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Dopo il 4-0 del Milan rifilato al Lecce nella prima di campionato, Silvio Berlusconi ha scelto di festeggiare con una cena assieme ad Adriano Galliani, all’allenatore Massimiliano Allegri e agli altri ospiti, come il direttore del Tg4 Emilio Fede in un ristorante nei pressi della Stazione centrale di Milano, consueto ritrovo dei rossoneri. Non è escluso che a cena si sia discusso anche di un nuovo colpo di mercato dopo l’arrivo di Ibrahimovic.

Robinho, giocatore che interessa molto il Milan e che Berlusconi stà per regalare ai suoi tifosi per una campagna acquisti faraonica
Il nome più caldo e’ quello dell’attaccante del Manchester City Robinho, che potrebbe arrivare qualora oltre a Huntelaar, in procinto di trasferirsi in Bundesliga, dovesse essere ceduto anche Borriello. Intanto sarebbero già state fissate le visite mediche di Kalaze con il Genoa, il cui presidente Enrico Preziosi si trova a cena nello stesso ristorante.
All’esterno del locale si è radunata anche una trentina di membri della Curva Sud del Milan che durante la partita col Lecce si è praticamente riappacificata con Berlusconi e la società ringraziandoli per l’acquisto di Ibrahimovic.
fonte:tuttomercatoweb
L’ordine di Berlusconi a Galliani è perentorio: nessun acquisto finchè non si cedono i giocatori in esubero. Il patron lo ha ribadito all’amministratore delegato in una telefonata di tre giorni fa. Galliani ha risposto che non si vuol muovere nessuno, tantomeno quelli sul viale del tramonto con stipendi da favola. 11 contratti monstre scadono il 30 giugno 2011 e permetteranno alle casse di via Turati un risparmio annuo di 86 milioni di euro, ma il Milan non può permettersi di aspettare.

Berlusconi ordina ai suoi di vendere prima di comprare
E allora Galliani sta provando a piazzare soprattutto quelli che ormai sono praticamente inutili alla causa. Mercoledì sono stati in via Turati l’agente Marco Trabucchi e Rezo Choconelidze, attualmente dirigente della Dinamo Kiev per convincere Kaladze ad accettare una riduzione dell’ingaggio. Il georgiano non ne vuole sapere, a Kiev andrà semmai tra un anno. Jankulovski ha rifiutato la Sampdoria e per convincerlo ad andarsene c’è bisogno solo di un’allettante proposta dagli Emirati. Oddo è l’unico disposto a lasciare Milano, ma non è facile nemmeno prestarlo pagandogli parte dell’ingaggio visto che percepisce 4 milioni netti a stagione. Insomma se nessuno se ne va il mercato del Milan è bloccato.
Gli unici che ci fanno un pensierino sono quelli che il Milan vuol trattenere, cioè Storari, per cui la Samp però non è disposta a offrire i 6 milioni richiesti. Pato che si lascia andare a battute poi stoppate dal suo agente Veloz. E un insospettabile come Ronaldinho che in questa squadra non vede prospettive e ha incaricato il fratello Roberto Assis di sondare il terreno con il City e altri club europei. L’ingaggio di 8 milioni netti ancora per un anno però lo rende praticamente incedibile. E allora c’è da augurarsi che ritrovi in fretta le motivazioni, cosa che accade spesso ai giocatori con l’ultimo di contratto se non altro per mettersi in mostra.
In questo senso i famosi 11 in scadenza potrebbero essere un bene per la prossima stagione.
Fonte: Redazione TMW
“Se ci sarà l’occasione per acquistare un grande campione in grado di fare la differenza il Milan non si tirerà indietro”, concetto espresso da Silvio Berlusconi il 18 maggio nell’incontro con gli sponsor e ribadito ieri da Adriano Galliani. Proviamo a tracciare l’identikit del grande colpo che la dirigenza rossonera potrebbe regalare ad Allegri e alla tifoseria che vive ormai un perenne stato di delusione e protesta: il budget a disposizione è limitato, per un solo giocatore il Milan non è disposto a spendere più di 15 milioni di euro, non esattamente dunque un’operazione alla Cristiano Ronaldo, citato proprio come esempio da Berlusconi nella residenza di Villa Gernetto.

