. Klaas-Jan Huntelaar, bomber a metà nel Milan, attende di sapere se la parentesi di Milano sarà breve come quella di Madrid. Christian Ledesma è pronto a piazzarsi al miglior offerente non appena la Giustizia Sportiva lo libererà dalla reclusione di Formello e non si può escludere che l’argentino, conteso anche dalla Fiorentina, vada a seguire Pandev nella città meneghina. Il Bologna è per l’ennesima volta sul punto di passare al petroliere albanese Taci, chissà se si tratta di quella definitiva, nell’attesa Osvaldo è stato mandato all’Espanyol e Giacomo Tedesco alla Reggina, intanto Colomba (in crisi di risultati) sta per accogliere Buscè e probabilmente Baronio. Levan Mchedlidze, talento georgiano, può tornare all’Empoli quanto prima, il Palermo non gli perdona il rientro tardivo dalle vacanze, un peccato perdere un prospetto di tali qualità in un modo così banale; rimanendo in Sicilia, prosegue la ricerca spasmodica di una punta da parte del Catania, dove Gianvito Plasmati sfoglia la margherita per decidersi fra le tante offerte ricevute. Nel giorno dell’infortunio – si teme grave – di Ranocchia, il Bari prende nota che le capacità realizzative di Castillo non si sono offuscate durante la lunga degenza tra infermeria e panchina e se ne rallegra: già dalle prossime ore l’attaccante argentino andrà alla corte di Ventura. Un rapido sguardo al mercato estero. Douglas Costa, paragonato al Ronaldinho dei tempi migliori, è passato allo Shakhtar Donetsk come Alex Teixeira, mentre Alan Kardec ha preso la direzione del Benfica: evidentemente è destino che il Brasile under 20, Pato a parte, resti lontano dall’Italia.

fonte:tuttomercatoweb

Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus

Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus


Nella trasmissione “Studio Stadio” condotta da Paola Delli Colli, che vede tra i protagonisti anche il nostro editorialista Stefano Discreti, Luciano Moggi ha lanciato dai microfoni di Gold Sport pesanti stoccate contro la Juventus, contro Mourinho, l’Inter ed il presunto nuovo calcio pulito, ironizzando sul lavoro di Baraldi al Bologna ed analizzando il resto del campionato.

SUDDITANZA ARBITRI
“Se in passato avessero negato ad una nostra avversaria un rigore come quello di Quaresma contro il Chievo o avessimo vinto noi con un punizione come quella concessa all’Inter contro il Siena sarebbero scattate interrogazioni parlamentari….Invece oggi i media fanno finta di niente.E questo sarebbe il nuovo calcio pulito?”

INTER CAMPIONE, LA MENO PEGGIO DI UN CAMPIONATO MEDIOCRE.
“Il campionato italiano è già assegnato all’Inter, che è la meno peggio di un campionato assolutamente mediocre. I migliori tecnici italiani sono emigrati all’estero così come i campioni internazionali più forti. Ormai il calcio italiano è in pieno declino su tutti i fronti. ”

MOURINHO, CHE CULO!
“Il tecnico portoghese è davvero una persona fortunata. Come allenatore è poco più che un dilettante allo sbaraglio , come il proprio Presidente. Rende molto meglio nel ruolo di pubbliche relazioni.”

BETTEGA, PERCHE’?
“Bettega non doveva accettare di rientrare con questa Juventus che solo pochi mesi aveva ha fatto una denuncia patrimoniale contro ignoti che poi ignoti non erano (era contro la TRIADE…), cercando a tutti i costi di farci condannare patteggiando la pena …. In pratica ci hanno accusato di esser dei ladri. Come può lavorarci insieme? Non ha capito che l’hanno preso solo per scaricargli addosso tutti i loro fallimenti futuri e calmare la piazza. Un po’ come se il Torino adesso richiamasse Zaccarelli per fermare i tifosi furenti…”

FALLIMENTO JUVE? LA COLPA E’ DI CHI HA COSTRUITO LA SQUADRA
“La nostra Juventus era una Società perfettamente organizzata su tutti i fronti. In Europa solo il Manchester United ci era superiore come struttura complessiva. Questi invece stanno distruggendo un patrimonio del calcio italiano.
Ma avete visto che facce mentre Bettega a Parma gli spiegava i movimenti in campo? Per me comunque non hanno capito niente lo stesso.
Adesso poi cercano esterni per tornare a giocare sulle fasce? E’ ridicolo. L’anno scorso hanno detto a Nedved “non ci servi più perché non giocheremo più con le ali”.Ma vi rendete conto?”

