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Dalle colonne de “La Stampa”, sono parole di fuoco quelle dell’ex ds della Juventus Alessio Secco. Dal burrascoso addio “Credevo di meritare almeno due righe di ringraziamento dopo tredici anni”, ai tanti acquisti mancati e sbagliati “Avevo preso Mascherano che sarebbe venuto anche in B ma la Juve ha un codice etico, avevamo in mano Cassano ma per qualcuno non era pronto…”, sono le bordate (e i rimpianti) di un uomo ormai fuori dal calcio.

Alessio Secco, ex direttore sportivo della Juventus. Secco ha avuto parole di fuoco per la sua ex squadra
Il calcio concede quasi sempre una seconda chance e, anche quando non lo fa, lascia comunque spazio alle pagine di giornale dove un uomo può raccontare le sue verità. E’ il caso di Alessio Secco, che dalle colonne de “La Stampa” si riscopre ds e parla di un rapporto con la Juventus durato tredici anni e finito malamente, senza nemmeno un grazie che è stato “una vera caduta di stile, il club lo ha fatto per chi ci è stato molto meno”.
Delusioni a parte, le cose più interessanti sono i retroscena del mercato passato che arrivano a confermare l’ipotesi fatte da tanti, ovvero quelle di una dirigenza giovane e inesperta che negli anni di gestione post Calciopoli non sempre ha fatto “la scelta giusta”. Come nel caso della scelta del famigerato regista, quando si optò per Poulsen invece di Xabi Alonso; si è sempre pensato fosse un problema economico, ma Secco ci svela che non fu proprio così: “Si decise per quel tipo di giocatore: costava la metà, ma il prezzo non c’entra nulla. Fu una decisione a livello collegiale come sempre: io, Ranieri, Blanc e il cda”.
E non finisce qui perchè i tifosi juventini hanno di che mangiarsi le mani: “Cassano l’avevamo in mano tre e due anni fa, – dice Secco – ma c’erano perplessità da parte di qualcuno… io invece sapevo che lui non era più un enfant terrible”. Stessa musica con Mascherano, il gioiello del Liverpool che adesso vale 30 milioni: “Nel gennaio 2007 l’avevo preso e sarebbe venuto anche in B, ma mi dissero che non si poteva perchè la proprietà del cartellino era un mix tra società e privati… e la Juve ha un codice etico. Lui (Mascherano ndr) si mise a piangere”.
Su gli acquisti effettivamente arrivati poi, l’ex ds si dimostra ancora convitno della loro qualità: “Melo gioca nel Brasile mica per caso e, nonostante gli erorri, è un ottimo giocatore. Diego si riprenderà. Tiago ha fatto un buon Mondiale ed è finito a giocate nella squadra che ha vinto la Uefa, Almiron a Bari è stato uno dei migliori centrocampisti del campionato”.
L’ultima parola è per la vicenda Ferrara. Una leggenda dice che Secco fu a un passo da Giampaolo ma che poi, come il più classico dei “raccomandati”, Ferrara fu calato dall’alto. Il “diciamo che ero abbastanza vicino a Giampaolo” suono come la più classica delle bordate finali dell’ex dal dente avvelenato.
FONTE:sportmediaset
ll mercato di riparazione invernale della Juventus è terminato da poco ma già si parla della sessione di giugno, dirigenza sembra sempre più intenzionata a rivoluzionare la rosa: nessuno avrà privilegi o un posto garantito, e la riconferma c’è da guadagnarsela esclusivamente sul campo da qui a fine stagione.
Chi sarà il predestinato a fare le valige e chi a dar vita alla nuova Juve, proprio dalle cessioni, e dai ricavi verranno determinati gli acquisti, al momento Del Piero, Buffon, Iaquinta, Sissoko e Chiellini (in fase di rinnovo contrattuale) sembrano nella lista degli intoccabili mentre Cannavaro, Grosso, Grygera, Salihamidzic e Legrottaglie potrebbero non avere un grande mercato per ragioni di età.
Melo e Diego, onerosi investimenti del mercato estivo, difficilmente saranno spediti altrove, proprio per non svalutarne l’acquisto.
Amauri flop d’annata e Trezeguet anche lui anagraficamente datato potrebbero trovare interessanti acquirenti all’estero, De Ceglie, Marchisio, Candreva, Giovinco e Iago potrebbero rappresentare il nuovo ciclo della Juventus ed esenti dalla rivoluzione Juve, nomi nuovi non mancano, i sogni si chiamano Pazzini, il doriano è in cima alla lista della dirigenza seguito da Edinson Cavani del Palermo e Giuseppe Rossi del Villareal.
Per la difesa, proprio in chiave ringiovanimento rosa si pensa a Leonardo Bonucci del Bari e Simon Kjaer pupillo di Zamparini al Palermo, piacciono anche Philip Lahm del Bayern Monaco e Rafinha dello Schalke.
In mezzo al campo le opzioni sono italiane con D’Agostino sempre in cima alla lista dei desideri e Afellay del Psv e Schweinsteiger del Bayern Monaco.
Idee chiare per la rivoluzione Juve ma c’è da rimboccarsi le maniche, spendere e non buttare alle ortiche questa stagione, obbligo di tentare di tornare a vincere prima possibile per non uscire di scena nell’ipotetica stagione del riscatto.
La crisi della Juve apre scenari societari clamorosi che, nel caso si verificassero, darebbero luce a un cambiamento totale, che sconfesserebbe il tanto proclamato progetto di Blanc.
Il presidente francese non può ricoprire 3 cariche e sta meditando di richiamare una figura storica bianconera per evitare il degenero: Roberto Bettega. Un uomo di calcio e un uomo soprattutto di Juve che rivestirebbe un doppio ruolo. L’ex membro della triade non solo farebbe il dirigente, ma aiuterebbe anche Ferrara nella gestione del gruppo. Lui sa bene più di tutti cosa significa fare parte della Juve e a lui toccherà soccorerla in questo momento delicato.
Ma l’avvento di Bettega non è l’unica ipotesi di cambiamento. Se Ferrara non dovesse vincere col Catania non mangerà il panettone e, a questo proposito, gira il nome di Guus Hiddink, tecnico esperto nel rigenerare squadre blasonate allo sbando. L’olandese farebbe da traghettatore fino a giugno, dove in panchina potrebbero sedersi Gasperini o addirittura il non tanto amato Mancini. Cacciando Ferrara cadrebbe il progetto Lippi e questo aprirebbe a tutte le soluzioni possibili.
Passando al presente si torna al passato. Il ritorno di Bettega è visto come la medicina per guarire questa Juve malata, in cerca di sé stessa, desiderosa di tornare vincente ma che delusa dai risultati. Che sia lui l’uomo della svolta?






