Berlusconi promette ai tifosi milanisti un grande acquisto
Oltre al cartellino un altro ostacolo è rappresentato dall’ingaggio: a via Turati hanno fissato il salary cap a 4 milioni di euro, tetto che non prevede alcun tipo di eccezione, nemmeno per un top player.
E allora la lista dei papabili si riduce e con questa la possibilità di riaccendere l’entusiasmo dei tifosi: sono evidentemente da escludere i grandi nomi, non a caso proprio Galliani ha già depennato il nome di Zlatan Ibrahimovic, un campione sì in vendita ma che percepisce quasi il triplo dell’ingaggio massimo previsto dal club rossonero.
E allora tutti gli indizi portano ai giovani, come Paulo Henrique detto El Ganso, che potrebbe arrivare per 15 milioni e si accontenterebbe di molto meno di 4 milioni a stagione, un grande campione sì, per ora però soltanto in prospettiva
“Farei la follia solo per un campione che faccia fare il salto di qualità alla squadra, uno come Ronaldo”: la frase pronunciata dal Presidente Silvio Berlusconi a Villa Gernetto ha fatto eco in tutte le redazioni, tv, siti e giornali. E da lì, via a dividersi tra scettici e sognatori, tra chi ha ancora in mente il “telefonerò a Kakà lunedì” e chi invece ben ricorda tutti gli acquisti dei 24 anni di Presidenza: Berlusconi intanto torna a far parlare di sè come numero 1 rossonero ed un obiettivo è già raggiunto. Per quanto riguarda l’identikit tecnico, il panorama non è ampissimo: cercando in Europa, l’unico nome potrebbe essere quello di Zlatan Ibrahimovic, uno scenario a cui già qualche settimana fa da queste pagine si faceva riferimento.

Ibrahimovic al Milan:perchè è possibile
Gli spifferi già c’erano e l’acquisto di Villa per il Barça non fa che amplificarli: se ne riparlerà, forse, ma la questione importante poi forse non è davvero quella. Un colpo “grosso” può aumentare la competitività del Milan sulla carta, perchè avere Ibrahimovic o chi per lui al posto di Huntelaar è uno step non indifferente: resterebbero però tanti altri interventi minori da effettuare, ma imprescindibili. Terzino, centrale, centrocampista: il rischio è quello di tornare a spendere cifre importanti inutilmente, come acquistare una Lamborghini, ma con le ruote squarciate ed illudersi che abbia ugualmente prestazioni da fuoriserie.
Il salto di qualità, più che un grande campione allora, può farlo fare solo un riavvicinamento del Presidente Berlusconi: occorre maggior interesse più che nuovi investimenti economici, chiarezza e sincerità per riportare nel gregge le pecorelle smarrite che hanno applaudito la contestazione (civile e sensata, ma forse un po’ troppo vistosa) della Curva Sud. Che il Presidente si sieda al tavolino e scelga le linee guida a cui attenersi, in maniera scrupolosa: basta parlare di giovani (per la prima squadra) e poi acquistare trentenni bolliti, giustamente criticati dal Cavaliere in prima persona, ma con interventi ormai tardivi quanto sterili. Silvio Berlusconi deve tornare a fare il Presidente del Milan perchè è il secondo Presidente più titolato della storia del calcio, il numero 1 di quello moderno: non teme rivali, tantomeno da antagonisti che solo oggi, dopo decenni di fallimenti, sperano di sollevare una Coppa già passata per le sue mani cinque volte (e sfuggita tre). La scelta dell’allenatore sarà importante: non tanto per una valutazione tattica, perchè forse a quel punto è lecito che ognuno abbia i suoi gusti e le sue simpatie, quanto per l’aspetto simbolico. Che sia Berlusconi e solo Berlusconi a decidere il nome: Donadoni, Galli, Costacurta, Allegri o chi gli pare, a patto che dopo non lo definisca “testone”, disconoscendone le scelte. Se questo è ancora il Milan di Silvio Berlusconi, oggi o forse mai più è il momento di tornare a dimostrarlo: il malumore dei tifosi dimostra che nel calcio (assolutamente ingiustamente) la gratitudine non esiste, ma gran parte del pubblico rossonero parla per affetto, da una posizione di vizio concessa dallo stesso Presidente. Basta parlare di “prime tre posizioni” e di “qualificazione raggiunta”: buon discorso da Fiorentina, non da Milan di Berlusconi. Un maestro della comunicazione e dell’immagine, il simbolo vivente dell’idea di “successo” non può permettere tutto questo. “L’amore non è bello… Ci vediamo a Milanello” ha scritto la Sud: che il 20 luglio a Carnago, si riuniscano tutte le componenti del mondo Milan, pronte a remare nella stessa direzione.