MILAN, OTTIMO IL RITORNO DI BECKHAM
“Il Milan ha finalmente trovato i giusti equilibri. La società ancora una volta ha dimostrato la sua organizzazione sostenendo Leonardo nei momenti difficili. Ottimo davvero il ritorno di Beckham, giocatore davvero intelligente e duttile.”

NAPOLI, LA VERA FORZA SONO I TIFOSI
“La risalita del Napoli è dovuta ad una serie di coincidenze fortunate come ad esempio l’ingaggio di Mazzarri, anche se fare meglio di Donadoni non è che fosse molto difficile.
Non c’entra niente comunque con l’allontanamento di Marino rimpiazzato da Bigon, che prima faceva il Team Manager…Proprio come Secco alla Juventus, quindi…
La vera forza del Napoli sono i tifosi. Un pubblico grandioso”

ROMA IN CHAMPIONS CON TONI E TOTTI
“Erano anni che dicevo che alla Roma serviva un giocatore come Luca Toni. Invece di buttare soldi negli acquisti di gente come Baptista, Menez e Cicinho avessero puntato da subito sull’attaccante italiano avrebbero vinto lo scudetto del 2008, anche se poi quel campionato è sfuggito soprattutto per i tanti favori arbitrali a favore dell’Inter. Con il rientro di Totti ai massimi livelli il quarto posto per la Roma è garantito anche grazie all’ingaggio di Montali, un ottimo motivatore.”

LOTITO E BALLARDINI STANNO ROVINANDO LA LAZIO
“Mi sono espresso più volte su Ballardini. Non è assolutamente un tecnico da Lazio.
Lotito invece sta operando malissimo ultimamente, ridimensionando una grande piazza come quella della Lazio che non lo merita.
Che errore poi mandare via Sabatini, uno dei migliori scopritori di talenti in giro!”

BARALDI ED IL BOLOGNA DEMOGGIZZATO
“La tanto strombazzata cura Baraldi demoggizzante mi pare che stia funzionando alla perfezione. Da quando è arrivato lui, il Bologna ha sempre perso……”

Fonte: www.stefanodiscreti.blogspot.com

bettega Juventus, intrecci di mercato

Come sostiene un vecchio adagio, se qualcosa può andar male, quando le congiunture, già di per sé, non sono delle migliori, occorre star certi che così andrà. Il tanto atteso chiarimento fra Ciro Ferrara e Felipe Melo, sostituito dopo trentadue minuti nella “Caporetto” casalinga contro il Catania, non si è ancora consumato.
E forse, non ci sarà mai. Perché invocato, a ragion veduta, dai media, ma non dai diretti interessati. Nemmeno da Bettega, vice direttore generale con poteri reggimentali, impegnato in lunghi abbracci silenziosi e confessioni “Agostiniane” a bordo campo, impersonando la controfigura del grillo parlante che, fra chiacchiere e battute, ha il compito di scuotere l’albero della coscienza, osservando la caduta dei frutti senza praticare la piantagione dei semi. Nell’eterna crisi di una Juventus irriconoscibile anche, se non soprattutto, per mancanza di coraggio e determinazione nei propri interpreti, da Ciro Ferrara, leone in campo quanto agnello sacrificale in panchina, a capitan Del Piero, vessillo da utilizzare nelle rese incondizionate all’avversario, la moltiplicazione degli indizi in favore di un imminente insediamento di Hiddink non sembra incontrare ostacoli.

Nessuna smentita, questa volta, dal portavoce, che lo avrebbe collocato, in un orizzonte temporale di appena ventiquattro ore, fra Mosca, Milano ed una vacanza nella capitale del Kenya, andando oltre ogni legge della fisica sulla capacità motoria dei corpi. Il quale si sarebbe soffermato, con bieca malignità, sulla data storica del 10 gennaio come termine ultimo per una decisione di Guus Hiddink. Per il quale, comunque vada a finire la trattativa, esisterebbe margini assai ampi per una collaborazione con la Juventus a partire dal mese di giugno. Smentite e rilanci a parte, Hiddink avrebbe già fornito la propria personale lista di gradimento ai vertici bianconeri. Ed indirettamente a Bettega, a conferma di un corteggiamento avviato subito dopo la debacle in Coppa dei Campioni. Nessun nome illustre, e nessuna spesa folle da far scomporre la riga geometrica asfaltata sulla fronte di Blanc. Anzi, a sorprendere sarebbe stata proprio la capacità del “santone” di Vesserveld nell’equilibrare un ingaggio assai lauto con un margine di spesa non esagerato. Di certo inferiore al capitale di “investimento” dilapidato in estate.