I tifosi, che devono portare maggior rispetto e gratitudine a chi ha permesso che la loro vita continuasse ad essere a tinte rossonere. I giocatori ed il nuovo allenatore, con impegno, fierezza ed idee chiare. Il Presidente, con la voglia di tornare ad onorare quelle parole, scritte all’indomani del primo successo intercontinentale della sua storia: “Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie. Che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa avventura di intrecciare la nostra vita a un sogno che si chiama Milan”. E che così sia.
fonte: Francesco Letizia per tuttomercatoweb
“Caro Berlusconi, ma perchè non vende il Milan?”. È la domanda che Mario Giordano rivolge al numero uno della squadra rossonera dalle colonne di Libero.

Berlusconi, presidente del Milan
“Se ci vogliono gli sceicchi -prosegue l’articolo- apra le porte a loro. Faccia un colpo di testa alla van Basten. Del resto, meglio uscire adesso, finchè si è in tempo e il ricordo dei trionfi è ancora forte. Piuttosto che rovinare tutto mandando in giro per il mondo una squadra con pochi campioni”.
E all’interno, il quotidiano dedica alla questione due pagine, sottolineando, tra l’altro, che Berlusconi
“stavolta pensa davvero di vendere. L’alternativa è l’ingresso in Fininvest di Gazprom col 30% e scaricare così il peso finanziario del club”.
Inoltre, si legge, sarebbe in corso un “derby in famiglia” tra i figli del Cavaliere Pier Silvio e Luigi: il primo e la sorella Marina spingono per liquidare la società, il secondo vuole diventarne presidente e chiede nuovi investimenti.
In un mercato in cui la parola d’ordine dovrebbe essere comprare i tifosi rossoneri ripetono con insistenza solo la parola vendere. Il verbo è utilizzato in modo incessante per esortare il presidente Berlusconi a passare la mano. Dopo la reazione dura di Leonardo che da tempo ha fiutato l’aria parsimoniosa che tira a Milanello, il rapporto tra il presidente e il popolo rossonero ha raggiunto il punto più basso di sempre. Tutti, ma proprio tutti, avrebbero risposto a Berlusconi come ha risposto il mister brasiliano.
Non c’è un solo tifoso rossonero che tra i due in questo momento sceglierebbe il presidente. Inutile ripetere fino alla noia che grazie a Silvio il Milan è diventato il Milan, perchè è da tre anni che il presidente sta vivendo di riconoscenza. E’ il momento di investire, in modo massiccio. Troppi giocatori non sono stati sostituiti in questi anni, così non si può più andare avanti. Bene guardare al settore giovanile e ai giovani di talento ma non può bastare. Del resto è quello che ha sempre ripetuto lo stesso Adriano Galliani: per vincere servono giocatori già pronti e l’esempio dei vari Milito, Lucio ed Eto’o è talmente evidente da far male.
I figli di Berlusconi, Marina in testa, hanno apprezzato il passivo di bilancio di molto inferiore a quello della scorsa stagione, peccato che sia dipeso totalmente dalla cessione di Kakà, un “cespite dell’azienda”, come lo chiamerebbe lei e che continuando su questa strada il Milan si ritroverebbe a lottare solo per un piazzamento in Europa League. Dunque, dato per scontato che Berlusconi ormai abbia tirato i remi in barca e che se Pato venisse ceduto i soldi finirebbero nelle casse della società come quelli di Kakà, la soluzione unica sarebbe quella di vendere la società, prima di pensare finalmente a comprare, per tornare ad essere il Milan, con la M maiuscola.
Fonte: editoriale di Stefano Donati per MilanNews.it

Tifo organizzato del Milan che chiede una pronta riscossa
Era importante vincere. Era fondamentale respingere il prevedibile assalto di Sampdoria e Palermo al terzo posto ed ancora più significativo era dare un segnale di compattezza a tutto l’ambiente e ai tifosi, che avevano vissuto con preoccupazione, mista a sconcerto, l’avvicinamento alla gara con la Fiorentina.
I 3 punti colti contro i viola potrebbero rappresentare il via libero quasi definitivo alla conquista dell’ultimo posto utile per l’accesso diretto alla fase a gironi della prossima Champions League e all’automatica garanzia di avere in tasca quei 20 milioni di euro che respingerebbero l’obbligo di privarsi di un pezzo pregiato nel prossimo mercato. Come è avvenuto, peraltro, non più tardi della scorsa estate, quando il popolo rossonero ha visto partire Kakà alla volta di Madrid per tappare la falla, pari a quasi 70 milioni, venutasi a creare nel bilancio per la mancata partecipazione all’edizione 2008/09 della coppa più prestigiosa.
Situazione che, secondo radiomercato, potrebbe riproporsi anche stavolta con uno dei pochissimi fiori all’occhiello rimasti in una compagine ormai logora e bisognosa di una sostanziosa opera di restauro: parliamo di Pato, che potrebbe abbandonare la barca a prescindere da qualsiasi tipo di discorso.
Sembrano suonare forti le sirene spagnole (nuovamente sponda Real) e quelle londinesi, con Carlo Ancelotti che spinge sempre con maggiore convinzione il Papero a seguirlo al Chelsea e a dare una spinta decisiva alla propria carriera. Offerta a cui sarebbe difficile rispondere ancora di no, a maggior ragione a fronte di una controproposta, da parte della dirigenza milanista, che non sembra essere altrettanto allettante per almeno due ragioni.
Attualmente la punta carioca percepisce già quei 4 milioni di stipendio annuo che rappresentano il tetto massimo stabilito da via Turati e, di fronte ad un’offerta superiore da parte del club di Abramovic, il rilancio non avverrebbe; inoltre, a “spaventare” Pato ed il suo entourage sarebbe la prospettiva di un altro anno in una squadra destinata per il momento ad un ruolo di comprimaria, sia in Italia che in Europa.
Ecco, il punto principale è proprio questo. “Progetto”, parola che sta a cuore a molti, di cui talvolta si abusa in un mondo, come quello del calcio, poco abituato alla programmazione, ma che paradossalmente si abbina alla perfezione con il momento storico che sta attraversando il Milan. Semplicemente perché non c’è! O meglio, se la ristrutturazione prevista nell’estate 2010 prevede l’acquisizione di parametri zero (peraltro nemmeno di alto livello) come Yepes o di nomi che solo 4-5 anni fa avrebbero fatto sorridere anche i più pessimisti tra i pessimisti (Lazzari, Aogo, Cacau, Kroldrup,…), inizia male in partenza.
Non è riducendo drasticamente qualsiasi tipo di investimento o abbattendo clamorosamente il monte ingaggi che si può pensare di mantenere il Diavolo a livelli di medio-alta competitività, compatibilmente con i nuovi parametri finanziari fissati dalla Uefa di Michel Platini.
Raccontare alla gente che il Milan sta adottando una politica lungimirante e che sta tentando di precedere la concorrenza su questo percorso è una favola bella e buona, in quanto non accompagnata in tempi recenti da una convinta e convincente opera di sviluppo del settore giovanile e di ricerca di calciatori di sicuro avvenire.
Chiarezza ci vuole, quella che reclamano ormai da tempo i sostenitori rossoneri e che renderebbe tutto più facile; una comunicazione tra pubblico e società finalmente trasparente, in barba alla necessità di vendere abbonamenti e di strappare qualche biglietto in più al botteghino. In attesa di principi azzurri in sella a bianchi destrieri o di fantomatici sceicchi a bordo di tappeti volanti.
fonte:Andrea Distaso per MilanNews.it

Leonardo dice addio al Milan
”Non so cosa ha detto Berlusconi ma, a prescindere da questo, non posso negare che il nostro rapporto è difficile. Siamo molto diversi, forse siamo incompatibili, ma l’importante sono queste tre partite e ci tengo troppo”. Così il tecnico del Milan Leonardo ha commentato le presunte dichiarazioni di Silvio Berlusconi che, nel corso di una cena con i senatori del Pdl, avrebbe detto di aver già deciso di cambiare allenatore.