Stratega vero, Hiddink. Il quale avrebbe già lasciato intendere di voler plasmare una squadra non particolarmente anziana, con avvisi di “garanzia” già pervenuti nelle cassette delle lettere di Cannavaro, Camoranesi, Del Piero, Zebina, Grosso e Legrottaglie, con qualche piccola eccezione per quegli elementi considerati eclettici, quanto imprescindibili in una squadra che, con Hiddink in panchina, farebbe della corsa, della aggressività e del “possesso” territoriale del campo un diktat imprescindibile. In tale senso, la voracità di “kafkiana” di Salihamidizic, somigliante a quel Park ammirato durante la breve e felice esperienza in Corea del Sud, e la straordinaria facilità di corsa di De Ceglie calzerebbero perfettamente nella nuova versione tattica di un 4-4-1-1 assai compatto ed efficace. Con Diego a recitare il ruolo di Arshavin, “zar” di Russia e dell’Arsenal di Wenger. Certo di poter modellare ogni formazione nel rispetto delle proprie idee e della capacità di adattamento degli uomini a disposizione, Hiddink avrebbe individuato in Drenthe, scartato ufficialmente dal Real Madrid, Afellay ed Heitinga, capitano dell’Atletico Madrid, i tre tasselli per completare il mosaico bianconero.

Giovani, cedibili e non costosi, considerando che con la medesima cifra stanziata per acquistare la coppia Felipe Melo e Diego, quaranta milioni al “netto” delle plusvalenze e dell’inserimento nella trattativa di Zanetti e Marchionni, con i suggerimenti di Hiddink si porterebbe a Torino un trio di valorosi elementi capace di fare reparto, ringiovanendo la “rosa”. I tre candidati al passaggio in bianconero verrebbero acquistati a giugno, previo superamento dei primi ostacoli ambientali legati alle prossime scelte di Bettega, ovvero l’esonero di Ferrara, l’arrivo di un regista, Ledesma, per il quale saranno presto sacrificati Molinaro, allo Stoccarda, e Tiago, all’Atletico Madrid. Società nella quale milita Heitinga, e nella quale, a giugno, si svincolerà Maxi Rodriguez, gestito dalla Img, cooperativa di procuratori che già gestiscono Salihamidzic, Yago, di ritorno dal Bari, e Sissoko. Così, ceduto Tiago all’Atletico Madrid, società con la quale potrebbe essere imbastita una alleanza “di fatto” in chiave mercato, a conferma della capacità di Bettega, per anni presidente del G14, di gestire il comparto mercantile bianconero, la Juventus avrebbe la possibilità di tornare sul mercato. Magari soffiando Zapater al Genoa. Ogni manovra ed ogni decisione, verrà comunque vincolata alla scelta finale sul futuro di Ferrara, per il quale sarebbe già stata studiata una mossa per evitare di creare ulteriori crepe nel bilancio sabaudo. Nessun esonero, in favore di una conversione del contratto da allenatore con un incarico all’interno della società. Magari non più legato alle vicende del settore giovanile, da poco affidato al duo composto da Pessotto e Carrera. Ma direttamente connesso con le vicende della prima squadra…

Fonte: di Alvise Cagnazzo per Nesti Channel . carlonesti.it

La crisi della Juve apre scenari societari clamorosi che, nel caso si verificassero, darebbero luce a un cambiamento totale, che sconfesserebbe il tanto proclamato progetto di Blanc.

Il presidente francese non può ricoprire 3 cariche e sta meditando di richiamare una figura storica bianconera per evitare il degenero: Roberto Bettega. Un uomo di calcio e un uomo soprattutto di Juve che rivestirebbe un doppio ruolo. L’ex membro della triade non solo farebbe il dirigente, ma aiuterebbe anche Ferrara nella gestione del gruppo. Lui sa bene più di tutti cosa significa fare parte della Juve e a lui toccherà soccorerla in questo momento delicato.
Ma l’avvento di Bettega non è l’unica ipotesi di cambiamento. Se Ferrara non dovesse vincere col Catania non mangerà il panettone e, a questo proposito, gira il nome di Guus Hiddink, tecnico esperto nel rigenerare squadre blasonate allo sbando. L’olandese farebbe da traghettatore fino a giugno, dove in panchina potrebbero sedersi Gasperini o addirittura il non tanto amato Mancini. Cacciando Ferrara cadrebbe il progetto Lippi e questo aprirebbe a tutte le soluzioni possibili.

Passando al presente si torna al passato. Il ritorno di Bettega è visto come la medicina per guarire questa Juve malata, in cerca di sé stessa, desiderosa di tornare vincente ma che delusa dai risultati. Che sia lui l’uomo della svolta?

 

fonte: Telelombardia – www.qsvs.it