”Credo di essere testardo, io credo alle mie cose e ci credo e lo faccio con passione”. Cosi’ Leonardo ha parlato del suo modo di essere, riprendendo la definizione di ”testardo” che Berlusconi avrebbe dato di lui. ”E’ un’incompatibilità a livello di modo di essere e di stile. Ognuno ha il suo modo, con tutto il rispetto”, ha poi concluso il tecnico del Milan.
“Non ho mai parlato del mio futuro con nessuno perché non è ancora il momento per pensarci. Io del futuro non so niente, ma non ho parlato con il Flamengo, né ho pensato alla Seleçao. – continua Leonardo – Oggi vi dico che non ho alcuna proposta, ci sono tre partite per chiudere un anno per me importantissimo. Il mio rapporto col Milan è solido, perché è chiaro. Non è importante se sono felice o no, se non saremo in grado di andare avanti insieme, una stretta di mano e via”.
Nella seconda parte della conferenza stampa il tema torna ad essere il calcio giocato, in particolare l’attenzione ricade sulla prossima sfida dei rossoneri contro la Fiorentina, fondamentale per il terzo posto in classifica: “Dipende solo da noi e questo è un aspetto positivo. I ragazzi sono pronti a reagire, abbiamo lavorato benissimo questa settimana e ci tengono a finire bene la stagione”.
Un pensiero però non può non andare ai cugini nerazzurri, freschi di conquista della finale di Champions League: ”In finale ci arrivi perché te lo meriti e l’Inter l’ha meritato: è una grande squadra che arriva meritatamente in finale, c’è una grande rivalità cittadina, bella da vivere, ma complimenti all’Inter”.
I tifosi però, sembrano aver preso le parti del tecnico che li ringrazia a suo modo: “Non c’è bisogno di un ‘grazie’. Il nostro è un rapporto speciale e i sentimenti non si ringraziano”
fonte:sportmediaset.it

Pato e il Milan, divorzio in vista
Un link di protesta dei tifosi del Milan per le “strategie” di mercato ha raccolto su Facebook 16.300 iscritti in 48 ore. Precedenti Barcellona-Inter. Il malumore tra i rossoneri cresce, la Curva e altri gruppi stanno seriamente pensando a un corteo o addirittura a un sit-in in via Turati. Il clima era già bollente, la qualificazione dell’Inter alla finale di Champions e le dichiarazioni di Berlusconi su Leonardo (”Se ne va perché è testardo, ha fatto giocare male la squadra”) non hanno contribuito a rasserenare l’ambiente. E ancora qualcosa di grosso deve accadere.
Le notizie che arrivano dall’Inghilterra sono continue e circostanziate: le trattative per la cessione di Pato a giugno al Chelsea sarebbero già in fase avanzata, questione di firme. La società intanto ha scartato l’ipotesi di Marcello Lippi direttore tecnico (non piace a molti in squadra, vorrebbe fare a modo suo, costa troppo) e sta seriamente pensando ad Arrigo Sacchi per quel ruolo. L’ex allenatore e oggi apprezzatissimo opinionista Mediaset si sarebbe già incontrato 2 volte in via Turati e starebbe definendo cariche e autonomia. Una scelta delicata per lui e non solo: Sacchi è stato spesso all’opposizione in questa stagione, non ha condiviso le strategie e il mercato del Milan e ha pubblicamente bocciato l’ingaggio di Yepes. Inoltre ha giustamente più volte elogiato Leonardo per l’ottimo lavoro che ha svolto.
Sui blog e sui social network si leggono anche cose divertenti (”Caroselli a Milano anche da parte dei tifosi del Milan: festeggiano il mantenimento del piazzamento nel ranking e il pareggio di bilancio”) o drammatici (”Ci stanno rubando il futuro”, “Una volta realizzavamo i loro sogni, ora realizzano i nostri ricordi”) o ironicamente violenti (”Berlusconi torna al Milan!”).
Indiscutibilmente, le argomentazioni di queste settimane stridono in maniera insopportabile. Galliani dice che Leonardo se ne va anche per questioni di famiglia, Berlusconi precisa che – sostanzialmente – se ne va perché ha fallito. Così come un anno fa Ancelotti fu cacciato perché aveva perso lo scudetto. Certo la cessione di Kakà sostituito da Onyewu (l’acquisto più importante, Thiago era già del Milan da gennaio) non hanno molto aiutato il testardo Leonardo.
Il budget di 0,0 non pare possa aiutare granché nemmeno Filippo Galli. La questione dei parametri che varranno dal 2012 (ogni società potrà spendere secondo i bilanci delle stagioni precedenti, eccetera) e della situazione finanziaria del mondo sono risibili, alibi per celare l’apatia. Il disamore e i contrasti sono ormai diventati palpabili. Con il rigore e la schiettezza che ne hanno contraddistinto la vita e la carriera, a fine agosto 2009 il tifosissimo Fedele Confalonieri confessò al “Corriere della sera”: “Su Kakà bisognava essere sinceri da subito”. Refrain che torna di attualità per Pato. E non solo. Si dice, di qualche giovane promessa che non è mai esplosa: “Ha un grande futuro dietro le spalle”. Un motto che sembra valere anche per il Milan di oggi.
Grandi rivoluzioni sono attese solo nello staff tecnico: il responsabile medico e di Milan Lab, Jean Pierre Merrsseman, presenterà le dimissioni per la seconda stagione consecutiva e questa volta potrebbero essere accettate. Probabili congedi anche dall’attuale medico sociale Manara e dal responsabile dei preparatori atletici Daniele Tognaccini. In preallarme Gianluca Melegatti, uno dei luminari della Fsioklinik di via Fontana a Milano, responsabile medico della Nazionale italiana di rugby e consulente dell’Armani Jeans basket, e il suo collaboratore Alessandro Trabattoni che faceva parte (da esterno) anche dello staff di Meersseman. Consulenza esterna affidata a Bernardo Misaggi, primario del reparto di chirurgia vertebrale del Gaetano Pini di Milano (a gennaio era uno dei candidati di Berlusconi per la presidenza della Regione Calabria).
Al settore giovanile, responsabile al posto di Filippo Galli che sarà promosso allenatore, potrebbe arrivare Billy Costacurta, già contattato nelle scorse settimane per i Milan junior camp.
Fonte: editoriale di Luca Serafini per MilanNews.it

Silvio Berlusconi,presidente del Milan
«Ricordiamo che nel Milan sono stati investiti 237 milioni di euro in 4 anni». A rispondere alle critiche dei tifosi rossoneri che lamentano un eclatante dispimegno economico da parte di Silvio Berlusconi è stata la Fininvest stessa, la holding di famiglia che controlla il club, con una nota diffusa alle agenzie in serata. La società ricorda «a quanti lamentano una carenza di investimenti, che dal 2005 al 2009 il Milan ha investito per la sua rosa di giocatori 237 milioni di euro.
Questa politica – puntualizza il gruppo di via Paleocapa – è stata resa possibile dal decisivo sostegno di Fininvest, che dal 2003 ad oggi ha immesso nella società calcistica anche nuove risorse finanziarie, sotto forma di aumenti di capitale, pari a circa 220 milioni di euro». La nota della holding della famiglia del patron rossonero conclude poi smentendo «nella maniera più categorica, ancora una volta, qualsiasi ipotesi di cessione della società calcistica, confermando invece l’obiettivo di aggiungere nuovi, prestigiosi, traguardi a quelli che hanno fatto del Milan la squadra più titolata al mondo». Parole che non a caso arrivano al termine di una giornata molto particolare per il Milan.
Giornata cominciata infatti con le dichiarazioni a margine dell’assemblea degli azionisti Mondadori di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, che auspicava maggiore rigore per i conti del club di via Turati: «Le società non possono sottrarsi alle regole di buona gestione, all’equilibrio tra costi e ricavi, senza fare follie. Di calcio non parlo, ma dal punto di vista finanziario mi auguro che la situazione possa migliorare anche se contano i risultati». L’eco delle parole della primogenita del numero uno rossonero non è di certo passata inosservata e si è aggiunta al malcontento già diffuso da tempo tra i tifosi, amplificato da Internet.
Sul social network di Facebook, ad esempio, un gruppo di supporter delusi contro Berlusconi ha raggiunto in poche ore oltre tremila adesioni, preannunciando una manifestazione di protesta in via Turati.
Poi in serata la precisazione, guarda caso, a firma di Fininvest. Peccato che ormai la distanza tra i tifosi del Milan e Berlusconi (padre e figli) sembri ormai incolmabile.






















